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Blackfield – Recensione: For The Music

Entità musicale ormai totalmente in mano ad Aviv Geffen, i Blackfield si rifanno vivi dopo aver sparpagliato un po’ di nuova musica sulle piattaforme di streaming nei mesi passati con “For The Music” seguito del buon “V”.

Rimaniamo sempre un po’ nostalgici dei primi anni della band in cui Geffen era affiancato da Steven Wilson (forse per l’abitudine ad ascoltare le produzioni del musicista inglese) e andava regolarmente in tour; Wilson è tutt’ora presente alla voce su alcune tracce ma il suo coinvolgimento si limita allo status di ospite.

Ormai quanto prodotto dai Blackfield è etichettatile come puro pop rock (o forse lo è sempre stato) ma apprezziamo ovviamente le idee che Geffen porta avanti a livello di arrangiamenti… e l’amicizia e la vicinanza in studio con Wilson ha sicuramente aiutato ad affinare questo aspetto (la title track).

Non ci dilungheremo troppo nel vivisezionare un album di 30 minuti, che andrebbe ascoltato piuttosto che raccontato; non ci sono arzigogoli strumentali da descrivere, testi complicati da analizzare ma solo melodie che scorrono semplicemente e ti trasportano in un’oasi ovattata di pace e malinconia (“After All”). Si passa da tocchi acustici appena accennati (“Garden Of Sin”) a basi quasi dance che spingono linee vocali sempre catchy e minimaliste (“Under My Skin”) o il singolo (“Summer’s Gone”)… musica che potrebbe essere benissimo inclusa in un album di Mika (questo esempio perché gli ascoltatori sappiano cos’è contenuto in “For The Music” al di là dei gusti).

Steven Wilson appare nella seconda parte dell’album riportando lo stile dei Blackfield su binari conosciuti, nonostante egli stesso ormai si stia dedicando a tutt’altro (come dimostrano i singoli usciti quest’anno che hanno anticipato l’imminente pubblicazione di “The Future Bites”). Prendiamo ad esempio “Over & Over” e “Falling”: il primo è un pezzo sinceramente piatto mentre il secondo non avrebbe sfigurato su uno degli album precedenti per quell’aura dark spazzata via dall’apertura del refrain.

Purtroppo “For The Music” non è nulla di più di tutto questo: un pugno di brevi tracce pop rock, di un livello non eccelso (soprattutto se paragonate alla produzione precedente) che rischiano di finire rapidamente nel dimenticatoio.

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