Bad Omens: Live Report della data di Milano

Uno degli eventi più attesi di questo inverno è finalmente arrivato: i Bad Omens registrano il tutto esaurito all’Alcatraz di Milano, con fan che si mettono in coda alle prime ore del mattino e gente da tutta Europa che si reca in Italia per vedere una delle band del momento.

Il successo dei Bad Omens sta aumentando rapidamente: solo un anno fa avevano fatto l’upgrade della location dalla Santeria Milano ai Magazzini Generali, data la grande richiesta, e a questo giro la venue è stata ulteriormente ampliata, registrando il sold out addirittura mesi prima della data del concerto (un sold out che si registra in tutte le città del tour europeo!). Ma da che cosa deriva tutta questa popolarità? In parte dalla viralità del singolo “Just Pretend” su Tik Tok (che ha inevitabilmente fatto sì che al concerto ci fossero molti giovani fan), in parte anche dalla versatilità dell’ultimo album dei Bad Omens. Date queste premesse, quindi, l’hype era davvero alle stelle.

POPPY

A causa di una lunghissima fila che faceva letteralmente il giro attorno all’intero isolato dell’Alcatraz, riesco ad entrare nel locale solo poco prima dell’inizio dell’esibizione di Poppy, trovando il locale già discretamente pieno di gente. In perfetto orario, Poppy sale sul palco con un attillato body da ballerina bianco e lunghi capelli castani. Ammetto di non aver mai ascoltato nessuna delle sue canzoni prima, quindi non sapevo bene cosa aspettarmi. Mi rendo subito conto, però, che la sua presenza all’interno del bill è legata soprattutto alla giovane età della maggior parte degli ascoltatori dei Bad Omens. Infatti, Poppy propone un pop fortemente influenzato dall’elettronica e dal K-pop, che piace soprattutto alla generazione X. Essendo Poppy un personaggio che si ispira all’immaginario giapponese, le sue movenze sul palco sono quasi caricaturali e “fumettose”, così come il suo modo di cantare, che poco ha a che vedere con il metal. Al contrario, risultano interessanti le parti strumentali un po’ più spinte (benché siano poche) e la scenografia, ma lo stile in generale non rientra nei miei gusti, soprattutto per la voce che simula appunto il pop coreano e giapponese. Nel complesso i quaranti minuti di esibizione scorrono abbastanza veloce, mentre il pubblico balla e si prepara ai tanto attesi headliner della serata.

BAD OMENS

Anche loro in perfetto orario, pochi minuti prima delle nove, i Bad Omens si preparano a salire sul palco tutti mascherati con il passamontagna nero con i simboli della band. Dopo un breve intro parte la martellante “ARTIFICIAL SUICIDE” e il pubblico si scatena, ma poi succede una cosa divertente ed inaspettata… per tutto il tempo pensiamo che la persona che sta cantando incappucciata nel passamontagna e con un lungo impermeabile nero sia Noah Sebastian, ma solo verso la fine della canzone vediamo entrare un’altra persona incappucciata che canta e che sulle ultime note si toglie il passamontagna… ed è lui Noah! E quindi, l’altra persona chi era? Probabilmente non lo sapremo mai. Dopo questo colpo di scena, è il momento di ascoltare una delle canzoni dei Bad Omens che ho letteralmente ascoltato più e più volte fino a “consumarla”: sto parlando di “Like A Villain”. Inutile dire che qui il pubblico non si è risparmiato e hanno cantato tutti a squarciagola il ritornello. Facciamo poi un tuffo nel passato con “Glass Houses”, tratta dal primo album, per poi ritornare subito al più recente “THE DEATH OF PEACE OF MIND” ed ascoltare la potente “The Grey”. Nonostante si tratti dell’ultima data del tour, non si percepisce la stanchezza nella voce di Noah, al contrario risulta essere sempre preciso e costante nell’esecuzione vocale. In ogni caso, gran parte della scaletta è dedicata all’ultimo album in studio, perché ben 11 tracce su 17 sono estratte da “THE DEATH OF PIECE OF MIND” e abbiamo la possibilità di ascoltare dal vivo, tra le altre, anche “Take Me First” e “bad decisions”, ma tra i momenti più alti della serata c’è sicuramente “Nowhere To Go”. Non è mancata ovviamente la performance con Poppy, data la recente uscita del singolo “V.A.N.”, durante la quale abbiamo assistito ad un siparietto divertente di Noah che faceva le flessioni con una gamba alzata tra un pezzo e l’altro. Dopo un altro tuffo nel passato con “Broken Youth”, i Bad Omens escono momentaneamente di scena e parte la riproduzione di “Miracle”. Dopo di che, la band rientra sul palco ed è il turno di “Never Know”. Poi finalmente possiamo ascoltare uno dei brani più ipnotici dell’ultimo album, ovvero la title track “THE DEATH OF PEACE OF MIND”, una delle esibizioni per cui valeva assolutamente la pena spendere i soldi del biglietto. Arriva poi il momento di accontentare la fascia più giovane del pubblico con la hit “Just Pretend”, cantata da tutti a squarciagola. A questo punto la band esce per il canonico finto saluto prima dell’atteso encore che è composto da “CONCRETE JUNGLE” (verso la fine della canzone l’intera band scende dal palco per suonare alcuni secondi vicino ai fan in transenna) e l’aggressiva “Dethrone”, entrambe una degna conclusione della serata.

Possono piacere o meno a livello musicale, ma è innegabile che i Bad Omens abbiano fatto uno spettacolo di tutto rispetto e di altissimo livello, non solo grazie alla magistrale performance della band ma anche alla scenografia di impatto e all’ottimo lavoro dell’ingegnere del suono Matt Dierkes, il produttore dell’ultimo album che li accompagna anche in tour. Il prossimo appuntamento è agli I-Days di Milano con i Bring Me The Horizon e vi consiglio di non perderveli perché Noah Sebastian è attualmente uno dei performer migliori all’interno del panorama metalcore e i Bad Omens hanno un’ottima resa dal vivo.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Accedi