K2 – Recensione: Black Garden

Pensi alla California e ti vengono in mente tanti generi musicali da associarvi, difficilmente il primo di questi sarà il progressive. I K2 sono quindi l’eccezione che conferma la regola, anche se la loro vicinanza ai misteri dell’oceano è testimoniata dal concept sottostante al loro secondo album. “Black Garden” è infatti il racconto dell’esplorazione dei fondali marini dell’Oceania, territori tanto lontani quanto sconosciuti e avvolti da un’aura quasi mistica. Questa idea piuttosto originale si riflette in un lavoro non troppo complesso, che ha come difetto principale quello di somigliare troppo a un disco postumo dei Genesis della prima epoca. La voce di Josh Gleason tenta in tutti i modi, e ci riesce, di emulare il modello Peter Gabriel, con il rischio di trasformare un disco potenzialmente molto buono in una fotocopia sbiadita. Le parti strumentali risollevano la situazione, per quanto in alcuni momenti il ritmo sia fin troppo pacato e si sprechino le ripetizioni dello stesso riff. Ad ogni modo, i K2 sono una buona rappresentanza del progressive contemporaneo di oltreoceano, e l’ascolto di “Black Garden” regalerà sicuramente emozioni piacevoli a chi vi si avvicinerà.

Voto recensore
6.5
Etichetta: Magna Carta

Anno: 2010

Tracklist:
  1. Black Garden
  2. Passage to the Deep
  3. Widows Watch
  4. Encounter or Absence
  5. Storm at Sunset
  6. Summer's Fall
  7. Path of the Warrior

Sito Web: http://www.myspace.com/k2ken

anna.minguzzi

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E' mancina e proviene da una famiglia a maggioranza di mancini. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi mai smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va al cinema, canta, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Adora i Dream Theater, anche se a volte ne parla male.

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