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Blood White – Recensione: From Hell

Introdotti da un comunicato stampa incredibilmente generico, che dimentica perfino di indicare la loro provenienza (Germania), i Blood White sono una formazione totalmente nuova – suonano insieme dal 2022 – ma che, in occasione del debutto discografico, si presenta già con una veste visuale chiara e definita. Gli abiti bianchi macchiati di sangue, l’utilizzo di maschere da parte di un paio di membri che lasciano comunque intravedere il volto dei musicisti, un’immagine ben coordinata che non si prende mai troppo sul serio… insomma, nonostante il seguito social ancora ridotto l’impressione è che il quintetto fronteggiato da Dr. Zero abbia davvero in mente di fare le cose in grande, e lasciare un segno. Il motivo per il quale i tedeschi hanno stuzzicato la mia curiosità, al di là della presentazione indubbiamente professionale, risiede soprattutto nel genere interpretato, che dal modern vira al death melodico di stampo svedese ed all’hardcore. Generi che ai loro rispettivi tempi erano considerati quanto di più moderno e contemporaneo esistesse, e che invece oggi sembrano più che altro materiale per nostalgici e cinquantenni – esattamente come il sottoscritto – alla ricerca dell’ultimo, giovanilistico afflato. Bene, i Blood White incarnano proprio questo spirito, condito con un immaginario a tema horror/gore che piace un po’ a tutti. Un tema finalmente tradotto in musica con dodici tracce che su disco sembreranno nuove, ma che i nostri hanno in realtà collaudato in quattro anni di sala prove e concerti, con il tour di supporto a Lordi che ha dato a loro la maggiore occasione di visibilità.

Blood White - Unholy Water (Official Music Video)

From Hell” si apre dunque con il death/thrash martellante di “All I Said Was A Lie”, qualcosa di piuttosto diretto a cavallo tra Anthrax e Gothenburg Sound, complice lo scream/growl del frontman. Diretta al punto, forse pure troppo, questa prima canzone funge da introduzione ad un piatto che, già a partire dalla successiva “Run Or Die” sa farsi anche più elaborato. Qui le cose si fanno più strutturate, con una strofa ritmicamente robusta ed un chorus alla soffocante ricerca di una melodia che trova uno spazio appena maggiore negli assoli di chitarra a cura di Mr. Bonesaw e D.C. Spark: le atmosfere sono industrial, effettate e cicliche, immagino ancora più potenti dal vivo, il senso di oppressione reso con una produzione che serve bene allo scopo, e senti che piano piano il disco cresce di intensità e peso, come se traccia dopo traccia i tedeschi prendessero sempre più sicurezza e consapevolezza nei propri mezzi. “Bloodified” aggiunge ad esempio un tocco punk / post-harcore che contrasta moltissimo con uno dei ritornelli più melodici dell’intero disco. Diciamo la verità: l’accostamento è un po’ forzato e tra le due parti non c’è poi molta chimica, come in un caso di reciproca indifferenza, ma che ai Blood White questo interessi poco è, a conti fatti, un punto a loro vantaggio. Si sente che, nonostante la natura anche derivativa dei singoli segmenti, i cinque sono alla ricerca di una congiuntura speciale che possa intrattenere… e se anche tutte le ciambelle non riescono col buco, pazienza.

Lo avverti in titoli come “I Smell Blood” (forse uno dei pezzi più accostabili ai Lordi, anche se qui siamo in territori molto più rugginosi), che immagino suonato in un festival e ballato su un terreno reso fangoso dalla pioggia: è un divertimento senza fronzoli, fatto di ritmiche elementari ma non per questo meno trascinanti, che utilizza i soliti trucchetti – cori, ritornelli semplici, parti riproposte per creare famigliarità – per strizzare l’occhio all’ascoltatore estivo, che in un paio di belle schitarrate ed un drumming preciso e cadenzato fino all’eccesso non ci vede, complice forse una birra di troppo, davvero nulla di male. Quello che, per contro, non si può chiedere a “From Hell” è una pur vaga idea di profondità o longevità: agli sviluppi intricati (con una “Before I Die” che si avvicina al doom con un carattere ed una misura assolutamente sorprendenti) il disco preferisce un martellare eccentrico e figlio del krautrock, interpretato con una leggerezza d’animo che ipnotizza e – questa sì – ben contrasta con la solidità sonora della buonissima produzione. La più grande qualità di “From Hell” è l’onestà con la quale questo debutto ti arriva alle gengive: le sue intenzioni sono chiare fin dalle prime battute, anche a costo di generare una qualche sensazione di stanchezza nella sua seconda parte (“Memories”, “Kill Everyone”),  l’attitudine punk supportata dall’impegno con il quale la band naviga anche i momenti meno ispirati, le rigide geometrie (“Fear” è una specie di filastrocca per bambini, ma death) figlie di una lontana avanguardia tedesca che i Blood White e la loro riuscita title-track finiscono con l’omaggiare con imprevedibile competenza, e magari pure involontariamente.

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