Bang Your Head!!!: Live Report del festival

Uno sfortunato Bang Your Head, quello dell’edizione 2002. Sotto il tiro incrociato di varie iatture (con gli annullamenti di Simphony X prima e di Magnum, poi) il metallo ha comunque trovato la sua strada, incarnandosi in un ricco bill, degno del nome che la kermesse teutonica si è fatta in sette edizioni.

Ma non crediate che anche Metallus non abbia avuto la sua piccola dose di sfortuna. Il ritardo accumulato a causa di varie avversità metereologiche, si ripercuote inevitabilmente sulla visione degli shows di Rival, Rhapsody e Jag Panzer , mancandoli. Arrivati in tutta fretta al parcheggio del backstage del festival e sbrigate le solite formalità ci dirigiamo subito sotto lo stage, proprio mentre i Bonfire , stanno per ultimare la loro performance. E sono le note della cover di ‘ Sweet Home Alabama’ e ‘Ready For Reaction’ , a dar conferma della forma più che buona, di cui il combo statunitense gode ancora. Terminato il cambio palco si iniziano ad avere le prime notizie circa le vicissitudini (in seconda battuta) di questo BYH 2002. E’ proprio Harry “The Tyrant” Conklin a comunicare che per un contrattempo in aeroporto, i Candlemass dovranno spostare il loro show alla giornata seguente e che lui ed i Titan Force avrebbero preso il loro posto. Il Tiranno prende subito possesso dello stage con un’energica rappresentazione della sua seconda band, ma con visibili difficoltà vocali, testimonianza della precedente performance con i Jag Panzer. I loro show sciorina comunque via bene e neanche il tempo di strofinarsi le mani per l’imminente irruzione sul palco degli Overkill , ed ecco che arriva la reale doccia fredda della giornata, con l’ annullamento del loro show, a causa di un malore che ha colto Bobby “ Blitz” sullo stage pochi giorni prima (si parlava di un ictus, ma pare si sia trattato di un leggero infarto senza conseguenze fortunatamente ndA). Il pubblico accoglie civilmente la defezione della band ed i suoi fans , rappresentati anche da una nutrita delegazione del proprio fanclub tedesco, si apprestano a godere dell’ennesimo grande show dei Gamma Ray. Brividi e pelle d’oca fanno la loro comparsa quando gli arpeggi iniziali di ‘Rebellion In Dreamland’ invadono la Messegelande di Balingen, ed è una vera esplosione di entusiasmo quando tutti i colpi della cartucciera di Hansen vengono sparati, da ‘Dethrone Tyranny’, a ‘Ride The Sky’, sino ad arrivare alla grande ‘Land Of The Free’. Non sbagliano, non danno segni d’incertezza ed il dumming poderoso di Dan Zimmermann, porta verso la conclusione rappresentata da ’Man On A Mission’, il “plagio personale” di ‘Eagle’ e ‘ Valley Of The Kings’. Ma la vera apoteosi si tocca quando sul finale di ‘Somewhere Out In Space’ , viene unito un reprise di ‘ Rebellion..’ . Il fatto di aver perso lo show dei Gammas a Torino, per l’annullamento della data in compagnia di Motorhead, ha fatto si che mi sia goduto come non mai lo show di questi portenti: grazie di esistere, Kai! La fame inizia a farsi sentire e prima che il baracconesco show dei Fozzy prenda piede, cerco ristoro in uno degli angol i per amanti della “novelle cuisine teutonica”, grazie ad un poco ortodosso wurstel & crauti. Botti assordanti, introducono il wrestler Chris Jericho, e la sua carnascialesca band, avente come mascotte un ridicolo uomo-suino. Si tratta per ora dell’unica apparizione live della band per quest’anno, ma tutto sommato è meglio così, dato che i nostri si limitano a dare saggio (!!) di un discreto metal-rock, protagonista dell’album di prossima uscita. E vanno – per ovvie comodità – a coverizzare le migliori gemme del passato , da ’Stay Hungry’ dei Twisted Sister a ‘Wrathchild’ dei Maiden, finendo per esaltare i presenti tra un pyro e l’altro con ‘TNT’ dei fratelli Young. Tanto fumo e pochissimo arrosto, in conclusione, ma credo che le quattro risate che il corpulento cantante ci ha fatto fare, possano essere servite a sdrammatizzare la notizia della disavventura accaduta al povero singer degli Overkill. Altro veloce cambio palco e sotto lo striscione del novello ‘ Century Child’, i Nightwish salgono sullo stage, confermando la mia non superlativa opinione circa l’ aspetto live della band finlandese. Diventa ammorbante dopo pochi brani, annoiando a più riprese: e la povera Tarja poco o nulla può fare a riguardo, se non cercando di proporre il meglio del repertorio dei Nightwish, passando dal pluridecorato dalla critica ‘Wishmaster’, sino ad omaggiare il buon Gary Moore con la sua storica ‘Over The Hills And Far Away’. Una tiepida sufficienza quella che in data odierna meritano i Nightwish. Speriamo le cose cambino. Il momento più atteso della giornata sta per arrivare, i Saxon tra poco saranno tra noi! La crew monta in tutta fretta gli effetti pirotecnici ed il set, il quale richiama con le sue due scalinate ed una lunga paratia, una chiesa “metallica” di fine cinquecento. L’ highlander del rock Biff Byford ti avvolge subito in un rovente abbraccio con la title track di Killing Ground , a seguire ‘Strangers In The night’ e ‘Dogs Of War’: meglio di così non si poteva iniziare. Anni ed anni passati on stage a macinare watt di amplificazione e rock duro e puro, si vedono questa sera a Balingen… lo show sta prendendo una piega PERFETTA, e col passare dei minuti, delle mezz’ore, l’ inossidabilità di questi signori, che hanno tagliato quest’anno il traguardo di venticinque primavere, trova conferma in uno spettacolo, fors’anche migliore di quello dello scorso Wacken. Dalla discesa dell’immensa aquila di acciaio in ‘The Eagle Has Landed’ a ‘Conquistadores’ è un plebiscito di applausi dei presenti, sino a quando tutto non esplode sul palco, con ‘Princess Of The Night’. Nessuno è più capace di star fermo e l’esecuzione di ogni singolo brano da parte della band (con una formidabile drum section), porta avanti nelle due ore filate di show altri classici come ‘Wheels Of Steel’ e ‘Denim And Leather’. In un palco invaso dai fuochi d’artificio di commiato, i Saxon abbandonano lo stesso, ricordando a TUTTI come, anche dopo cinque lustri, si possa infiammare il proprio pubblico con genuino hard’n’heavy rock.

Prima di ritirarci nel van , per recuperare qualche ora di sonno incontriamo uno spiritosissimo Uwe Lulis, il quale tra una birra e l’altra ci avvisa di non perdere lo show degli Iron Savior del giorno successivo – dove sarà lui a comparire come terza chitarra – per quello che, ci assicura, sarà un ottimo show. Il freddo pungente della notte, fa sospirare come non mai l’arrivo del mattino ed un tiepido sole accoglie la seconda giornata del Bang Your head 2002, con l’esibizione degli statunitensi SA Adams : un buon heavy rock, che non riesce però a far presa su chi era lì solo per i Mago De Oz . La band iberica scalda i suoi fans con il riuscito connubio tra folk e power, che ha fatto dei Mago una delle realtà spagnole più amate in tutta Europa. A parte l’ottima prestazione e la compattezza esecutiva della parte elettrica della band, non ci si può esimere dal plauso a flauto traverso e violino che hanno saputo interpretare al meglio i contenuti di ottimi platters come ‘Finisterra’. Il tasso alcolico della mattinata è già alto in casa Tankard , che per il ventesimo anniversario di carriera tra ettolitri di birra e thrash della migliore scuola, festeggia in completi da prima colazione: pigiami per tutti e quattro! Sono più le risate che il pogo, quelle che scatenano Gerre (con la sua panza prominente!) e soci, tra dichiarazioni in tedesco stretto e gestualità più adatte ad un “Animal House” party che ad un concerto metal. E così tutti ecco che tutti gli aficionados del panciuto cantante si materializzano sotto il palco con un pretzel in una mano ed una pinta di bionda dall’altra, ad inneggiare a song come ‘Chemical Invasion’ e ‘Space Beer’. Rientriamo nei canoni dell’ alcolica tolleranza con una bella prova palloncino e grazie anche al prog di classe dei Vanden Plas , che con il discreto ‘Beyond Daylight’ sono tornati a far parlare di se (anche se non in maniera rilevante…) dimostrando come la band di Andy Kuntz avrebbe molto da insegnare ai comprimari di LaBrie, protagonisti di recenti tiepide rappresentazioni live. Padronanza e coerenza permettono ai tedeschi di fare una ricca carrellata della loro storia e di imprimere nei presenti un più che buon ricordo della loro apparizione sulle assi del palco di Balingen.

Ahi, ahi, la croce quotidiana per il sottoscritto si chiama Candlemass , e non ci sarà nessuno che mi possa far cambiare idea: né chi attendeva questa reunion da anni, né tantomeno un rotondo Messiah Marcolin, urlante ed assatanato che fa letteralmente esplodere i presenti con una raffica di vecchi hits : da ‘The Well Of Souls’, passando per ‘The Samarithan’, a ‘Crystal Ball’. Vincitori della giornata per i più dei presenti (non per chi scrive), Messiah Marcolin e la sua riformata e sulfurea congrega, si apprestano a mettere a ferro e fuoco la maggior parte delle prossime kermesse europee: se li adorate come li hanno adorati al BYH 2002, non mancate assolutamente al prossimo Wacken.

Attendevo questo momento ed è arrivato: rivedere in azione gli Iron Savior di Piet Sielk, autori dell’ottimo ‘Condition Red’, qui con un terzo chitarrista: ruolo rivestito dall’ex Digger Uwe Lulis. Il rotondo e simpatico axeman la sera prima ci aveva promesso uno show di tutto rispetto, e così è stato almeno nelle prime battute, quando a farla da protagoniste son state alcune delle chicche dell’ultimo album, come ‘ Protector’ e ‘Titans Of Our Time’. Subito dopo , però, le prime avvisaglie di problemi alla chitarra di Uwe e mancati accordi negli assoli tra lui, Piet e Piesel, fanno quasi naufragare uno show che prometteva scintille. Non sono bastate ‘Watcher In The Sky’ e ‘Iron Savior’ a risollevare il tenore del loro concerto: un peccato, davvero perché i numeri per spaccare c’erano tutti. Ancora la Germania a dominare nella giornata di oggi con i novelli Shakra , fautori un un godibilissimo hard rock, tinteggiato di metallo, che va subito ad animare quello che era fino a pochi minuti prima un pubblico un poco deluso dalla prestazione dei Savior: un album all’attivo, ma capace – grazie alla sua immediatezza di colpire nel segno , anche on stage. Complimenti a questi ragazzi!

Calmierando il mio oramai debilitato fegato con una digestiva Cola, ritorno in prima linea: i primi ed unici pyros della giornata si vedranno coi i crucchi Rawhead Rexx, band con un potenziale live non indifferente, che ha lasciato basito il sottoscritto, per carisma scenico e simpatia (contraccambiata) nei confronti dei 10000 presenti. Un sound realmente legato ai primordi del metallo che fu la fortuna di Running Wild ed Helloween, coreograficamente ricco, completo anche di un mostrone in stile Eddie di maideniana memoria, fa da contorno al loro divertente spettacolo, sinchè non arriva come special guest Geoff Thorpe dei Vicious Rumors (vedi foto) a risollevare le sorti – in termini di serietà – della comparsata 2002 al Bang Your Head dei Rexx. Altra spina nel fianco del qui presente scribacchino, ha il nome di Nevermore : non ho mai nutrito troppa simpatia per la band di Warrel Dane (ebbene sì, anche metallus.it ha i suoi scheletri negli armadi… ndFabio). Forse per un discorso di pelle. Nonostante la mia non esatta predisposizione alla loro musica, non posso non notare la preparazione tecnica della band ed il loro legame sentimentale agli Overkill: tanto che il pubblico augurio di pronta guarigione, del biondo singer a Bobby , scatena più di un applauso. Ottimo show e divertimento per i fans, noia e ricercata pausa dal sole – che picchia ora imperterrito – all’ombra di uno dei tanti stand, per i detrattori dei Nevermore. Quand’ecco che a poco meno di una mezz’oretta dalla fine del loro concerto , salta sul palco in tutta la sua sensualità Doro . Adoro questa donna, non solo per la sua matura avvenenza, ma anche per la timbrica cruda, really metal, che forse è appartenuta solo alla compianta Wendy O’Williams. Tra le prime songs compare una delle grandi chicche del periodo Warlock, ‘Burn The Witches’ che fa subito trasparire quando poco ci azzecchi la sua band di ragazzini, con un’ icona metallica della sua grandezza: troppo esagitati e troppo poco concentrati come sono, rischiano in più di un’occasione di cappellare. Rischiano, ma non fanno danni, tanto che ‘Fight’, ‘Hellbound’ e l’anthemica ‘All We Are’ splendono come il sole che bacia costantemente le guance della piccola, grande donna del metallo made in Germany. La sfera di fuoco, che per tutto il pomeriggio ha vegliato sulla kermesse, sta scendendo dietro le colline boscose che circondano la Messegelande. Non scende, ma anzi sale vieppiù, l’attesa per il Metal God. Alle nove spaccate, in ritardo di un quarto d’ora circa, con passo felpato e tranquillo Halford si appropinqua assieme alla sua band, decisamente con intenzioni bellicose. Si piazza davanti a noi di spalle, quando partono le prime note di ‘ Crucible’. Il carisma che aleggia attorno a questo pelato signore di mezz’età è impressionante: con movenze minime, lascia il campo agli animali della sua band che fanno in alcuni momenti anche il suo. Chi li denigra come poco tecnici o legnosi, non si troverà d’accordo col mio giudizio, che è per questa serata più che positivo. ‘Painkiller’ sortisce sui ragazzi tedeschi il medesimo effetto che ebbe sul pubblico monzese tre settimane prima: un delirio collettivo! Via via che scorrono le varie canzoni, la febbre per Halford sale, e lui? Niente: neanche una parola. Fiero ed impassibile, sino alla conclusione con ‘Electric Eye’ , dove avanza sulla pedana centrale del palco ad infoiare i kids. Ma neanche qui, una parola che fosse una! C‘è chi l’ha fischiato per questo, ma personalmente credo che nell’ora secca a sua disposizione, Robert abbia rotto il sederino ai passeri (nonostante un lieve abbassamento di voce), proprio come un Metal God DEVE fare. Scendono ancor di più le luci della sera, ed ecco che il male sta per prendere possesso della città di Balingen: SLAAAAYER!!!! Lo scempio sonoro del Gods 2002 si è ripetuto: violenza allo stato brado, empia scelleratezza della più depravata scuola. L’unica cosa che non ho digerito molto è il comincio con ‘God Hates Us All’, title track dell’ultimo, (a mio personale giudizio) moscio e troppo nu metal album, ma la voglia degli Slayer di dare ai loro fans qualcosa da ricordare per mooolti mesi, arriva con la seguente ‘War Ensamble’ , come a suggellare uno show imperniato sulla loro storia. Sciabolate come ‘ Postmortem’ e ‘Raining Blood’ scavano in un passato glorioso che pochi, davvero pochi possono vantare. Il tutto senza ciccare un assolo, un passaggio: come da disco ! Un Lombardo inumano, assassino e fiero della potenza che le sue gambe conferiscono alla doppia cassa della sua band. ‘Hell Awaits’ e ‘Die By The Sword’ sono altri colpi magistralmente messi a segno, cui ‘Born Of Fire’ e ‘Bloodline’ vanno a incastonarsi alla perfezione . La sezione finale è poi da svenimento : ‘Dead Skin Mask’, ‘Mandatory Suicide’, ‘Chemical Warfare’. E i bis? Eccoveli serviti su un piatto d’argento : ‘ South Of Heaven’ e l’immortale Angel Of Death !! Sfiniti, distrutti, ma con la convinzione di aver vissuto dieci vite insieme – in poco più di un’ora e mezza – ci aspettano le ultime battute del BYH 2002, con uno spettacolo pirotecnico.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Accedi