Bloody Mary: Live Report della data di Londra

Nella suggestiva cornice del Koko Club di Camden, si tiene la nuova performance londinese dei Bloody Mary, gothic band di Milano che vanta un notevole successo di pubblico in terra di Albione, forte anche della promozione operata dalla Six Six Six Records di Dave Pybus, bassista dei Cradle Of Filth.

Il Koko, un ex teatro in stile barocco, è la cornice perfetta per ospitare lo show dei Bloody Mary, band ben attenta a bilanciare la proposta musicale ad una componente visiva che molto deve all’attuale panorama gotico. Il nero questa sera è di rigore, lo notiamo subito nel trepidante pubblico (in massima parte femminile, c’era da chiederselo?) assiepato davanti al palco e pronto a sostenere i suoi beniamini.

Il five-piece di Milano non si fa certo pregare e darà vita ad uno show divertente e soprattutto professionale. A dispetto del genere proposto, che può essere erroneamente tacciato di “easy listening”, in sede live i Bloody Mary bilanciano ottimamente le sfaccettature del proprio sound, un intrigante mix a cavallo tra la darkwave e l’energia del rock’n’roll. Ben attenti a dare un colpo al cerchio ed uno alla botte, i cinque milanesi ipnotizzano l’audience con brani carichi di adrenalina (ottimo il lavoro svolto dalla coppia di axe men Stranger e Lamountain, che assicurano alle canzoni dei tappeti di riff compatti ma altrettanto orecchiabili) ad una vena di malinconia e soprattutto alla ricerca del refrain esplosivo e avvincente, da ricordare subito e cantare.

La voce “calda” e profonda di Aldebran è perfetta per l’interpretazione dei brani, che scorrono piacevoli e lisci come l’olio. Al vocalist della band vanno riconosciute anche delle buone doti da front man, un performer che coinvolge l’audience con ammiccamenti e movenze che si adattano perfettamente alla sensualità del genere proposto.

I brani eseguiti stasera sono presi dal recente ‘Blood’n’Roll’. Si va dalle “catchy” ‘Icy Blue’ e ‘Little Sister’, alle rockeggianti ‘I Won’t Be Unfeeling’ e ‘Judas Spite’, per arrivare a ‘Cease To Burn’, ‘Drops’, ‘It’s Too Late’. Un commento lo vogliamo serbare anche alla sezione ritmica composta da Larouge (basso) e Juerghen (batteria), che riescono a fare breccia mostrando un bagaglio tecnico di buona fattura.

Con la divertente cover di ‘Face To Face, Heart To Heart’ dei The Twins, i Bloody Mary salutano un pubblico soddisfatto e partecipe, indice della popolarità che la band si sta meritatamente guadagnando fuori dai patri confini.

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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