Bauda – Recensione: Sporelights

Si è soliti dire che la terza prova in studio rappresenti un album di importanza nevralgica per una band, a volte uno scoglio sul quale si infrangono gli esiti successivi, altre più semplicemente un lungo passo avanti nel proprio percorso evolutivo.

Nell’uno o nell’altro caso “Sporelights”, la nuova opera dei cileni Bauda, è di certo (oltre che la terza), la meglio riuscita di una discografia comunque sempre interessante e sopra le righe. Complice forse la supervisione e la produzione affidate a Renè Rutten (The Gathering), “Sporelight” è un album che abbraccia del tutto le seduzioni post rock riscontrate già nel precedente “Euphoria…Of Flesh, Men And The Great Escape” rivedute con un taglio progressivo e malinconico che si avvicina ad alcune cose di Anathema, Antimatter, Alternative 4 e, con le dovute distinzioni, degli stessi The Gathering.

L’incipit elettronico “Aurora” funge da introduzione per l’album, che affida a “Vigil” il ruolo di prima e vera canzone. Il brano è morbido e ricco di varietà, sale subito sugli scudi la sentita e delicata interpretazione vocale di Cèsar Màrquez, anche chitarrista e mattatore del platter. Notiamo come il gruppo mantenga costante l’orecchiabilità di ogni singolo pezzo, senza rinunciare nemmeno a venature pop (la successiva “Sporelights”) niente affatto banali ma in grado di rendere l’ascolto ancora più scorrevole e intrigante.

Scomparse del tutto le reminiscenze black metal, presenti solo a tratti nello shoegaze delle chitarre, i Bauda prediligono un impatto emotivo piuttosto che fisico, come testimonia “War”, una traccia lacrimevole con molte parti acustiche e che lascia il giusto spazio alla fantasia del percussionista Nicolas Recabarren. Citiamo poi “Tectonic Cells”, intermezzo di synth rock molto seventies sul quale Renè Rutten proietta tutta la sua ombra senza però invadere il territorio e la conclusiva “Dawn Of Ages”, brano scelto come singolo che di nuovo esalta i caratteri distintivi dell’ensemble di Santiago, ovvero il tono intenso della voce e un chiaroscuro sonoro che fa proprio un progressive a tutto tondo, esplorato tanto nel groove metallico quanto nelle contaminazioni pop.

Un lavoro maturo, carico di passione ed emotività.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Temple Of Torturous

Anno: 2015

Tracklist:

01. Aurora
02. Vigil
03. Sporelights
04. War
05. Tectonic Cells
06. Asleep in Layers
07. Dawn Of Ages


Sito Web: https://www.facebook.com/baudachile

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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