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Billy Gibbons – Recensione: Hardware

Hardware” è il terzo lavoro solista di Billy F Gibbons meglio conosciuto per essere l’iconico co fondatore, frontman e chitarrista dei leggendari ZZ Top. Sono passati quasi dieci anni da quando la band ha pubblicato il suo ultimo album in studio, “La Futura”, mentre in poco più di sei il barbuto chitarrista ha già dato alla luce a ben tre dischi. Ad accompagnarlo in questa avventura troviamo nuovamente il fido amico Matt Sorum (The Cult, Guns N’Roses, Velvet Revolver, Kings Of Chaos) alla batteria e Austin Hanks alla chitarra ritmica e al basso già presenti sul precedente “The Big Bad Blues” del 2018 vincitore del Blues Music Award.

Undici delle dodici tracce presenti sono composizioni originali, tranne “Hey Baby, Que Paso”, brano del 1990 dei Texas Tornados. L’album è un concentrato di puro e sano rock’n’roll senza tempo, onesto, viscerale e il fatto che la band si sia rintanata nel Joshua Tree Desert a Palm Springs ha sicuramente contribuito a dare quel senso di mistero alle sonorità presenti in questo lavoro. L’opener e singolo “My Lucky Card” ne è un chiaro esempio, una traccia senza fronzoli spinta da un incalzante e vincente riff di chitarra sorretto dalla rauca e potente voce di Gibbons, a cui segue la trascinante “She’s On Fire”, che vi farà muovere il piedino all’impazzata.

More-More-More” è una traccia sfacciata e senza tempo, mentre è il blues rock che pervade l’anima di “Shuffle, Step & Slide”, dove si possono sentire il profumo del bourbon distillato illegalmente e l’aria del rovente deserto che riscalda l’anima. La ballata “Vagabond Man” racconta la vita del musicista nomade e senza fissa dimora e colpisce per l’intensità e il suo retrogusto agrodolce, mentre gli fa da contraltare la sinuosa e conturbante “Spanish Fly”, uno dei brani più riusciti di questo “Hardware”. L’ironica e breve “West Coast Junkie” è caratterizzata da un ritmo surf davvero vivace e frizzante, a cui segue “Stackin’ Bones”, dove c’è la presenza dei Larkin Poe, gruppo roots blues fondato dalle sorelle Rebecca e Megan Lovell e le cui voci vellutate si alternano con quella di Gibbons.

La boogie-oriented “I Was Highway” non sfigurerebbe in un nuovo album degli ZZ Top visto le somiglianze con la loro proposta e non da meno anche la cadenzata e ruggente “S-G-L-M-B-B-R”, mentre in chiusura troviamo “Desert High”, lo spoken word in stile Spaghetti Western che nella sua semplicità mostra l’essenza di questo lavoro. Un lavoro questo “Hardware” che non inventa nulla di nuovo, eppure questa musica non invecchia mai, è senza tempo e non possiamo proprio farne a meno.

 

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