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Avatar – Recensione: The King Live In Paris

Nonostante il clima dell’ultimo mese lasci molti dubbi al riguardo, la stagione dei festival estivi si avvicina inesorabilmente e, con “The King Live In Paris”, gli Avatar sono determinati a ricordarcelo, lanciandoci direttamente indietro nel tempo e nello spazio.

Eccoci infatti catapultati al Download Festival tenutosi a Le Plessis-Pâté (Parigi) dal 15 al 18 giugno 2018; il tour è quello di lancio dell’ultimo “Avatar Country”, ma nella setlist di 11 brani trovano spazio tutti i più grandi classici degli Avatar, cosa che rende questo live album decisamente interessante per i fan della band di Göteborg.

Dopo un intro giustamente in francese per rendere doveroso omaggio alla venue, gli Avatar inaugurano lo show con la potente “A Statue Of The King”, per l’appunto tratta dall’ultimo disco. Un pezzo perfetto per svegliare gli animi, settare il giusto mood e confermare le ottime doti vocali del carismatico frontman Johannes Eckerström.

Il versatile timbro del buon Johannes è ancora protagonista con “Let It Burn”, che riporta al 2012 e al disco “Black Waltz”, da cui sono tratte anche la successiva e trascinante “Paint Me Red” e l’iconica “Smells Like A Freakshow”.

Con la sua carica e un ritornello da cantare dall’inizio alla fine, “Paint Me Red” è la perfetta introduzione a quella “Bloody Angel” che è uno dei massimi inni degli Avatar, una ballad non ballad al confine tra melodie strazianti e un’incazzatura profonda, ancora una volta perfettamente espressa dalla vena interpretativa vocale di Eckerström.

“For The Swarm” fa un balzo in avanti al penultimo e bellissimo “Feathers & Flesh”, qui rappresentato da una delle sue tracce più particolari e frenetiche, una breve follia death metal in contrasto con la successiva “Tower”, che scava ancora una volta nella tracklist del fortunato “Hail The Apocalypse” del 2014.

Dopo un siparietto intrattenitivo con i presenti, ecco arrivare “The Eagle Has Landed”, perfetta per farsi accompagnare dal pubblico al grido di “ladies and gentlemen/ your hero has returned again/ everything is gonna be ok” e lasciare il giusto spazio alle doti strumentali degli altri membri della band, davvero impeccabili nella resa dal vivo dei brani.

Lo show si avvia verso la fine ed è il momento di un altro dei pezzi preferiti dai fan, quello che meglio incarna l’attitudine visuale e sonora della band: “Smells Like A Freakshow” è sempre garanzia di massimo coinvolgimento.

L’encore è affidato innanzitutto a “The King Welcomes You To Avatar Country”, che il country sembra avercelo non solo nel titolo, a braccetto con una buona dose di rock’n’roll; il tempo di ringraziare tutti i parigini, tutti i francesi e tutti i presenti, che la conclusione arriva col botto e con l’acclamatissima “Hail The Apocalypse”.

“The King Live In Paris” era indispensabile nella discografia degli Avatar? Sicuramente no, come buona parte dei live che vedono la luce nell’industria musicale di oggi. Farà contenti i fan della band? Su questo, invece, non abbiamo dubbi: le carte in regola ci sono tutte.

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