Black Sabbath: Live Report della data di Birmingham

I Sabbath sono e saranno sempre i Sabbath: una band capace di unire tre / quattro generazioni di appassionati, un culto passato di padre in figlio, e per qualcuno arrivato anche “alle orecchie” dei nipoti. Una storia lunghissima fatta di dischi epocali ed ancora innovativi, una carriera fatta di successi e fallimenti che ha raccontato il coraggio di un pugno di ragazzi di Birmingham affamati di successo e voglia di musica.

Da lavoratori a studenti, passando per “insospettabili” in giacca e cravatta. Uno spaccato della vita e della cultura di una Birmingham che nel corso degli anni è evoluta, così come è evoluta la musica e la personalità dei nostri eroi.

Ultime battute quindi per il “The End Tour”, che sancirà proprio questa sera (sempre alla Genting Arena di Birmingham) la fine della storia dei Black Sabbath. Quello che racconteremo in queste righe è frutto dell’esperienza vissuta giovedì 2 febbraio, primo dei due concerti previsti nella routine del tour d’addio.

Un concerto atteso e desiderato dalla città e da un popolo di fan arrivato da ogni dove. Italiani, portoghesi, cinesi e polacchi a “colorare” di nazionalità diverse l’Union Jack dei Sabbath. Ad aprire le danze del penultimo live i Rival Sons, band ormai nota al pubblico del “The End” tour, che ancora una volta ha dimostrato piglio hard rock e determinazione prettamente americana. Dopo l’intro griffata Morricone (“il buono, il brutto, il cattivo”) i nostri hanno subito iniziato a pestare durissimo, ottenendo una buona risposta da parte dei fan inglesi. Una band che sul palco ci sa certamente fare, che ha sfruttato con furbizia l’occasione della vita e che ha allargato a dovere il “pacchetto” dei fan. Tra le canzoni da segnalare “Electric Man” (piazzata in apertura e dannatamente efficace dal vivo), “Torture” e la conclusiva “Keep On Swinging”.

Dopo un rapidissimo cambio di palco, le luci si spengono. Si capisce immediatamente che Ozzy, Tony e Geezer stanno per prendere possesso di un palco sobrio e spazioso, e tutto diventa chiaro quando le prime note di “Black Sabbath” iniziano a risuonare all’interno dell’arena. Quelle note secche, quelle corde di chitarra e basso percosse con energia hanno scatenato il pubblico, liberando l’energia dei ventimila circa presenti all’evento.

Subito dopo una scatenata “Fairies Wears Boots” prima del caos di altri autentici classici come “Into The Void”, “Snowblind” ed una terremotante “War Pigs” acclamata dall’arena inglese.

Buonissima la prova della band, nonostante qualche piccola e comprensiva sbavatura, con Ozzy a puntellare i riff “made in Birmingham” di Tony Iommi. Una miscela esplosiva che a distanza di anni non ha perso un grammo della sua efficacia. E non dimentichiamo l’opera di Geezer Butler, bassista perfetto nel raddoppiare la carica di Iommi.

Ultimi brani prima della fine, ultimi colpi di frusta griffati “Iron Man” e “Dirty Woman” tra palloncini, coriandoli (griffati con i colori ed il logo della band in stile “Masters Of Reality”) e fuochi d’artificio: un finale a cinque stelle per questi 3 (senza dimenticare Wakeman Jr. alle tastiere ed il funambolico batterista proveniente direttamente dagli anni ’70 Tommy Clufetos) monumenti del rock e dell’heavy metal. Chiusura obbligatoria con “Paranoid”, con un pubblico commosso che a gran voce ha ringraziato i propri eroi metallici.

Alle fine tutte le belle storie devono avere una “fine”, bella o brutta non sta o noi deciderlo, e la grande storia dei Black Sabbath non sarà dimenticata con facilità. Una band che ha creato letteralmente la “poetica” heavy metal, regalando al pubblico canzoni immortali, litigate straordinarie, ritorni inaspettati e saluti pirotecnici.

Ci mancheranno i Black Sabbath e ci mancheranno questi vecchietti terribili tutti insieme. “The End” insomma, ma è stato davvero un piacere ragazzi. “So long and thanks for all the fish”.

 

 

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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