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Baroness – Recensione: Purple

Dopo il rosso, il blu, il giallo e il verde è il turno del viola. Il fatto che i Baroness continuino a titolare i loro album con nomi di colori non è una novità; è invece sorprendente la capacità del combo di Savannah di stupirci di volta in volta con la propria qualità e variegata originalità. Il nuovo “Purple”, presentato dalla consueta copertina vintage/fiabesca ad alto tasso di psichedelia, è infatti è un disco dalle infinite sfumature e piacevolissimo nel suo cambiare faccia ogni volta che si gira l’angolo.

Scorrazzando senza freni fra i territori dello sludge, del prog, dello stoner e del retro rock, la band compone un mosaico multicolore e di difficile catalogazione, in cui tutto ciò che conta è scompaginare di continuo la propria architettura sonora per lasciare a bocca aperta i suoi ascoltatori. Con una durata media fra i quattro e i cinque minuti, i brani non vengono caricati troppo e rimangono leggeri nel loro cogliere l’attimo, nel loro registrare un’emozione spontanea piuttosto che arrovellarsi su strutture troppo intricate.

Nelle iniziali “Morningstar” e “Shock Me” il gruppo passa con disinvoltura da momenti poderosi e puramente sludge a improvvise e ariose aperture melodiche. “Try To Disappear” è una raffinata hit radiofonica dal sapore british, “Kerosene” una composizione frizzante ed estemporanea e “Fugue” una breve instrumental dall’atmosfera lounge: nonostante questi continui cambi di marcia il gruppo riesce comunque a mantenere inalterate le proprie identità e credibilità.

Chlorine & Wine”, pezzo più lungo del lotto, fa salire in cattedra lo spirito progressivo della band, “The Iron Bell” è invece l’episodio un po’ più sottotono e tendente ad annoiare del platter; anche la successiva “Desperation Burns” risulta discreta, ma non brillante come le tracce precedenti. Il risultato generale non risente in ogni caso in maniera eccessiva di questi ultimi due capitoli e la cupa e malinconica “If I Have To Wake Up (Would You Stop The Rain)” torna a fare sul serio. La parola fine spetta alla curiosa “Crossroads Of Infinity”, appena 17 secondi di suoni e voci digitali.

I Baroness confermano quindi la loro verve eclettica e le loro spiccate doti di sperimentatori. “Purple” non deluderà ancora una volta i fan del gruppo georgiano, dando nuova dimostrazione della prolifica vena creativa e della genuina ispirazione di quest’ultimo.

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