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Atreyu – Recensione: Baptize

Il 4 giugno 2021 uscirà “Baptize”, il nuovo album degli “Atreyu” sotto etichetta discografica Spinefarm Records.  La band metalcore californiana, attiva sulla scena musicale dal 1998 , ha annunciato la separazione dal cantante Alex Varkatzas nel 2020 con un conseguente rinnovo della line up che vede alla voce principale Brandon Saller, precedentemente seconda voce e batterista, sostituito alla batteria da Kyle Rosa.

Strange Powers of Prophecy” è un’introduzione all’album caratterizzata dalla particolare e minuziosa armonizzazione delle voci della durata di poco più di un minuto che si concentra sull’obbiettivo di ricercare un senso alla nostra esistenza. Veniamo letteralmente travolti dalla title track “Baptize”, che ci stupisce con la varietà dei  suoi picchi  dinamici offrendoci l’espressione della grinta del batterista Kyle Rosa in primo piano, seguita dai potentissimi riff di chitarra che si combinano perfettamente alle urla di Brandon Saller, che modula la voce colma di rabbia in modi differenti e con un’espressività davvero interessante. I potenti cori aiutano a rendere il tutto ancor più di forte impatto anche nella track successiva “Save Us” esplosiva e cangiante, ricca di suoni potenti che arrivano con aggressività alle nostre orecchie rimanendo comunque orecchiabili nonostante la loro prepotenza.

Se i brani precedenti avevano una carica adrenalinica non indifferente, con “Underrated” gli Atreyu superano le loro barriere per regalarci una traccia pervasa da una violenza sonora che non può far altro che colpirci sin dal primo momento e che viene alternata, soprattutto in prima battuta, a sezioni più calme. Il ritornello segue una linea melodica più orecchiabile, mentre dalla seconda strofa in poi regna il delirio sonoro pervaso da pesanti distorsioni e dalla voce di Brandon sempre più furiosa. Mi ha piacevolmente colpita lo special a metà circa della traccia, che smorza ogni tipo di tensione creata in precedenza con l’aiuto degli archi per poi ritornare nel suo mood iniziale, con una parte vocale tendente al crossover e un riff di chitarra pesante e scandito, che riporta il brano a rientrare sul ritornello e a finire in bellezza, con la ripetizione della parte più violenta del pezzo.

Il testo di “Broken Again” è pervaso dalla tristezza, ma la carica adrenalinica rimane sempre viva. Troviamo anche un assolo di chitarra per la prima volta all’interno dell’album e un ritornello che rimane impresso, come nella successiva “Weed”, dove però ho potuto ascoltare all’interno delle strofe una maggiore influenza crossover/metal e un gran bel lavoro nella scelta dei suoni e delle combinazioni delle chitarre. Con “Dead Weight” cambiamo completamente approccio, con un brano molto intenso e decisamente meno aggressivo, che presenta un arpeggio di chitarra pulito combinato a tratti con una chitarra ritmica ruvida e decisa, per poi arrivare al ritornello ricco di sfumature sonore differenti dove il brano raggiunge il suo apice. Passando per l’inaspettato inizio di stampo elettronico di “Catastrophe”, dai cori adattissimi ad essere cantati nei grandi stadi live assieme al pubblico, e per la forza di  ”Fucked Up”e “Sabotage Me”, arriviamo alle ultime cinque tracce, tre delle quali caratterizzate da collaborazioni importanti, come “Untouchable”, che  vede la partecipazione di Jacoby Shaddix, frontman  dei Papa Roach. Il pezzo non manca certo di groove, è orecchiabile e  l’impronta di Shaddix si fa sentire intersecandosi perfettamente allo stile degli Atreyu. “No Matter What” porta con se  una grande carica emotiva. Il suo inizio è affidato al pianoforte, mentre un attimo dopo sonorità eclettiche e potenti prendono il possesso della scena assieme a un ritornello sentito e emozionale, caratteristica presente anche nei brani “Stay”, decisamente più tranquillo, e “Oblivion”, che vanta la partecipazione di Matt Heafy dei Trivium, molto interessante e particolare, dove la ritmica ruvida e stoppata supporta il pezzo assieme alla forza della batteria e ad un tappeto sonoro ricco di dettagli. Con ” Warrior” e la partecipazione del batterista dei Blink 182 Travis Barker si chiude la tracklist dell’album con un testo molto significativo che, come ha rivelato la band, ha come scopo principale quello di spronare l’ascoltatore a perseverare e a non arrendersi mai, per far capire alle persone che tutti possiamo fare grandi cose e che a volte la nostra grandezza emerge proprio nei momenti più bui. “Warrior è la ricerca della luce attraverso un’oscurità che sembra senza fine” rivela la band con un’immagine davvero forte e chiara di ciò che questo testo vuole esprimere. La parte della batteria è sicuramente molto particolare e inusuale, con un assolo creato per rendere l’idea di una vera e propria “partita di football”, sicuramente un qualcosa di diverso dal solito dove Travis Barker ha dato il meglio di sé.

Un album pieno di testi che lasciano trasparire una grande voglia di rivincita nei confronti di un mondo in cui tutti ci siamo sentiti incompresi e inadeguati almeno una volta nella vita, combinando all’interno degli stessi arrangiamenti suoni aggressivi e violenti a sezioni orecchiabili dove la voce del cantante riesce a far rendere appieno le intenzioni dei testi con grinta e tecnica, supportata sempre e comunque da una sezione ritmica invidiabile.

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