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Artillery – Recensione: Penalty By Perception

Sarà l’onda lunga della nuova linfa portata alla band dai tuttora recenti arrivi di Michael Bastholm Dahl e Josua Madsen, rispettivamente cantante e batterista qui alla seconda prova in studio, sarà l’ispirazione che ancora anima il gruppo danese già dal precedente, ottimo disco “Legions”, ma il nuovo lavoro degli Artillery è ancora una volta un signor album. “Penalty By Perception” si compone infatti di undici canzoni vincenti, ognuna ben identificabile e distinguibile dalle altre, che fanno emergere tutta la tecnica e l’abilità compositiva dei nostri.

Lo speed/thrash del quintetto si fa ormai sempre meno sporco e più vicino a un metal di stampo classico: le sfuriate e la velocità certo non mancano, ma nemmeno la melodia e un cantato limpido e acuto. Le chitarre western della opener “In Defiance Of Conformity”, il riff pulito di “Live By The Scythe” o l’introduzione in crescendo della title track vanno inevitabilmente a finire in pezzi arrembanti e rapidissimi, perfetto connubio  fra il trash di vecchia scuola e l’heavy metal più spigoloso e immediato.

Rites Of War” è tagliente fin dalle prime battute, in “Sin Of Innocence” c’è addirittura spazio per atmosfere e ritmi orientaleggianti. Una ballad a metà disco poi non può mai mancare e se vogliamo è anche un po’ scontata, ma basta lasciarsi trasportare dal suadente pianoforte della bellissima “When The Magic Is Gone” per perdonare il combo danese per questa mossa a tavolino e godere di questo ottimo brano. Si chiude alla grande con la martellante “Welcome To The Mind Factory” e si va tutti a casa felici e contenti.

I fan delle intramontabili sonorità classiche e old-school che affondano le loro radici negli anni ’80 sono avvisati: qui c’è per loro una delle migliori uscite di questa annata. Già da alcuni anni gli Artillery stanno vivendo una seconda giovinezza e questo “Penalty By Perception” ne è la dimostrazione lampante.

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