Derek Sherinian – Recensione: Black Utopia

Continua con estrema prolificità la carriera musicale dell’ex Dream Theater Derek Sherinian, attivissimo sia con i Planet X che con questo suo progetto solista. Per ‘Black Utopia’, come già era avvenuto per il debutto ‘Inertia’ raccoglie una squadra impressionante di musicisti provenienti dalle scuole più diverse: Yngwie Malmsteen, Zakk Wylde (Ozzy Osbourne), Steve Lukather (Toto) e Al DiMeola come chitarristi, Tony Franklin (Blue Murder) e Billy Sheehan (Mr. Big, David Lee Roth) al basso e Simon Phillips (Jeff Beck, Toto) alla batteria. Lo stesso Simon Phillips si occupa della produzione, con risultati ottimi. Un quadro da vera eccitazione per ogni amante della tecnica strumentale che si attacca ad una varietà composita notevole nel tentativo di ricalcare le diversità dei singoli interpreti. Ecco che abbiamo in apertura ‘The Fury’+’The Sons Of Anu’ dove la mano di Malmsteen si sente non poco, con le sue scale iperveloci e l’impronta neo-classica, mentre più selvagge rimangono ‘Nightmare On Cinema’ e ‘Black Utopia’, come da copione vista la presenza di sua sozzura Zakk Wylde. ‘Axis Of Evil’ vede i due insieme e non poteva che essere un duello a colpi di riff e assoli assordanti. Steve Lukather dimostra ancora una volta il tocco e il gusto che sappiamo bene possedere, disegnando magistrali rifiniture vicine alla fusion e travolgendo con un feeling e una melodia inarrivabili. Non a caso i brani da lui suonati (‘Stony Days’, la reiterpretazione di ‘Starcycle’, originariamente di Jeff Beck e ‘Sweet Lament’) rimangono quelli più interessanti e coinvolgenti. Breve cammeo acustico anche per Al Di Meola in ‘Gypsy Moth’, avvolgente brano prog-spagnoleggiante. Purtroppo questa alternanza continua che poteva diventare l’arma in più del lavoro finisce al contrario con lo svilire il risultato finale. La sequenza di variazioni e stili infatti sembra essere fin troppo forzata, mettendo in ombra lo stesso Derek con l’intenzione di valorizzare soprattutto i chitarristi ospiti. Certo siamo di fronte ad una raccolta di brani interpretati ed eseguiti alla perfezione e nessuno tra i fans dei musicisti coinvolti sarà deluso, ma a noi la cosa puzza un po’ di standard per musicologi feticisti. Gli altri, dopo l’iniziale curiosità, lasceranno cadere il lavoro nel dimenticatoio dei dischi senz’anima.

Voto recensore
6
Etichetta: Inside Out/Audioglobe

Anno: 2003

Tracklist:

The fury
The sons of Anu
Nightmare cinema
Stony days
Star cycle
Axis of evil
Gypsy moth
Sweet lament
Black utopia


riccardo.manazza

view all posts

Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Accedi