At The Gates: “At War With Reality” – Intervista a Tomas Lindberg

Correva l’anno 1995 quando gli At The Gates diedero alle stampe “Slaughter Of The Soul”, capolavoro assoluto del metal estremo e non solo. Sono passati quasi vent’anni da quella data e da allora la band svedese non ha più pubblicato nuovi album: fino ad oggi almeno, perché il digiuno si è interrotto proprio questo mese con l’arrivo del nuovo “At War With Reality”, disco davvero ottimo. Non potevamo quindi perdere l’occasione di celebrare il ritorno più atteso degli ultimi tempi con una bella intervista al leader del gruppo, il disponibilissimo Tomas “Tompa” Lindberg; di seguito l’esito della nostra chiacchierata.

Quali sono le vostre sensazioni per il fatto di tornare con un nuovo album dopo quasi 20 anni?

E’ davvero eccitante, una delle cose più eccitanti che abbia mai provato! E’ stato un grande impegno per noi vedere finalmente la luce del giorno. E’ molto gratificante.

Qual è il significato del titolo, “At War With Reality”? Si tratta di un concept album?

Sì, si tratta di un concept album basato sulla filosofia post-strutturalista. Abbiamo affrontato l’idea della non-spiegazione della realtà: noi crediamo che ogni persona abbia la propria realtà, che cambia di continuo, ogni giorno, a seconda del contesto e delle esperienze che si provano.

Sono molto curioso di saperne di più sull’intro, una traccia narrata, in spagnolo, in cui ci si interroga sulle possibilità relative all’esistenza di Dio: è tratta da un film? Come mai l’avete scelta?

Non si tratta di una citazione da un film, bensì di un estratto da un libro dello scrittore argentino Ernesto Sàbato. E’ stato narrato dal mio amico Anton Reisenegger dei Pentagram e dei Lock Up (con Pentagram ci si riferisce alla band cilena nata nel 1985 e che ha recentemente cambiato nome in Pentagram Chile, da non confondersi quindi con gli omonimi, seminali doomsters americani, n.d.r.). Il suono dell’intro è stato invece realizzato dallo stesso autore che creò quello di “Blinded By Fear”: si tratta insomma di un’intro molto speciale per noi!

Ascoltando il disco possiamo riconoscere il vostro inconfondibile marchio di fabbrica, ma aggiornato con nuove caratteristiche e influenze: concordi con questa definizione?

Sì… fin da quando abbiamo creato la band ci siamo posti la condizione di non avere confini, il concetto era che il gruppo avesse una propria personalità, un’anima. Tale concetto è rimasto intatto in questo disco: la sensazione è quella degli At The Gates che esprimono sé stessi, ma allo stesso tempo è difficile stabilire punti fissi, definire qual è la caratteristica saliente. E’ la malinconia? E’ la disperazione? Non lo so! Sentiamo però che si tratta di qualcosa di genuino, sincero, aderente al concetto degli At The Gates, ma come hai detto abbiamo guardato avanti, evidenziando allo stesso tempo non solo le influenze di “Slaughter Of The Soul”, ma anche quelle degli album precedenti.

Cosa puoi dirmi sul processo di song-writing? Chi sono i principali autori delle musiche e dei testi?

Anders e Jonas hanno scritto tutte le musiche, probabilmente Anders il 70% e Jonas il 30%, mentre io ho scritto tutti i testi. Ci siamo trovati insieme, come una band, lavorando molto duro su diversi processi e aspetti del song-writing. Una volta l’uno, una volta l’altro, qualcuno proponeva determinate idee sulle canzoni… queste avevano vita propria. Registrare il disco in segreto è stata una nostra scelta, nessuno sapeva che stavamo scrivendo: in questo modo non abbiamo avuto pressioni legate al tempo, od ogni tipo di pressione esterna in generale. Abbiamo così potuto attendere fino a ché ognuno di noi non è stato felice del risultato.

Parlando del mix dell’album, tu hai dichiarato: “volevamo che lo stile emergesse come se fossimo noi cinque a suonare insieme in una stanza”? Cosa intendevi con questa affermazione?

Intendevo dire che volevamo un suono molto naturale, organico su questo disco, quasi come un sound old-school. L’album suona molto vero e realistico, non sintetico come alcune produzioni toppo pulite e chiare, che fanno un grande uso di Pro Tools! Ahah! Volevamo creare qualcosa di reale su questo disco perché siamo sempre stati una vera band, che mantiene un determinato format anche sul palco.

Il disco uscirà in un’edizione limitata Mediabook: potresti dirmi di più su questa edizione speciale?

L’edizione più grande, credo che si chiami “Art Book” o qualcosa di simile, è essenzialmente un libro dalle dimensioni di 12 pollici, come un coffee table book, di circa 40 pagine molto artistiche e realizzate in carta di ottima qualità. Contiene quindi 3 CD: l’album normale, un bonus CD con 4 canzoni e un ulteriore CD con delle versioni alternative in 5.1 surround mix.

In gennaio suonerete 3 show in Italia: che tipo di concerti dobbiamo aspettarci?

Sarà grandioso tornare in Italia! L’ultima volta, al Metalitalia Festival, eravamo in quattro: questa volta ci saremo tutti e cinque! La nostra idea è quella di sviluppare il concerto come un viaggio attraverso tutta la nostra carriera, con canzoni estratte da ogni disco. Incorporeremo certamente nuovo materiale, ma senza perdere troppo spazio dedicato ai vecchi brani. Sarà una setlist più lunga, con più canzoni, più aggressiva, più malinconica, con molta più passione per i fan. L’Italia è sempre stata molto generosa verso di noi, quando abbiamo suonato al Metalitalia Festival il pubblico è stato straordinario, non vediamo l’ora di ritornare!

Hai già anticipato in parte la mia prossima domanda! Lo scorso maggio avete appunto partecipato al Metalitalia Festival in una situazione molto particolare, dal momento che all’ultimo minuto Anders non ha potuto suonare a causa di un problema di salute. Voi avete deciso di suonare lo stesso, nonostante questa difficile condizione, e tutti sono rimasti impressionati dalla vostra professionalità: com’è stato possibile eseguire un grande concerto come quello pur rimanendo in 4 e senza il vostro chitarrista solista?

Quando abbiamo capito che Anders non sarebbe potuto venire, dopo esserci ritrovati nell’hotel abbastanza presto nella giornata, tutti e quattro ci siamo riuniti in una stanza analizzando ogni canzone e decidendo quali parti Martin avrebbe dovuto suonare, quali avrebbe dovuto eseguire in modo differente e in quali casi avrebbe dovuto incorporare entrambe le chitarre in un unico riff. Così abbiamo davvero riarrangiato tutto il lavoro delle chitarre! Arrivati al concerto noi abbiamo suonato esattamente come le altre volte, ma Martin ha fatto un lavoro doppio, è stato fantastico! Fin da quando è entrato nella band, in un certo senso, lui è sempre rimasto nell’ombra di Anders, ma noi sappiamo che è davvero bravo. E’ stata inoltre molto bella l’accoglienza che abbiamo ricevuto da parte del pubblico: le persone hanno capito che volevamo suonare e non volevamo cancellare lo show, sono state molto comprensive e hanno capito la situazione. Per questo abbiamo davvero voglia di tornare in Italia.

Ora che siete tornati con un nuovo album, pensi che porterete avanti la vostra carriera in studio, oppure “At War With Reality” rappresenterà un episodio isolato?

Non si sa mai! Abbiamo già fatto in precedenza dichiarazioni e promesse, del tipo “non faremo più un nuovo album”, “non faremo più nessuno show”, e le abbiamo già rotte tutte quante! Ahah! Perciò penso che sia meglio non fare più alcuna promessa. Al momento sentiamo di essere una band attiva, vogliamo esserlo e vogliamo fare concerti e registrare album. Siamo molto felici di trovarci nell’attuale situazione, ma… chissà cosa ci porterà il domani! Rimaniamo aperti ad esso. Posso dire che ora come ora non c’è il piano di registrare un altro album, ma ci sentiamo di voler andare avanti… però non facciamo promesse! Ahahah!

matteo.roversi

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Nerd e metallaro, mi piace la buona musica a 360 gradi e sono un giramondo per concerti (ma non solo per questi). Oltre al metal, le mie passioni sono il cinema e la letteratura fantasy e horror, i fumetti e i giochi di ruolo. Lavorerei anche nel marketing… ma questa è un’altra storia!

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