“THE GHOST OF A FUTURE DEAD”, l’ultimo album degli AT THE GATES. Sarò sincero: avrei voluto aspettare il momento perfetto per riprodurre per la prima volta questo ultimo lavoro. Ho evitato di vedere video, di ascoltare i singoli già usciti e di farmi spoilerare riff da amici, ma il momento perfetto proprio non esiste. Quindi, dopo un’estenuante giornata lavorativa, sento che non posso più resistere a quel promo arrivato ormai due settimane fa. Lo devo agli AT THE GATES e a TOMPA. Non sarà un ascolto facile, non sarà una recensione puramente oggettiva, non saranno minuti sereni. La birra è pronta e l’impianto pure: l’ultima fatica di una band che da tempo è diventata leggenda, l’ultima fatica di un uomo che ha condiviso la passione con il mondo, prima come tape trader e poi come musicista. Riposa in pace, TOMAS “TOMPA” LINDBERG.
“The ghost Of A Future Dead” è l’ottavo album della band scandinava che ha contribuito a inventare quello che tutt’oggi chiamiamo “GOTEBORG SOUND”. Nei loro circa 36 anni di carriera, gli At The Gates ci hanno mostrato come dei ragazzini di una città musicalmente non particolarmente affascinante abbiano saputo distinguersi tra i colossi del genere, rendendo il proprio nome una colonna portante della Svezia. Suonando dapprima un Death Metal raw, contaminato qua e là dalla violenza hardcore, con i tutt’oggi ottimi “The red In The Sky Is Ours” e “With Fear I Kiss The Burning Darkness”, hanno posto le basi per il successivo e più famoso lavoro con “Terminal Spirit Disease”, raggiungendo poi la vetta con il classico dei classici, il capolavoro “Slaughter Of The Soul”, per poi mettere in pausa il progetto per ben 11 anni. Sono tornati quindi con i tre dischi più recenti: il ritorno, “At War With Reality”, la conferma “To Drink From The Night Iself” e l’eccentrico (personalmente fortemente apprezzato, ndr) “The Nightmare Of Being”. Oggi recensiremo l’ultimo tassello, “The Ghost Of A Future Dead”, l’epitaffio di Tomas “Tompa” Lindberg.
L’ottavo album della band comprende 12 tracce per un totale di poco più di 44 minuti; la line-up è la stessa del già nominato capolavoro “Slaughter Of The Soul”, con il chitarrista Anders Björler che, dopo aver affrontato gli ultimi tour con la band, ha deciso di riunirsi allo storico gruppo per scrivere l’ultimo lavoro degli At The Gates. Come dichiarato da lui stesso, il ruolo di coordinatore per la stesura delle canzoni è tornato nelle sue mani: si è giostrato con il fratello Jonas nello scrivere i riff presenti in quest’uscita, che non può presentarsi meglio che con il brano d’apertura “The Fever Mask”, un pezzo diretto e feroce, con quella tipologia di riff melodico a plettrata alternata che non può che essere accostata agli At The Gates e che si collega egregiamente al successivo “The Dissonant Void”. Quest’ultimo, come il precedente, ha una struttura molto semplice ma si distingue per la tetra e mesta melodia. Inizialmente, il titolo di questo brano doveva essere quello dell’album, poi cambiato, in seguito alla triste notizia riguardante Tompa, in “The Ghost Of A Future Dead”. Segue “Det Oerhörda”, un brano decisamente teatrale che, sebbene non risulti uno dei più memorabili a fine ascolto, racchiude in sé uno splendido assolo di Björler, che punta tutto sulla melodia piuttosto che sulla tecnica, proprio come in passato, garantendo anche qui un marchio sonoro autenticamente “At The Gates”. “Ritual Of A Waste” parte invece a cannone, con un sano tupa-tupa da parte di Erlandsson. Il brano ha un’interessante componente thrash che accompagna e arricchisce il riffing di chitarra: diretto ed energico, carica l’ascoltatore prima di tornare su lidi melodici con “In Dark Distortion”, dove il tempo si abbassa e troviamo le prime chitarre pulite ad accompagnare la ruggente voce di Tompa. Questo brano rappresenta uno dei momenti migliori del disco per lasciarsi incantare dal frontman. Va ricordato che Tomas ha completato le demo il giorno prima di entrare in ospedale per essere ricoverato: consapevole della sua malattia, è riuscito a concentrare le sue forze nella realizzazione delle demo, le cui tracce vocali sono state poi utilizzate come tracce ufficiali del disco. Il ritmo punk che accompagna il brano è un ottimo tributo alle radici HC-punk del cantante. Segue un altro ottimo pezzo, “Of Interstellar Death”: cacciatori di riff, questo fa per voi. Il brano successivo è uno di quelli che definirei “puro At The Gates”: il riff iniziale, accompagnato dal tupa-tupa di Anders, è azzeccatissimo, così come la travolgente melodia del ritornello. “Tomb Of Heaven” è una sassata in pieno volto: diretto e senza fronzoli, va dritto al punto senza riff particolarmente articolati. “Parasitical Hive” abbassa nuovamente il ritmo: un bel brano che si posiziona ottimamente verso la fine del secondo terzo dell’album. Tra le melodie tetre possiamo apprezzare gli ottimi suoni del disco, che vanta ancora una volta la produzione di Jens Bogren presso i Fascination Street Studios: produzione eccellente, con un missaggio chiaro e perfettamente calibrato. La successiva “The Unfathomable” è personalmente uno dei miei brani preferiti: l’effetto phaser sull’intro apre perfettamente sulla melodia che segue e che si insedia facilmente in testa. Il ritmo martellante ne avrebbe garantito anche un’ottima resa live e, così come esso, il ritornello catchy è difficile da dimenticare. L’aggressività del bridge assicura una carica finale che regala una sessione di puro, violento headbanging: un brano davvero completo. “The Phantom Gospel” cattura per la sua natura distruttiva basata sul tremolo picking. La melodia qui fa da padrone: schema semplice ma efficace e, sebbene le note finali stacchino forse un po’ troppo, il brano scorre che è una bellezza. Siamo quasi alla fine: ancora due brani. Non sorprende quindi che l’undicesima traccia si apra con un lento intro acustico. Non poteva mancare un brano strumentale, e quello che ci propongono gli At The Gates è pura poesia. Sopra l’oscura linea di chitarra acustica si erge una straziante linea melodica elettrica: struggente, strappafiato. Diverso da quanto mi sarei aspettato, ma capace di lasciare il segno. “Förgängligheten”, la transitorietà: tutto è destinato a finire. Un titolo estremamente azzeccato per un brano sensibile e coinvolgente. Dodicesimo e ultimo brano: Tompa, come Ercole, chiude la sua ultima fatica con “Black Hole Emission”, un pezzo dalla forte personalità che spazia tra i vari stili degli At The Gates. Questo brano accompagna ufficialmente all’ultimo ascolto dell’ultimo disco della band, da sempre capace di mantenere una fanbase devota in tutto il mondo, ora pronta a chiudere un capitolo che nessuno avrebbe voluto vedere finire, o quantomeno, non in questo modo. Possiamo solo accennare un amaro sorriso pensando alla volontà di Tompa di portare a termine questo disco, dimostrando ancora una volta quanto tenesse alla musica. D’altronde è stato uno dei più importanti tape trader nella primissima scena metal di Goteborg: fan e leader. La sua vita si è però conclusa troppo presto. Qui non parla solo uno scrittore di Metallus: parla un fan degli At The Gates e, soprattutto, un grande fan di Tompa. Le mie conclusioni sono semplici: e vi anticipo, non aspettatevi un insensato confronto con “Slaughter Of The Soul”. “The Ghost Of A Future Dead” è l’essenza degli At The Gates: un disco che parla di loro senza fronzoli. Non c’è azzardo, non c’è scopiazzatura: ci sono solo gli At The Gates nella loro forma più sincera. Riff furiosi, melodie scure, una batteria martellante e la voce del grande Tomas Lindberg, che ci accompagna per l’ultima volta in un viaggio che non avremmo mai voluto finire. Brani diretti, strutturalmente semplici, che vanno dritti al punto. Prendetevi del tempo, chiudete le finestre e lasciatevi avvolgere da “The Ghost Of A Future Dead”: difficilmente vi deluderà. Con queste parole concludo probabilmente una delle recensioni più importanti, a livello personale, che abbia mai scritto
Arrivederci, Tompa. Leggenda.

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Etichetta: Century Media Records Anno: 2026 Tracklist: 1The Fever Mask (03:12) 2 The Dissonant Void (02:47) 3 Det Oerhörda (03:35) 4 A Ritual of Waste (03:35) 5 In Dark Distortion (03:50) 6 Of Interstellar Death (03:45) 7 Tomb of Heaven (03:53) 8 Parasitical Hive (04:34) 9 The Unfathomable (04:07) 10 The Phantom Gospel (02:44) 11 Förgängligheten (02:41) 12 Black Hole Emission (03:39) Sito Web: https://www.facebook.com/AtTheGatesOfficial |
