Belphegor – Recensione: Blood Magick Necromance

Austriaci di nascita, ma puntuali come un orologio svizzero, i Belphegor tornano sul mercato dopo poco più di un anno dalla loro precedente uscita con una nuova opera. Professionisti stimati della blasfemia in musica i nostri non mancano un colpo e assestano con “Blood Magick Necromance” quella che per loro rappresenta l’ennesima staffilata alla millenaria falsità della religione organizzata.
Questo e altri cliché associati al genere sono lì a far bella mostra di sé: copertina sado-satanica, photo session allagate di sangue, pelle, cartucciere e depravazione. Non fermatevi però alla superficie: i Belphegor non sono la classica band tutta apparenza e niente sostanza. A ruota di tutto questo spiegamento di ammennicoli ed effetti speciali arriva infatti una preparazione musicale di livello ineccepibile che ha portato negli anni la band a ritagliarsi un più che giustificato ruolo di esponente di punta in una scena super inflazionata come quella black.
Una via all’estremo che in fondo i Belphegor hanno saputo rendere personale senza inventare nulla, miscelando elementi ripescati dal thrash e dal death più oscuro con componenti maggiormente affini al black nord europeo e una “sensibilità” prettamente germanica per le ritmiche quadrate e le linee vocali ben scandite.
Il nuovo album non si discosta (e come potrebbe?) da quest’idea e ci presenta otto tracce in cui vengono alternate sparate iper-veloci, in “Angeli Mortis De Profundis” per esempio, a momenti più legati al doom e all’atmosfera rituale del black meno caotico, nella title track o anche in “Discipline Through Punishment”. Spesso e volentieri, ad esempio “In Blood – Devour This Sanctity”, le due facce si sovrappongono in moda da ricavare forza espressiva dal contrasto, con risultati d’impatto e immediatezza davvero notevoli.
Nel complesso la novità maggiore rispetto al passato la si può rintracciare nell’ accresciuta enfasi epica e nella più curata ricerca delle atmosfere melodiche. Non ci è dato sapere quanto possa aver influito in tale scelta la produzione ineccepibile di Peter Tagtren, ma di certo la mano del nostro si fa sentire eccome, almeno per ciò che concerne la resa finale di un album che suona crudo e cattivo, ma senza mai perdere in definizione.
Un ritorno di ottima qualità che non mancherà di affascinare i fan della band e del genere.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Nuclear Blast / Warner Music

Anno: 2011

Tracklist:

01. In Blood - Devour This Sanctity 5:31
02. Rise to Fall and Fall to Rise 6:01
03. Blood Magick Necromance 7:00
04. Discipline Thorugh Punishment 4:05
05. Angeli Mortis De Profundis 3:00
06. Impaled Upon the Tongue of Sathan 5:42
07. Possessed Burning Eyes 5:33
08. Sado Messiah 3:50


Sito Web: http://www.myspace.com/belphegor

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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