Richie Kotzen – Recensione: Bootlegged In Brazil

Come lascia intendere in modo esplicito il titolo questo è un Dvd che non possiede tutti i crismi delle uscite di prima qualità. Ma per vedere all’opera l’estroso guitar hero non ci sono molte alternative e allora tocca accontentarsi.

Ad essere qui raccontata è una data del tour sudamericano del 2007, da cui era già stato pubblicato il recente “Live In San Paulo”. Ad accompagnare il nostro intervengono i bravi Johnny Griparich al basso e Dan Potruch alla batteria, ma per ovvi motivi al centro dell’attenzione c’è sempre o quasi lui, con chitarra e voce in grado di emozionare e l’aria perennemente assente da rocker d’altri tempi.

Una fusione di rock, hard, blues e soul che ben conosciamo e che dal vivo rivela le sue migliori potenzialità. In verità a risentire dell’approssimazione del caso è più la qualità video, con inquadrature incerte e poche telecamere a disposizione, mentre l’audio è tutto sommato più che buono (solo stereo 2.0 però) e mantiene tutta l’energia di un concerto senza creare mai sovrapposizioni di strumenti o “polpettoni” di suono. Il posto in cui si svolge lo show è davvero piccolo e probabilmente più di tanto non si poteva fare, ma nel complesso la prestazione convincente e la bella scaletta ci fanno comunque consigliare il prodotto ai fan di Kotzen. Non resterete delusi.

Etichetta: Frontiers

Anno: 2008

Tracklist: 01. Go Faster
02. Losin' My Mind
03. A Love Divine
04. Fooled Again
05. Faith
06. So Cold
07. Socialite
08. High
09. Remember
10. Doin' What The Devils Says To Do
11. Mother Head's Family Reunion.

riccardo.manazza

view all posts

Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Accedi