Plan E – Recensione: Best Kept Secret

Di un immagine, o di un suono, qualcuno ha detto che se non valgono mille parole possono pure andare al diavolo. Aforisma utile per i finlandesi Plan E, che trasportano soffusamente dentro atmosfere psichedeliche e di una inquietante fascinazione con strumenti tanto minimali quanto coinvolgenti.

Per nulla avanguardisti, come sostiene il loro sheet promozionale: effetti di tastiere minimali ad avvolgere ritmiche ridotte alle ossa, due bassi morbido/distorto, nessuna chitarra e una voce morbida e languida sono ingredienti che vanno miscelati da una mano nervosa ed eccellente per produrre risultati di avant-guarde, un obbiettivo che non ha a che vedere con i Plan E. A voler trovare riferimenti musicali, il gruppo finlandese suona come i più recenti Paradise Lost o i Depeche Mode di alcune soluzioni, o come una versione psichedelico-elettronica anni settanta dei Joy Division o dei Nick Cave and the Bad Seeds, con una voce dark/wave a profetizzarci il rassegnato compiacimento della fine imminente, tipo trip digitale alla mescalina – con testi una volta tanto interessanti. Niente a che vedere con Impaled Nazarene e soci, con i quali il Jani Lesoothari dietro questo lavoro ha più volte collaborato, ma musica lenta, eterea e oscura, malinconica, e pervasa solo raramente ma con buon effetto da eruzioni ritmiche di un basso trattato come una chitarra seventies per solleticarci dal torpore.

Nell’epoca del chiasso citazionista sui generi in voga, con esibizioni di pedigree di mobilità articolare vari ed eventuali, non è forse un caso che un esperimento così eccentrico sia rimasto fondamentalmente sconosciuto. Fa effetto pensare che i primi lavori datino al 1995, mentre è vagamente surreale che per questo quarto album abbiano ricorso a un’etichetta di un paese come il nostro, che perlopiù dei paesi nordici apprezza i prodotti ittici.

Best Kept Secret non ha certo molti pezzi memorabili, tende alla ripetitività (il miglior pezzo rimane l’opener) e funziona proprio bene solo come colonna sonora in sottofondo, ma suona in maniera abbastanza originale senza sforzarsi troppo e senza un motivo particolare. Dietro alla sua identità, più che un disegno preciso di cui comunque si sente la mancanza, c’è forse proprio un semplice disinteresse per il risultato, un nichilismo ludico di cui il cui minimalismo all’esecuzione e alla produzione è riflesso diretto.

Voto recensore
6
Etichetta: My Kingdom / Masterpiece

Anno: 2004

Tracklist: 01. Fool
02. Pure as snow
03. Shadow in the dark
04. Today is the day
05. Near life experience
06. The blue house
07. Sick and tired
08. Lonely Hell
09. Best Kept Secret

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