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Elysian Blaze – Recensione: Blood Geometry

“Blood Geometry” è il terzo lavoro sulla lunga distanza degli Elysian Blaze, una one man band australiana dedita a un pachidermico ed onirico black / funeral doom metal. L’opera è senza dubbio pretenziosa: ben due dischi per un totale di due ore e dieci minuti di musica, con la proposta che gravita attorno a delle lunghe suite dall’incedere monolitico che a tratti lascia spazio ad esplosioni di rabbia in chiave black e ad ampie parti (per la verità ripetitive al parossismo) di ambient/noise. La natura del prodotto già di per sé lo riserva esclusivamente ai fruitori del panorama underground, complice anche una produzione volutamente lo-fi, talmente ruvida da portarci alla mente alcuni demo e release di gruppi black metal nordeuropei dei primi anni ’90. Se dunque da un lato vogliamo riservare un plauso a Mutatiis (il master mind del gruppo) per aver eluso ogni possibile compromesso con il music-business ed aver avuto il coraggio di esporre un esito tanto complesso e fuori  dagli schemi, dall’altro segnaliamo come il nostro non sia comunque riuscito ad evitare di impantanarsi in composizioni troppo fini a sé stesse e a tratti snervanti nel loro incedere ingiustificatamente lungo, soprattutto quando non fanno altro che ripetere suoni noise ad libitum. Evitiamo comunque una valutazione numerica. E’ probabile che la nicchia di pubblico legata alle sonorità sotterranee consideri “Blood Geometry” un capolavoro di malinconia, turbamento interiore e genio musicale, chi invece è ormai abituato a produzioni hollywoodiane e alla perfezione formale, non si avvicini nemmeno.

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