Nattefrost – Recensione: Blood And Vomit

‘Blood And Vomit’ è il manifesto definitivo dell’oscurantismo musicale più oltranzista. Il leader dei Carpathian Forest amplifica in questo suo progetto solista il discorso da anni intrapreso con la band principale, ponendo così la propria stigma su uno dei lavori più ‘ignoranti’ che ci sia mai stato possibile ascoltare. Il nostro ‘Comandante Infernale’ gioca sul limite sottile tra l’estremo e il ridicolo, in equilibrio quanto mai precario. Si comincia con le iscrizioni messe in bella mostra sull’album: ‘True Primitive Narrow-Minded Black Metal’ non è un genere che ci riesce di prendere troppo sul serio, come d’altronde la didascalia autocelebrativa ‘Probably The Best Album In The World’, anche se quel modesto ‘Probably’ era quasi riuscito a spiazzarci. Non ci stupiamo certo dei contenuti musicali: necro-metal grezzo e sporco, dai testi ultraoffensivi e nichilisti, influenzato dai soliti Celtic Frost, Bathory e compagnia, venato poi di quello spirito black’n’thrash che ti strappa la carne a morsi. Non mancano però momenti di sublime sozzume come ‘Nattefrost Take A Piss’, che è esattamente quello che state pensando, o una bella rivoltata di stomaco all’inizio della emblematica ‘The Art Of Spiritual Purification’ (cantata da Nordavind!). Imperdibile la riproposizione di ‘The Gate Of Nanna’ dei cult finlandesi Beherit. Questo disco è insensato e blasfemo come un rigo di piscio sull’immacolata facciata di San Pietro, a voi decidere se riesca anche a scendere nel ridicolo. In ogni caso ci piace non poco.

Voto recensore
7
Etichetta: Season Of Mist / Audioglobe

Anno: 2004

Tracklist: 01. Ancient Devil Worshipping
02. Sluts Of Hell
03. Satanic Victory
04. Universal Funeral
05. The Art Of Spiritual Purification
06. Sanctum 666
07. Whore (Filthy Whore)
08. Mass-Destruction
09. Nattefrost Take A Piss
10. The Gate Of Nanna
11. Still Reaching For Hell

riccardo.manazza

view all posts

Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Accedi