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At The Gates: “Non Solo Slaughter Of The Soul” – Intervista a Martin Larsson

Il primo di dicembre è una data che per noi è da segnare sul calendario: un’intervista con gli At The Gates non è cosa da tutti i giorni. Abbiamo passato poco meno di mezz’ora con Martin, che non sarà un fondatore della band ma suona con loro da ormai 30 anni, e la sua disponibilità è stata totale, con risposte inaspettate tanto da conoscere dettagli che probabilmente non sarebbero mai venuti alla luce se non ci fosse stato lui davanti al microfono.

Innanzitutto come stai?

Sto benissimo grazie per avermelo chiesto!

Sei parte degli At The Gates da quasi 30 anni, ti saresti mai immaginato questo risultato? 

No, assolutamente, ma penso che nessuno di noi se lo sarebbe mai immaginato. Se ripenso a trent’anni fa probabilmente non era neanche in progetto di continuare a fare musica e anzi mi sento privilegiato a poter continuare questa carriera a praticamente 50 anni. 

Sono successi diversi episodi importantissimi nella tua carriera, tra cui aver partecipato attivamente alla stesura di uno dei dischi più importanti a livello mondiale: “Slaughter Of The Soul”. Lo state festeggiando con un anno di ritardo, hai un ricordo particolare riguardo quel periodo della tua vita? 

All’epoca si pensava solo a suonare e a stare concentrati. Tra l’altro in quell’anno non abitavo nemmeno a Göteborg, stavo ancora coi miei genitori a Stoccolma, quindi per me era un continuo andare e tornare. Si provava per una settimana, dormivo sul divano a casa di qualche membro e poi tornavo dai miei. Non stavamo nemmeno guadagnando tanto dalla musica quindi ero letteralmente senza soldi e quei pochi che avevo li spendevo nel treno per andare a Göteborg. Forse non è la risposta che ti aspettavi (ride nda), però posso dirti che eravamo molto concentrati nella stesura del disco perché abbiamo passato un periodo molto complicato sia prima che durante le registrazioni. Avevamo organizzato un tour europeo con ben trenta serate ma dopo il secondo concerto è saltato tutto, rimanendo bloccati per qualche giorno in Inghilterra. Eravamo partiti con il presupposto che quel tour ci avrebbe svoltato la carriera in quanto sarebbe stato il primo come headliner con di supporto i Seance, svedesi, e con gli Ancient Rites, belgi. Sembrava tutto così bello ma per colpa della booking ci son stati solo un paio di concerti (l’ultimo il 20 Febbraio 1995 al “The Witchwood” di Manchester nda). Non ti dico tutte le altre disavventure capitate una volta arrivati a casa, ma quella rabbia che avevamo accumulato l’abbiamo sfruttata per scrivere “Slaughter Of The Soul“. 

Suonare quelle canzoni dopo 25 anni che effetto ti fa? Hai un brano preferito? 

Sì, mi piace ancora suonare quel disco, anche se lo considero mono-dimensionale e diretto rispetto al resto della discografia. Non è l’unica cosa che sappiamo fare e non fraintendetemi, ma vorrei che fossimo ricordati non solo per quel disco perché alla fine è stato solo un periodo breve nella nostra carriera. Stai dicendo che ti piacerebbe che vi venisse riconosciuto più di quanto fatto solo per quel disco? Esattamente, per fortuna non tutti sono semplicemente fissati con “Slaughter Of The Soul” e sottolineo che sono grato che sia accaduto.  Poi, se ci pensi bene, a livello logico il nostro successo non sarebbe dovuto nemmeno capitare: scrivi un album, ti sciogli e torni dieci anni dopo con più successo di prima. Conosco almeno una decina di band a cui è successa la stessa cosa, ma che sono diventate parte di una nicchia di ascoltatori, per noi invece è totalmente il contrario. Ancora devo capire come sia potuto accadere (ride nda).

Com’è suonare dal vivo di nuovo con la stessa line-up di quel disco? E com’è stato ri-accogliere nella band Anders?

È così bello averlo di nuovo sul palco con noi. Alla fine era solo uscito dalla band, ma è rimasto nostro amico come sempre. In questi anni abbiamo provato a suonare con diversi chitarristi che erano bravissimi in qualcosa, ma non erano completi come Anders. Finalmente mi sento di nuovo a casa.

Lo stile degli At The Gates in 30 anni si è evoluto senza mai snaturare il senso della band; rispetto agli inizi da cosa trai ispirazione? 

Questo è il bello degli At The Gates, siamo una band metal ma più in generale siamo amanti della musica. Ascoltiamo tantissimo e questo ci da moltissima ispirazione, uguale per Tompa e la sua passione per la lettura che lo aiuta nella stesura dei testi. Poi è ovvio che creare qualcosa di completamente nuovo è impossibile e se lo dovessi mai fare, suonerebbe troppo strano e orribile (ride nda). Noi cerchiamo solo di allineare il tutto e poi scrivere musica che sia consona con il nome che abbiamo portando comunque idee nuove e provare cose differenti rispetto a quanto fatto in passato. E l’ultimo disco è l’esempio calzante, tante nuove idee con l’essenza degli At The Gates

Come ti sei messo in contatto ma soprattutto come sei entrato a far parte della band trent’anni fa?

Io e Tompa eravamo amici di penna ma all’epoca suonavo ancora nel mio vecchio gruppo, gli House Of Usher. Con loro avrò fatto un massimo di cinque concerti ma almeno due insieme agli At The Gates, diventando subito amici in quanto la scena metal era abbastanza piccola in rapporto a oggi. Parlai un po’ con Jonas scambiandoci gli indirizzi per inviarci a vicenda i nostri demo, che per gli At The Gates si trasformò in un secondo momento nel mini EP “Gardens Of Grief”. Rimanemmo in contatto e dopo circa un anno Alf (Svensson nda) uscì dalla band e loro avevano bisogno di un sostituto. Circolavano alcuni nomi tra cui il mio e Jon dei Dissection , ma lui preferì concentrarsi sulla sua band. Alla fine rimasi io con Mattias, l’altro chitarrista degli House Of Usher, ma fui l’unico a presentarsi per il provino. Questo è quanto.

The Nightmare of Being probabilmente è il disco più maturo della band con qualche azzardo, come in “Garden of Cyrus” che ho davvero apprezzato. È uscito in pieno periodo pandemico, ma nonostante ciò, quanto quel periodo di lock down ha influito sul risultato finale del disco? 

Non tantissimo in quanto eravamo nello stadio avanzato della stesura del disco quando scoppiò il lockdown. Ciò ci permise di concentrarci di più sui vari dettagli delle canzoni e roba simile senza pressioni. Probabilmente siamo state una di quelle band fortunate, la pandemia ci ha permesso di trovare più tempo nel registrare il disco, rispetto ad altre che avevano fatto uscire da poco il nuovo album e si sono visti cancellati tour interi per due o tre anni. Per loro mi è dispiaciuto davvero molto. 

È in programma un tour Europeo in supporto al vostro ultimo disco? 

Non so sinceramente, abbiamo fatto solo poche date in Svezia e il progetto per il 2023 è scrivere per il nuovo album. Probabilmente per i prossimi tour vedremo di portare più canzoni da “The Nightmare Of Being“.

Visti gli ottimi risultati che avete ottenuto, cosa dovremmo aspettarci nel prossimo album? 

Sicuramente un disco alla At The Gates con qualche novità come successo recentemente con “The Nightmare Of Being“. Per ora non lo sappiamo nemmeno noi (ride nda). L’unica cosa che so è che sono molto eccitato nel tornare in studio per un nuovo album.

L’anno scorso con la rivista abbiamo scritto tre articoli sul trentennale del Göteborg Sound, prendendo come data di inizio il primo EP degli At The Gates “Gardens of Grief”, in cui tu ancora non ne facevi parte. Però cosa puoi raccontarci di quel periodo? Come si viveva la musica metal in Svezia?

Per me il Göteborg Sound è un po’ strano, perché non ci sono così strettamente legato. Molto death metal è melodico, con le sue varie sfaccettature ma sostanzialmente sempre di melodic si parla. Di sicuro le band coinvolte sono cresciute insieme; In Flames, Dark Tranquillity e At The Gates, ma nonostante gli aspetti in comune, ci sono più differenze. Opinione personale ovviamente.

Ne stavamo parlando giusto in macchina mentre venivamo qui riguardo le differenze sostanziali di sound tra le band, ma che vengono comunque inserite tutte nel Göteborg Sound.

Sì, è una specie di suddivisione dei generi forzata, per dare sempre un’etichetta a ogni cosa e in questo frangente particolare prendere la città che accomuna tutti. Poi io sono molto più legato alla scena di Stoccolma e ti faccio un esempio: l’altro giorno stavo ascoltando il disco di debutto dei Dismember e cazzo, quello è melodic death, ma siccome non è di Göteborg si chiama swedish death metal. Poi la scena in città è ancora viva, ci sono gruppi validi come gli Ensnared che propongono un bell’old school. Sono più un tipo che vive la scena andando per locali, infatti è proprio assistendo ai concerti delle varie band che ho scoperto gli Ensnared o gli Armory, che propongono speed metal o gli Antichrist anche se non sono proprio della città.

Quindi stai notando che le nuove band suonino più old-school rispetto ad una proposta più contemporanea?

Non so, ma è quello che cerco io, anche perché ho cinquant’anni (ride nda). 

Cosa non ha funzionato con gli House Of Usher? 

Il motivo principale è che non avevamo tempo e poi praticamente, anche se non mi ero trasferito a Göteborg, ero sempre là. Poi chi portava avanti il progetto eravamo io e l’altro chitarrista Mattias, mentre gli altri facevano fatica perché nel mentre si erano messi a suonare in altre band punk in città. Alla fine non c’era più tempo per gli House Of Usher, anche se non ci siamo mai ufficialmente sciolti, abbiamo solo messo in attesa il progetto nella speranza che un giorno si potesse tornare a suonare (ride nda). Poi circa dieci anni fa noi due (parla sempre di Mattias nda) creammo una band rock chiamata Underachiever, con i vecchi riff della nostra prima band, ma anche lì purtroppo dopo un paio d’anni non proseguimmo a causa dei miei impegni con gli At The Gates. Sono però ancora molto legato a quelle canzoni e abbiamo fatto un cd-r con il demo e la pagina MySpace

Se per una miriade di band contemporanee voi siete stati la loro fonte di ispirazione, tu da giovane chi avevi come idolo? 

Non ce n’è mai uno solo, ce ne sono cento di solito (ride nda). Ma personalmente ero già molto in fissa con gli At The Gates da giovane, in quanto stavano proponendo qualcosa di veramente nuovo e fresco. Poi sono amante delle sonorità prog anni ‘70 come i King Crimson e loro mischiavano metal svedese e prog, quindi proprio quello che stavo cercando. Poi non è così facile far parte di una band che ami e segui ed in più esserci stato amico prima, insomma una vera e propria fortuna. 

Cosa stai ascoltando in questo momento?

Sto ascoltando moltissimo gli Endless Boogie, sono di New York e mischiano una sottospecie di ZZ Top e Status Quo ma con canzoni da venti minuti, per questo si chiamano Endless Boogie (ride nda).

L’intervista è finita! Grazie per l’opportunità concessa!

Grazie a voi!

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