August Burns Red – Recensione: Found In Far Away Places

Sette album sono un discreto traguardo, traguardo al quale giungono anche gli August Burns Red con questo “Found In Far Away Places” che, lo diciamo da subito, va a candidarsi come uno degli album più belli del 2015 del filone metalcore e, perché no, parlando generalmente di musica “estrema”.

Un ottimo inizio, quasi alla Converge, dove schizofrenia e melodia riescono a convivere e a creare una bella canzone; con “Martyr” notiamo la sontuosa produzione dell’album e il songwriting dei ragazzi che si è evoluto portando a un ibrido che dà vita a un break centrale orientaleggiante e che lascia tirare il fiato, con pacche di basso che preparano il terreno a un assolo chitarristico ficcante e un finale che è un esplosione emozionale. Meraviglia!

Si nota con piacere che le chitarre sono praticamente sulla stessa linea di fuoco della voce, fornendole un controcanto, come in “Identity” , col suo spiazzante intermezzo rockabilly che le fa cambiare pelle prima di un notevole assolo, rendendo questo brano un frullatore a base di tutti questi ingredienti e guarnito da un breakdown e da un tapping.

Diciamo che un tema che ritorna in questo album è quello degli intermezzi un po’ strani: già in “Separating The Seas” troviamo un break in cui ci sono sei corde acustiche e violoncelli, quasi un sirtaki come ritmo, si aggiunge un clarinetto che riesce a rendere tutto un po’ klezmer, salvo poi esplodere in un calor bianco di acuti chitarristici e voce squealing prima di riassestarsi su livelli più umani.

“Ghosts” , col suo inizio alla Parkway Drive per il gusto melodico e con voce ultra pulita nella seconda parte della canzone, dimostra che questi August Burns Red hanno una marcia in più rispetto alla pletora di gruppi nati come funghi negli ultimi anni nel sottobosco metalcore, riuscendo a suonare credibili, pesanti e melodici allo stesso tempo.

Inizio con un coro anthemico nella traccia successiva, un hardcore moderno notevole che vira su tonalità più metalliche, dove le parti chitarristiche dimostrano una padronanza tecnica ragguardevole e a sorpresa torna l’intermezzo, stavolta country! Ci si aspetta di sentire il vocione di Johnny Cash da un momento all’altro!

Un grandissimo CD, dove tre dei quattro brani finali possono rappresentare degnamente buona parte di ciò che è racchiuso in questo gioiellino: “Broken Promises” , “Blackwood” e “Vanguard” sono una triade progressive-metalcore che si pone ai vertici assoluti del genere, potendo lanciare di diritto gli August Burns Red nel gotha dei grandi nomi, in virtù della maturità compositiva che stanno dimostrando e dei progressi che hanno compiuto durante tutti questi anni.

Voto recensore
8
Etichetta: Fearless Records

Anno: 2015

Tracklist:

01. The Wake 3:26
02. Martyr 4:35
03. Identity 4:19
04. Separating the Seas 4:19
05. Ghosts (featuring Jeremy McKinnon) 4:49
06. Majoring in the Minors 4:18
07. Everlasting Ending 5:09
08. Broken Promises 6:12
09. Blackwood 4:42
10. Twenty-One Grams 4:53
11. Vanguard 5:39


Sito Web: http://augustburnsred.com/

Fabio Meschiari

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Musica e birra. Sempre. In spostamento perenne fra Asia e Italia, sempre ai concerti e con la birra in mano. Suonatore e suonato, sempre pronto per fare casino. Da Steven Wilson ai Carcass, dai Dream Theater ai Cradle of Filth, dai Cure ai Bad Religion. Il Meskio. Sono io.

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