Barishi – Recensione: Blood From The Lion’s Mouth

Dopo la pubblicazione di un omonimo debut album nel 2013 che li aveva portati gli onori delle cronache, i Barishi fanno il loro ritorno sul mercato discografico con un secondo album che, oltre a confermare quanto di buono ascoltato in precedenza, ci presenta una band cresciuta, maturata, decisamente migliorata in quegli aspetti che avevano inficiato la prova d’esordio. “Blood From The Lion’s Mouth” è un disco composto da otto brani per oltre 43 minuti di Progressive Metal intinto nella pece del Dark Metal e dotato di un piglio a tratti psichedelico. Tutti questi elementi, così lontani l’uno dall’altro, confluiscono in queste composizioni che si succedono come un unico grande flusso musicale, denso di atmosfere grintose, ipnotiche e melodiche.

L’apertura è affidata a “Grave Of The Creator“, mid-tempo roccioso e quadrato, dall’incidere quasi pachidermico e la voce di Sascha Simms a condurci attraverso un brano di sicuro impatto. Senza soluzione di continuità si passa alla title-track, brano che si muove sulle stesse coordinate stilistiche del precedente, ma con il rifframa di Graham Brooks decisamente più ricercato e intricato. In “The Great Ennead” emerge forte una componente drammatica ed emozionale che va ad ampliare lo spettro di soluzioni a disposizione della band, in una ragnatela di immagini rese alla perfezione dell’ottima prova dei Barishi. La prima parte del disco si chiude con “Death Moves in Silence” introdotto da un arpeggio di chitarra delicato che ben presto, però, sfocia in un brano rabbioso a ricreare quella dicotomia tra sensazioni ora luminose ora oscure che rappresenta il vero punto di forza di quest’album.

Accostare i Barishi a band quali Mastodon o Baroness non è operazione così sbagliata, anzi, il gruppo del Vermont riesce a fare proprie le lezioni di questi capisaldi e le mette in pratica con originalità e una compostezza formale che non possono passare inosservate. “Master Crossroads, Baron Cemetary“, apre una seconda parte del disco decisamente più variegata, con la sua anima oscura, le parti cantate di Simms a trasmettere un dolore profondo e lancinante, rappresenta una dei picchi espressivi di questo “Blood From The Lion’s Mouth“. “Bonesetter” colpisce per le sue chitarre sincopate e un mood ipnotico che vi condurrà al vero capolavoro del disco, la lunga suite “The Deep“. Nove minuti in cui far confluire le influenze più disparate, dallo Sludge al Post-Rock al Death Metal, in un fluire organico e coeso sempre credibile e di sicuro impatto. Un brano che racchiude la quintessenza dei Barishi e ci regala un’istantanea delle enormi potenzialità del gruppo.

Buona la seconda per i Barishi che con “The Blood From The Lion’s Mouth” confezionano una prova decisamente più matura, claustrofobica e aggressiva  che cristallizza tra questi solchi una crescita compositiva di assoluto rilievo.

Barishi - Blood from the Lion's Mouth

Voto recensore
7,5
Etichetta: Season Of Mist

Anno: 2016

Tracklist: 01. Grave of the Creator 02. Blood From the Lion’s Mouth 03. The Great Ennead 04. Death Moves in Silence 05. Master Crossroads, Baron Cemetery 06. Bonesetter 07. The Deep 08. The Spectral Order
Sito Web: www.facebook.com/barishiband

Pasquale Gennarelli

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"L'arte per amore dell'arte". La passione che brucia dentro il suo cuore ad animare la vita di questo fumetallaro. Come un moderno Ulisse è curioso e temerario, si muove tra le varie forme di comunicazione e non sfugge al confronto. Scrive di Metal, di Fumetto, di Arte, Cinema e Videogame. Ah, è inutile che la cerchiate, la Kryptonite non ha alcun effetto su di lui.

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