Dragonland – Recensione: Astronomy

Che questa fosse una buona annata per il metal classico ce ne eravamo accorti tutti, ma che anche una band da sempre di secondo piano come i Dragonland arrivasse a produrre un disco tanto riuscito è una vera sorpresa. ‘Astronomy’ è un esempio fulgente di power-metal melodico e raffinato come da tempo non si sentiva. I riferimenti stilistici passano dagli Stratovarius di ‘Fourth Dimension’ e dai Sonata Arctita (‘Contact’ è forse il brano più esemplificativo in questo senso), ma anche marginalmente da Kamelot, Evergrey, Rhapsody e Nightwish. In pratica nessuna di queste band viene però scopiazzata in qualche modo e il songwriting si apre ad alcuni passaggi progressivi (‘Supernova’) e arrangiamenti classici che stupiscono per la perfetta resa contestuale (‘The Scrolls Of Geometria Divina’). Il vocalist Jonas Heidegert impressiona per estensione e controllo, mai una sbavatura o una forzatura, eppure le vette raggiunte dalla sua voce sono notevoli e le melodie che esegue per nulla semplicistiche. Anche grazie ad una produzione esplosiva la tensione emotiva rimane sempre elevata e mai cresce nell’ascoltatore la sensazione di essere di fronte ad un disco troppo sdolcinato o facilone. Un brano come ‘Antimatter’ è poi la dimostrazione di come si possa suonare power-melodico con un’impronta aggressiva degna del metal estremo. Nella seconda parte l’album cresce ancora per intensità e complessità… ‘Beethoven’s Nightmare ‘ è una dei momenti migliori che il genere ci abbia regalato di recente, con qualche riferimento vicino ai magnifici Mechanical Poet. La power ballad ‘Too Late Of Sorrow’ è assolutamente un potenziale hit straordinariamente eseguito e per nulla banale nella sua immediatezza melodica. La conclusiva suite divisa in tre movimenti è l’apoteosi del disco: 14 minuti strumentali in cui metal, classica e atmosfera si mescolano in modo perfetto per creare una colonna sonora appassionante. Indiscutibilmente un disco da avere.

Voto recensore
8
Etichetta: Century Media / Emi

Anno: 2006

Tracklist: 01. Supernova
02. Cassiopea
03. Contact
04. Astronomy
05. Antimatter
06. The Book Of Shadows IV: The Scrolls Of Geometria Divina
07. Beethoven’s Nightmare
08. Too Late For Sorrow
09. Direction: Perfection
10. The Old House On The Hill Part I: A Death in The Family
11. The Old House On The Hill Part II: The Thing In The Cellar
12. The Old House On The Hill Part III: The Ring Of Edward Waldon

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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