Black Funeral – Recensione: Ankou And The Death Fire

Tornano i Black Funeral di Michael Ford (aka Akhtya Nachttoter), vero pioniere del black metal americano con questo progetto attivo dal 1993. Chi conosce la band di certo ha ben presente la sua orgogliosa appartenenza al panorama sotterraneo attraverso un’espressività rude e minimale, pur interessata da soluzioni ambient oscure e disturbanti.

Insomma la perfetta adesione ai dettami del metallo nero d’oltreoceano: una musica rituale e ipnotica con innesti sintetici che accentuano l’alone misterico dei testi relativi alla dottrina del luciferianesimo (Ford ha pubblicato numerosi libri in materia) e al vampirismo. Una band interessante a nostro modo di vedere, pur limitata da un canale espressivo volutamente ridotto ai minimi termini e dalla scelta di produzioni a dir poco imbarazzanti, il cui unico fine era quello di preservarne l’incorruttibilità.

In questo senso “Ankou And The Death Fire” cambia le carte in tavola, senza grossi stravolgimenti ma gettando le basi per una nuova maturità artistica dei Black Funeral. Innanzitutto la line-up si allarga in maniera definitiva a due membri, con l’ingresso in formazione del multi-strumentista australiano Azgorh Drakenhof (il pubblico di settore lo ricorderà come leader della cult band Drowning The Light), che pare abbia avuto un ruolo niente affatto secondario nella composizione della musica e nella stesura dei testi. “Ankou And The Death Fire” comprende dei brani dalla forma-canzone meglio definita, con una produzione non perfetta ma nettamente migliore del solito e un sentito opus epico, inteso ovviamente alla maniera della band.

Beninteso, siamo sempre nel campo di un black metal bestiale e lo-fi, ma affrontato con logica. I suoni sono ben distinguibili anche nei passaggi più furenti, dove i riff di chitarra vorticosi e i blast beats accompagnano il potente screaming di Nachttoter. E’ tutto chiaro già nell’opener “Shadows Of Obour”, suite di quasi dieci minuti introdotta da una sinistra base ambient, un pezzo veloce e violento dove le chitarre tessono riff scarnificanti e la voce, letteralmente raggela. La crudezza del black si infrange su rallentamenti dal forte flavour epico, anch’essi ricorsivi ma forieri di una melodia eroica e d’impatto. Una formula che si ripete con notevoli risultati nella titletrack, aperta dalla recitazione di un rituale e poi violentissima e cupa, con la voce che fra echi e riverberi continua a proferire un mantra, accompagnata dalle profonde tastiere in sottofondo.

Ottima anche “Gwyn Ap Nudd”, dall’incedere fiero assicurato dal ricorso ai tempi medi e soprattutto “The Morrigan”, forse il brano migliore del lotto, una marcia battagliera e marziale che accoglie una base di ambient percussiva e una melodia portante che entra sottopelle. “Ankou And The Death Fire” mostra chiaramente come i Black Funeral non smettano di eludere le logiche commerciali, ma lo facciano con una maggiore consapevolezza delle potenzialità del progetto, rafforzato dall’unione delle due menti. E noi speriamo che continuino così.

Black Funeral - Ankou and the Death Fire

 

Voto recensore
7
Etichetta: Iron Bonehead Productions/Dark Adversary Productions

Anno: 2016

Tracklist: 01. Shadows Of Obour 02. Ankou And The Death Fire 03. Dearg-Due (Blood Drinker) 04. Gwyn Ap Nudd (King Of The Underworld) 05. Oberour Ar Maro (Henchman Of Death) 06. Cwn Annwn (To Harvest Human Soul) 07. The Morrigan (Battle Crow) 08. Labous An Ankou (Bird of Death) 09. Dullahan Graven In Funeral Lights
Sito Web: https://www.facebook.com/Akhtya

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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