Blues Pills: Live Report e foto della data di Bologna

Negli ultimi due anni non si contano i passaggi in Italia dei Blues Pills. Una band d’altri tempi, in tutti i sensi. In primis per il sound, vintage e retrò al 100% senza nascondersi dietro a fantomatiche ricerche e sperimentazioni. Una discografia old-style, con un album in studio, diversi EP e incisioni live, tra 10″, vinili, mini CD e DVD. La band era passata in Italia pochi mesi fa a Milano e ora si ripropone in tre date: Bologna, Milano e Roma. Li abbiamo visti in occasione del primo concerto dei tre, il 18 febbraio al Locomotiv di Bologna.

Nonostante i numerosi passaggi e i numerosi eventi disseminati da Roma in su, l’afflusso di pubblico è consistente, considerata la natura della band e del locale. I 4 si presentano sul palco puntuali, attorniati  da una scenografia composta dagli enormi backdrop coloratissimi e squisitamente 60s e psichedelici. Apertura “jammata” con Black Smoke a dare il via ufficiale alle danze. L’attenzione è chiaramente focalizzata sulla biondissima Elin Larsson, a dire la verità l’unica dei 4 a tenere il palco con forza e trasporto.

Lo show è per gran parte rodatissimo, con la setlist che non si discosta di molto da quella proposta anche nella release più recente dal nome di “Blues Pills Live“. D’altro canto c’è un unico album in studio all’attivo; forse però un pizzico di ricambio nella scelta dei pezzi avrebbe giovato a chi aveva recentemente visto i Blues Pills in azione. Notevoli “No Hope Lef For Me“, la cover di “Gypsy” e “Little Sun“, uno dei pezzi più riusciti dell’omonimo debutto. Purtroppo però, rispetto all’impressione super positiva del disco, dal vivo sembra che manchi qualcosa.

La nostra impressione è che il sound della band in studio sia leggermente più prodotto di quanto possa sembrare; sul palco manca la forza e l’efficacia che brani ottimi come quelli della band potrebbero avere. Lo sbilanciamento dei volumi della chitarra a favore di basso e batteria non aiuta. Se la sezione ritmica risulta nettamente in primo piano, la chitarra di Dorian Sorriaux sembra sempre troppo sottotono, mai in grado di sferrare un bel colpo secco, anche nei momenti solisti o più robusti. Non capiamo se sia solo un problema di volumi o una scelta ponderata da parte della band, ma questa combinazione toglie forza e impatto a una performance comunque formalmente ottima. Tra l’altro durante la prima parte del set, lo stesso Dorian ha avuto diversi problemi tecnici, con il suono che andava e veniva in più di un’occasione. In tutto ciò si inserisce un pubblico particolarmente smorto e poco partecipe, nonostante la Larsson non abbia lesinato incitamenti e interazioni con il pubblico e le prime file.

Nella setlist vengono tra l’altro presentati anche un paio di anteprime dalla prossima release in studio. Viene infatti eseguita la cover di Elements And Things, originariamente di Tony Joe White e una versione acustica di “Yet To Find“. Secondo le stesse parole di Sorriaux, intervistato poche ore prima del concerto, la cover dovrebbe travare spazio nel prossimo album, mentre “Yet To Find” potrebbe finire come b-side o bonus track.

Un concerto che per diversi motivi non ci ha convinto appieno, ma che comunque non toglie nulla a una delle band più interessanti e divertenti dell’attuale panorama classic / retro rock. Siamo comunque curiosi di rivederli, questa volta con un nuovo album e uno show rinnovato.


In apertura di serata, si sono invece esibiti i Pristine, band norvegese, con una proposta decisamente in linea con quella degli headliner. La band capitanata da Heidi Solheim va a scavare nella tradizione blues, rockblues e rockabilly. 40 minuti molto divertenti, pieni di groove e funk, tra momenti decisamente più leggeri e altri più personali e toccanti (All I Want Is You). A dire la verità, nonostante un repertorio meno efficace e di livello inferiore, la prova sul palco è stata quasi più convincente di quella dei Blues Pills. Niente di sconvolgente, ma da tenere d’occhio e sicuramente da rivedere con maggiore concentrazione.

anna.minguzzi

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E' mancina e proviene da una famiglia a maggioranza di mancini. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi mai smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va al cinema, canta, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Adora i Dream Theater, anche se a volte ne parla male.

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

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