Lake Of Tears – Recensione: Black Brick Road

Ecco un ritorno molto atteso, dopo l’annunciato scioglimento di un paio d’anni fa. I Lake Of Tears si ripresentano con un disco maturo, studiato e realizzato con molta cura, nel loro classico trademark. Ci muoviamo costantemente tra hard rock, rock anni settanta e dark/wave anni ottanta, in maniera che a tratti ricorda quanto fatto sentire da John Edlund nei suoi Lucyfire, anche se con una maggiore varietà di soluzioni ma un pizzico meno efficacia nelle melodie. Quindi un suono che guarda molto al passato, ma capace di amalgamare diverse influenze, dai Fields Of The Nephilim in ‘The Greymen’ ai Led Zeppelin in ‘The Organ’, fino agli Smiths che sfociano nei Sentenced più melodici di ‘A Trip With The Moon’.

I brani sono tutti molto melodici, e prevale su tutto un mood malinconico e gotico, pure se parliamo sempre di un rock abbastanza genuino. Ottime in particolare ‘Black Brick Road’, brano triste e suadente, ‘The Organ’, con un bellissimo hammond settantiano, la ruffiana ‘Sister Sinister’, basata sul duetto del cantante (dalla voce incredibilmente simile a quello dei Sentenced) con una voce femminile, fino all’ottima ‘Rainy Day Away’, brano che suona scandinavo fino al midollo, con una melodia veramente eccellente.

Difficile gridare al capolavoro ma indubbiamente questo disco raccoglie un buon numero di brani melodici e accattivanti, capaci di arrivare dritti al dunque, con un gusto melodico decisamente vincente, pur se a tratti un po’ scontato. Il tutto realizzato con molta cura: sono forse un po’ noiose e insistite le basi di batteria, troppo ancorate a uno stile hard che a tratti stona; in compenso la chitarra è curatissima, sia a livello compositivo che a livello di suoni, estremamente vari e sempre molto azzeccati, come pure le basi di organo o tastiera, capaci di dare spessore ai brani.

Dunque un disco capace di soddisfare un po’ tutti i palati, visto che è decisamente immediato e di facile ascolto; in questo sta contemporaneamente il pregio e il difetto del lavoro, che a fronte di una immediata assimilabilità contrappone necessariamente una profondità piuttosto bassa. In ogni caso un disco da avere per tutti gli amanti del rock gotico più melodico, e un ascolto più che consigliato per tutti gli altri.

Voto recensore
7
Etichetta: Sanctuary/Edel

Anno: 2004

Tracklist: 1. The Greymen
02. Making Evenings
03. Black Brick Road
04. Dystopia
05. The Organ
06. A Trip With the Moon
07. Sister Sinister
08. Rainy Day Away
09. Crazyman

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