Assaulter – Recensione: Boundless

Gli Assaulter sono australiani e hanno alle spalle una carriera già piuttosto lunga (sei anni) che li ha portati a produrre un paio di EP e un album nel 2008. Arrivano oggi a rilasciare tramite Metal Blade un nuovo disco perfettamente allineato con i canoni del thrash-black più manieristico.

Non ci sono molti appigli per dilungarsi in approfondimenti o discussioni: le intenzioni degli Assaulter sono ben chiare fin dai primi secondi della prima song. Le sonorità si schiacciano in modo più che evidente sul thrash sporco e grezzo degli anni ottanta, ma si avvalgono di una produzione più aggressiva e violenta che non può non ricordare il black degli anni novanta.

Riferimenti più che evidenti sono gli Aura Noir, i primi Witchery e anche certi Melechesh nei passaggi un po’ più elaborati di “Slave To King” e “The Perpetual War”. Senza dimenticare ovviamente i conterranei Destroyer 666, non a caso band in cui ha militato in precedenza il bassista/cantante Simon Berserker.

Non c’è sicuramente molta fantasia nelle tracce contenute in “Boundless”, ma una verace e energica rilettura di un genere che tutto sommato qualche scapocciata ai vecchi headbanger come noi la procura sempre.

Si tratta solo di prendere quello che c’è di buono e divertirsi senza troppe pretese o di lasciare l’intero pacchetto.

Voto recensore
6,5
Etichetta: Metal Blade / Audioglobe

Anno: 2011

Tracklist:

01. Entrance 04:17
02. Outshine 03:32
03. Into Submission 03:40
04. Slave to King 05:37
05. The Perpetual War 06:02
06. Exalt the Master 04:26
07. Dying Day 04:23
08. The Great Subterfuge 08:18


Sito Web: http://www.myspace.com/burningfront

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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