Axenstar – Recensione: Chapter VIII

“Una convergenza di esperienza ed innovazione”. E’ così che l’etichetta svedese Inner Wound Recordings, che avevo recentemente conosciuto in occasione dell’uscita dei nostrani Draconicon, definisce brillantemente l’ottavo album degli Axenstar, quartetto di Västerås dedito al power metal ed attivo dal 1999. Un gruppo, quello oggi formato da Magnus Winterwild (voce e basso), Jens Klovegård (chitarra), Joakim Jonsson (chitarra) e Pelle Åkerlind (batteria), al quale vanno riconosciute un’ostinazione ed una convinzione non comuni, per essere riusciti ad esibire una tale continuità nonostante un “immobilismo stilistico” che anche sulle nostre pagine non abbiamo potuto non rilevare, praticamente ad ogni loro uscita. E’ per questo motivo che il richiamo all’innovazione rappresenta un forte invito all’ascolto, ed allo stesso tempo anche una di quelle promesse capaci di scalfire la propria credibilità se non mantenute, almeno in parte. Il lavoro mixato e masterizzato da Ronnie Björnström (Persuader and Sorcerer) si apre con una “Heavenly Symphony” che qualcosa di buono, se non di particolarmente fresco, lo esibisce: la resa strumentale del brano è inappuntabile, anche se il contrasto tra la ricchezza delle orchestrazioni ed un cantato piatto e cantilenante finisce col lasciare un po’ di amaro in bocca per ciò che non è stato.

Con encomiabile scaltrezza, la successiva “Through The Fire And Brimstone” rimedia in parte al problema con un più deciso ricorso a cori e voci raddoppiate, un artificio che in qualche modo rende più corpose ed avvolgenti le parti cantate: nonostante le melodie non offrano in fondo niente di mai sentito prima, il risultato quando tutto gira per il verso giusto non può nemmeno dirsi disprezzabile… e su alcuni luoghi comuni (frasi abusate tipo ashes to ashes, dust to dust, nowhere to run, nowhere to ride, oppure il rumore del vento posto all’inizio di una traccia strumentale intitolata “Enchanted Lands”) si può anche chiudere benevolmente un occhio, quando i suoni sono così buoni e la sezione ritmica incisiva al punto giusto. Insomma, è soprattutto l’impegno del quartetto svedese a salvare la faccia della loro speranzosa etichetta: un impegno che difficilmente si traduce in un risultato innovativo, ma che almeno manifesta – nelle intenzioni ed in qualche passaggio – quella convergenza che tutto considerato non appare così fuori luogo citare.

Alcuni episodi sono vari ed arrangiati bene, nonostante il cantato di Winterwild faccia poco per valorizzarli: “The Flame Of Victory” suona più ripetitiva di quanto non farebbe se interpretata con maggiore personalità, ad esempio, ed anche “No Surrender” possiede un piglio per niente disprezzabile… ma il cantato nasale deve piacere, per fare in modo che i suoi tre minuti e trenta non sembrino almeno il doppio alla fine dell’ultimo ritornello. Simili sono il problema ed il rimpianto che affliggono “Eye For An Eye”, una canzone più lenta ed arrangiata con mestiere, salvata dai cori ma interpretata in un modo un po’ scolastico che ne compromette l’impatto. Un neo che, per onestà, non riguarda solamente il timbro del frontman, perché anche alcuni passaggi strumentali (“The War Within”) suonano lenti e noiosamente descrittivi, mere successioni di battute, imperdonabilmente spompati anche quando il risultato atteso, in termini di esplosività e coinvolgimento, parrebbe essere stato ben altro.

Mettiamola così: la nota maggiormente perplimente di “Chapter VIII” non è tanto la sua qualità intrinseca, peraltro perfettamente passabile se considerata nel suo complesso, quanto piuttosto il fatto che il disco continui a contenere piccoli inciampi ai quali, pur dopo quasi venticinque anni di attività, non si è ancora posto rimedio. Ascoltando gli Axenstar, infatti, si continuano a sentire cose buone ed altre meno convincenti, orchestrazioni sontuose ed interpretazioni fiacche (“Holy Land”), tutte gioiosamente accostate come se il collante di questa longeva band andasse oltre i dischi, le recensioni insoddisfatte o le vendite: i più romantici potrebbero alludere all’amicizia ed alla passione, i più realisti puntare ad una resa live di questi brani che permetterà di apprezzarne la buona sostanza power (“The Great Deceiver”) senza andare troppo per il sottile, spaccando inutilmente il capello. Che poi a questo intramontabile genere non si chiede tutta questa capacità innovativa, quanto piuttosto di esibire una natura granitica ed una coesione che trasmetta energia e – appunto – potenza. E le crepe che il muro degli Axenstar continua a manifestare dopo otto dischi pubblicati fanno pensare che questa in fondo sia la loro natura, ed un rassegnato prendere o lasciare sia il modo migliore per accoglierli nella propria collezione o, con la stessa serenità, passare come apine ad ascoltare altro.

Etichetta: Inner Wound Recordings

Anno: 2023

Tracklist: 01. Heavenly Symphony 02. Through the Fire and Brimstone 03. The Great Deceiver 04. Enchanted Lands 05. The Flame of Victory 06. No Surrender 07. Holy Land 08. Eye for an Eye 09. The War Within 10. Life Eternal
Sito Web: facebook.com/AxenstarTheOfficialSite

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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