Accept – Accept – Recensione: Blood Of The Nations

Tosti e metallici come da contratto gli Accept fanno ritorno sul mercato e lo fanno mettendoci tutta la voglia possibile, nel tentativo di far digerire l’assenza pesante di un’icona come Udo. Il suo sostituto Mark Tornillo (TT Quick) se la cava sicuramente in modo egregio, consegnando ai nastri un cantato tagliente e sporco al punto giusto. Tanto di cappello anche al gran bel suono che si è ottenuto in fase di produzione, “Blood Of The Nations” possiede infatti una delle più azzeccate timbriche metalliche sentite di recente, con chitarre appuntite e base ritmica solidissima. In tutto questo ben di Dio a mancare all’appello sono però proprio le composizioni: troppi gli standard e il mestiere messi in campo e davvero esagerati in quantità i tempi medi e gli up-tempo di puro stampo teutonico che la band inserisce in scaletta. Dopo i primi cinque pezzi si ha la sensazione di aver ascoltato una sola canzone divisa in parti. Ci sono si cambi di ritmo e atmosfera, con piccole porzioni di melodia e rare accelerazioni, ma le sensazioni evocate non si discostano da un incedere ridondante e tenebroso che dopo un po’ non riesce più a risultare comunicativo. Non bastano qualche riff azzeccato e dei buoni assoli a far decollare una scaletta che fino a questo punto pare davvero carente di pathos emozionale. “Locked And Loaded” da la sveglia, spingendo finalmente sull’acceleratore. Molto bella ad esempio la parte strumentale centrale, con un incrocio di asce che dimostra quanto questi musicisti possiedano gusto e tiro metallico superiore. Una qualità che però viene messa troppo spesso al servizio di brani che non cercano minimamente di uscire da canoni preconfezionati e soprattutto troppo simili tra loro. Un limite autoimposto che potrebbe essere dettato da un giustificato desiderio di farsi apprezzare in un mercato metal poco incline alla novità, ma che tutto sommato poteva, nel complesso, essere gestito meglio. A parte qualche song davvero riuscita, come la citata “Locked…“, la ballad “Kill The Pain” e altre due da scegliere a proprio gusto tra i “cadenzatoni” disseminati lungo la scaletta, “Blood Of The Nations” è un monolito dalle dimensione di un pachiderma. Un lavoro che preso a piccole dosi riesce anche a farsi apprezzare, ma tutto insieme si fa difficile da digerire. Di certo siamo un gradino sopra il livello medio delle uscite del metal tedesco attuale, ma questo ci sembra davvero il minimo sindacale per una band come gli Accept.

Voto recensore
6
Etichetta: Nuclear Blast / Warner Music

Anno: 2010

Tracklist:

01. Beat the Bastards

02. Teutonic Terror

03. The Abyss

04. Blood of the Nations

05. Shades of Death

06. Locked and Loaded

07. Kill the Pain

08. Rolling Thunder

09. Pandemic

10. New World Comin'

11. No Shelter

12. Bucket Full of Hate


Sito Web: http://www.myspace.com/accepttheband

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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