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Brainstorm – Recensione: Scary Creatures

I Brainstorm non si spostano di un millimetro. Pionieri del power metal più classico, quadrato ed energico, i tedesconi arrivano addirittura al traguardo dell’undicesimo disco in carriera, dal titolo “Scary Creatures”. I nostri hanno toccato il picco compositivo nel 2008, con lo splendido ed irresistibile “Downburst”, ma nel prosieguo degli anni non sono più riusciti a riconfermarsi su quei livelli.

I Brainstorm non si fanno scalfire dal tempo che passa e vanno avanti grazie all’esperienza, sfornando dischi in serie abbastanza canonici, inattaccabili dal punto di vista della produzione e della composizione, ma davvero troppo prevedibili e telefonati. Tanta potenza, colate di metallo nei ritornelli ed un guitar riffing che strizza l’occhio a più riprese al power made in USA, come nell’opener “The World To See”. Rispetto al predecessore “Firesoul” i Brainstorm hanno quasi del tutto eliminato gli interventi orchestrali, che di tanto in tanto in passato, andavano ad arricchire i brani, fatta eccezione per la oscura title track, sicuramente l’apice di “Scary Creatures”, vicina a Circle II Circle ed Evergrey. Il resto dell’album scorre via in modo abbastanza prevedibile, alternando cavalcate quasi epiche e speed up tempo, in cui il pur bravo vocalist Andy B. Frank fatica a trovare linee vocali accattivanti, soprattutto nelle strofe. I suoi compagni di avventura non lo aiutano, pensando solo a picchiare duro.

Scary Creatures” è il classico disco dei Brainstorm. Nessun sussulto per questo lavoro che, promosso a dovere dalla AFM, farà proseliti in patria e on stage, ma che nulla aggiunge e nulla toglie ad una band che ha confermato di essere in parabola decisamente discendente e di non essere più in grado di uscire dal solito seminato. I tempi di “Downburst” sono, purtroppo, molto lontani.

 

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