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Aversions Crown – Recensione: Xenocide

Terzo album per gli australiani Aversions Crown, secondo uscito per l’etichetta Nuclear Blast, a riprova del grande lavoro che la band sta compiendo in questi ultimi anni. Dopo un disco importante come il precedente “Tyrant“, non era facile portare avanti un percorso artistico che si pone come obiettivo quello di ampliare le soluzioni a disposizione del gruppo. “Xenocide“, questo il titolo del full-lenght, riesce nel suo intento e ci regala un disco dal grande impatto, cupo, dai toni apocalittici, ma dannatamente emozionale.

Per chi non conosce i nostri, gli Aversions Crown sono artefici di un Deathcore caratterizzato da soluzione tecniche dall’elevato coefficiente di difficoltà. Come già detto in precedenza, in “Tyrant” sono apparse le prime aperture verso soluzioni più melodiche, volte a creare brevi quanto intensi segmenti che smorzano la grande aggressività delle composizioni. Questo, ovviamente, permette a “Xenocide” di presentarsi sì come un blocco monolitico, solido e robusto ma, allo stesso tempo, ricco di colori e sfumature.

Nel suo complesso l’album scorre in maniera più che piacevole, in costante equilibrio tra sfuriate deathcore, riff rocciosi che giocano su ritmiche più cadenzate e momenti atmosferici glaciali e sognanti. Dopo l’intro “Void” si parte forte con l’accoppiata “Prysmatic Abyss“/“The Soulless Acolyte“, tra breakdown, ritmiche sincopate e un cantato che agevolmente passa dal growl allo scream non perdendo mai in espressività e funzionalità. “Hybridization” mantiene inalterato l’approccio e lancia la prima vera hit del disco, “Erebus“, un brano dall’anima nera come la pece ma capace di regalare grazi emozioni.

La seconda parte del disco si muove su coordinate stilistiche simili, dove nel magmatico fluire di note emergono la dissonante “Ophiophagy“, la terremotante “The Oracles Of Existence“, la lunga e articolata “Cynical Entity“, la devastante “Stillborn Existence“, e “Misery“. Giunti alla conclusione del disco l’impressione è quella di trovarci di fronte a un lavoro che evidenzia la crescita degli Aversions Crown in maniera netta e chiara. Sentiremo parlare ancora per molto di questa band e di “Xenocide”, un disco valido sotto tutti gli aspetti.

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