Battle Beast: Live Report e foto della data di Milano

Quando è stato annunciato il concerto dei Battle Beast al Legend Club di Milano, il primo dubbio che ho avuto è stato su come la band sarebbe riuscita a suonare in un locale così piccolo, considerando la grande richiesta di biglietti che ha poi portato praticamente al sold out.
E’ palese che certe band dovrebbero potersi sempre esibire in location adatte alla richiesta di biglietti del pubblico. Se poi consideriamo che l’Alcatraz, ovvero il locale per concerti più importante della città, si riempie facilmente con pseudo musicisti sfornati dai vari talent, capiamo che il problema non è solo logistico ma soprattutto di una mancanza di cultura musicale.

Fortunatamente esiste ancora chi crede in ciò che fa, cercando sempre di migliorarsi, ed ecco la piacevole sorpresa di ritrovarsi in un Legend Club con un palco di tutto rispetto, e qualità audio di assoluto valore!
Ok, la capienza è sempre quella, ma ben vengano location come queste e organizzatori che accettano la scommessa di porte grossi nomi a esibirsi nella nostra città.
E questa sera la scommessa l’hanno vinta tutti, il Club, i Battle Beast, i Saint Deamon, gli Induction, ma soprattutto il caloroso pubblico accorso nonostante, ricordiamolo, fosse anche domenica sera.
Le prime impressioni, giunto sul posto, sono di una cospicua coda di pubblico, già a metà pomeriggio, che con il passare del tempo riempirà totalmente il locale facendo registrare un sold out che tutto sommato c’era da aspettarsi. A fine serata ho visto gente addirittura ferma nei corridoi verso l’uscita per ascoltare le ultime note del concerto.
Forse l’unico appunto che potrei fare è la mancanza di un pit fotografico per gli addetti ai lavori, in quanto non sempre si trova gente disposta a cederti il suo posto nelle prime file per due o tre canzoni, e onestamente non sarebbe neanche giusto visto che si tratta degli stessi fan che erano in coda già dal primo pomeriggio. Personalmente devo dire di aver avuto fortuna ad aver trovato dei ragazzi venuti addirittura dalla Svizzera, esclusivamente per i Battle Beast, che capendo la situazione mi hanno fatto “passare” per fotografare al meglio le due band di supporto.
Si è trattato di un’esperienza sicuramente diversa dal solito che, se da una parte ricorda quasi i vecchi servizi fotografici anni 80 o 90, dall’altra si scontra con la realtà del 2024 in cui tutti, ma proprio tutti devono riprendere ogni canzone con lo smartphone in bella vista.

Ma ora è arrivato il momento di parlare di musica.

INDUCTION


I primi a salire sul palco del Legend sono gli Induction, band di Amburgo che sta avendo un riscontro favorevole da parte del pubblico a ogni concerto, il che li sta rendendo pian piano una bella realtà della scena Power Metal.
Il combo, capitanato da Tim Kanoa Hansen e Craig Cairns, suona un Power Metal classico, essenziale e diretto, con linee melodiche immediate e riff accattivanti. Siamo al cospetto di una band che che propone una scaletta capace di fomentare il pubblico, con energia, melodia e cori dei presenti in sala praticamente su ogni canzone, dalla prima all’ultima nota.
La breve scaletta, che comprendeva tra gli altri i brani Born From Fire e Fallen Angel, si chiude con la pirotecnica Queen of Light”.
Credo che gli Induction siano ormai pronti a fare il salto di qualità.


SAINT DEAMON

Il locale è sempre più affollato ed è giunto, finalmente, il turno di una band che definire di supporto mi pare riduttivo. Si tratta degli svedesi Saint Deamon, band formidabile, che suona un Power Metal sinfonico, che in più di un’occasione strizza l’occhio a sonorità prettamente prog.
La band dedica molto spazio ai brani del nuovo album “League Of The Serpent”, che il pubblico sembra conoscere bene, ma non trascurano vecchi cavalli di battaglia come Run for Your Life e In Shadows Lost From the Brave”.
Bravi tutti, ma in particolare mi sento di sottolineare la prova del bassista Nobby Noberg, che sembrava spiritato correndo su e giù per il palco con uno stile che personalmente mi ricordava molto da vicino un suo collega delle quattro corde, Sami Hinkka degli Ensiferum. 

BATTLE BEAST


Ultimi a salire sul palco del Legend sono i finlandesi Battle Beast, autori a loro volta di un’ottima prova. Personalmente ero davvero curioso di vederli dal vivo come headliner, e posso confermare di aver trovato una band potente.
Senza dubbio Noora Louhimo è l’elemento della band che attira maggiormente l’attenzione, per il suo modo teatrale di stare sul palco e soprattutto per il suo modo di cantare. E’ stata capace di tenere il palco con un’interpretazione molto sentita, e a mano a mano che il live proseguiva, la sua prova diventava sempre più coinvolgente. 
Il sound dei Battle Beast è caratterizzato dall’uso massiccio di basi strumentali che, come su disco, anche in sede live riescono ad attirare l’attenzione dell’ascoltatore. Inoltre la sinergia che si crea fra le chitarre e le tastiere sinfoniche crea un’atmosfera pomposa e tratti trionfale.
Il Circus of Doom over Europe tour dei Battle Beast ha inizio fra fumi e fuochi artificiali posti alle due estremità del palco del Legend. Con un incipit del genere, il pubblico ha fatto sentire il suo calore e la sua vicinanza (in tutti i sensi) alla band di scandinava. La scaletta si è concentrata maggiormente sull’ultima release, ovvero “Circus of Doom”, che è stato eseguito quasi per intero.
Dall’album “Bringer Of Pain” troviamo invece la poderosa Straight To The Heart, mentre il bassista Eero Sipilä interpreterà in modo essenziale la celeberrima Nessun Dorma.
Sulle note di  “Beyond The Burning Skies” cala il sipario della tappa milanese del “Circus of Doom over Europe tour”.
Cosa possiamo aggiungere in conclusione? Abbiamo assistito a una serata di grande musica, con un ottimo headliner e due band di supporto altrettanto valide, cosa che non sempre accade.

Setlist:
1. Circus of Doom
2. Straight to the Heart
3. Familiar Hell
4. Place That We Call Home
5. No More Hollywood Endings
6. Eye of the Storm
7. Nessun Dorma (Eero Sipilä on vocals)
9. Where Angels Fear to Fly
10. Bastard Son of Odin
11. Russian Roulette
12. Wings of Light
13. Eden
14. Master of Illusion
15. King for a Day
16. Beyond the Burning Skies

Fabio De Carlo

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Nato qualche anno fa, in pieno autunno, si avvicina al Rock dall’infanzia, quando tra le mani e le orecchie le capitano Europe e Bon Jovi, ma è con gli Iron Maiden prima e Helloween poi, che arriva la svolta al Metal. 
La musica ha sempre messo le cose un po’ più in ordine, il mio sogno era stare sopra un palco, non ci sono mai salito, ma ho iniziato presto coi concerti, Monsters of Rock 88. 
La passione per la fotografia arriva più tardi, nei primi anni 2000. "...no more wasted years, no more wasted tears life’s too short to cry, long enough to try." [Kai Hansen - Helloween]

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