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Battlelore – Recensione: The Return Of The Shadow

Cosa aspettarsi da un gruppo come i Battlelore, rimasto in pausa per anni e con l’ultimo album che risale a più di una decade fa? A essere onesto temevo o una copia sbiadita del passato o uno stravolgimento dell’anima della band. In questo caso nè l’uno ne l’altro: ci troviamo di fronte a un disco che suona in puro stile Battlelore con qualche piccola variazione.

L’ambientazione Tolkieniana rimane particolarmente approfondita e rivela una vera passione per l’autore riuscendo a rendere il tema, ormai esausto, comunque interessante e non banale. 

Tra le novità che più ho apprezzato troviamo un appesantimento generale dei brani, caratteristica che si nota già dal primo pezzo, “Minas Morgul“, che con il suo incedere lento ma implacabile ci dà il benvenuto. Ancora più pesante la seguente “Chambers of Fire“, dove la voce maschile di Tomi Mykkänen ha un ruolo più centrale lasciando quella femminile di Kaisa Jouhki di contorno e per uno splendido stacco centrale; meno riuscita la seguente “Orcrist”, che alterna momenti esaltati ad altri troppo scontati.

Homecoming” in un primo momento sembra un brano piatto, ma negli ascolti seguenti si godono sfumature interessanti, mentre “Elvenking” rimane purtroppo troppo piatta e non riesce a far cambiare idea nei passaggi successivi.

Molto meglio “Firekeeper“, con una parte centrale veramente emozionante, e “Mirrormere” che, dopo un’introduzione forse troppo trascinata, mostra tutte le sue potenzialità. Si chiude con “True Dragons”, a cui manca lo spunto finale per essere veramente interessante e con la bellissima  e malinconica “Shadow of the East”.

All’album si aggiungono tre tracce create prima della lunga pausa e la differenza è piuttosto evidente, non saprei se in meglio o in peggio: è pura questione di gusti.

Tra molte luci e qualche ombra il ritorno dei Battlelore, pur non cambiando il mondo del metal, è un gradito ritorno per gli amanti del Symphonic metal.

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