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Marty Friedman – Recensione: Bad D.N.A.

Da un artista poliedrico come Marty Friedman c’è da aspettarsi di tutto, soprattutto considerando la sua prolifica attività, che fra album live, di cover e di brani originali lo porta spesso a realizzare più di un lavoro all’anno. Di fronte a “Bad D.N.A.” però, che fra gli album solisti è il decimo in ordine di tempo, e che è stato prodotto dallo stesso Friedman, si resta decisamente spiazzati. Quantomeno per la sua prima parte. L’amore per la tecnologia è una cosa, l’inflazionare i primi quattro brani di basi elettroniche tipo Chemical Brothers, al punto da ridurre la chitarra a un misero strumento che cerca di strappare attenzione senza riuscirci, è un’altra. Purtroppo, è esattamente questo ciò che avviene nei primi quattro brani del disco. Per fortuna, ed è veramente il caso di dirlo, l’album si riscuote nel suo proseguire, e a partire da “Glorious Accident” in avanti, ritrova il gusto per la melodia, con il suo punto di forza in “Picture”. Si può immaginare che l’intenzione di Marty Friedman fosse quella di tentare la doppia strada della soddisfazione, da una parte di chi cerca nuove idee nella tecnologia, dall’altra di chi preferisce ancorarsi alla tradizione dello strumento. Il rischio però stavolta è quello di esagerare un po’. Alla fine prevale la melodia, e la raffinatezza di “Random Star” o la forza espressiva della folle “Exorcism Parade” lo dimostrano in pieno. La bonus track dell’edizione giapponese è una bella versione strumentale della nostrana “Con te partirò”.

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