Ken Hensley – Recensione: Blood On The Highway

Leggendario. Questo l’aggettivo che si merita Ken Hensley, se non altro per il suo nobile passato negli Uriah Heep e nei Blackfoot. Ma leggendario è anche un aggettivo che ben funziona per descrivere la sontuosa proposta musicale di questo emozionante viaggio, in compagnia – tra gli altri – di sua maestà Glenn Hughes, John Lawton e uno Jorn Lande in evidente stato di grazia, ispirato e appassionato ancora più del solito. Molto interessanti anche i testi autobiografici, che ci fanno rivivere il periodo a cavallo tra anni ’60 e ’70 e l’inizio della carriera musicale di Hensley. E al di là dell’afflato emotivo, il sound dei ‘Blood On The Highway’ si riallaccia proprio alla tradizione dell’hard rock classico, che invece di tergiversare va dritto al disegno di melodie memorabili. Rock opera? Forse, ma i pezzi del mosaico brillano tranquillamente di luce propria.

Davvero entusiasmante l’accoppiata che apre l’album, prima dell’intensissima interpretazione di Lande nell’oscura title track, in cui il cantante sfida coraggiosamente Coverdale sul suo stesso terreno. Jorn si ripete su livelli di assoluta eccellenza anche nell’agile ‘Okay (This House Is Down)’. Ma pure Hensley si mostra in ottima forma anche dietro il microfono, e Hughes regala la solita performance da brividi in ‘What You Gonna Do’ e nella conclusiva ‘The Last Dance’. La solennità di ‘Think Twice’, cantata da Eve Gallagher, ricorda certe atmosfere à la Meat Loaf, e rappresenta l’episodio in cui più ha senso parlare di opera rock. Nonostante ‘Blood On The Highway’ abbia, specialmente nella parte centrale, alcuni momenti meno ispirati, l’unico vero difetto si rivelano i due brevissimi intermezzi parlati ‘Doom’, che finiscono paradossalmente per portare fuori tema, visto come sono (non) inseriti nel contesto. Eccezione per ‘Postscript’, le cui parole non possono non commuovere: “Started out in London such a long time ago, some of them didn’t make it back, where they are now I don’t know”.

La storia di una vita e la sua degna colonna sonora.

Voto recensore
8
Etichetta: Autoprodotto/Self

Anno: 2007

Tracklist: 01. (This Is) Just The Beginning
02. We're On Our Way
03. Blood On The Highway
04. You've Got It (The American Dream)
05. Doom (Scene 1)
06. It Won't Last
07. Think Twice
08. Doom (Scene 2)
09. There Comes A Time
10. Okay (This House Is Down)
11. What You Gonna Do
12. Postscript
13. I Did It All
14. The Last Dance (El Gitano Viejo)

giovanni.barbo

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Appassionato di cinema americano indipendente e narrativa americana postmoderna, tra un film dei fratelli Coen e un libro di D.F.Wallace ama perdersi nelle melodie zuccherose di AOR, pomp rock, WestCoast e dintorni. Con qualche gustosa divagazione.

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