Metallus.it

Art Nation – Recensione: Inception

La storia degli svedesi Art Nation è innanzitutto quella del loro cantante e co-fondatore Alexander Strandell (Crowne), che nel presentare il nuovo lavoro della band racconta di come, dal fortunato debutto di “Revolution” (2015), le pressioni dovute al successo ed agli obblighi contrattuali abbiano pesantemente – e negativamente – influito sulle uscite successive e sulla sua vita privata. Persi tutti gli amici in concomitanza con l’uscita di “Liberation” (2017), la pandemia ha offerto a Strandell l’occasione di ripensare alle proprie priorità e quella di riformare gli Art Nation nella loro line-up originale, anche grazie all’insistenza gentile esercitata da Frontiers: e così “Inception” saluta il ritorno di Christoffer Borg alle chitarre, Richard Svärd al basso ed Alexander Lundgren alla batteria, rappresentando non solo una nuova tappa nel percorso artistico del quartetto, ma anche un nuovo capitolo della storia umana dei suoi membri originali. Forte di solide fondamenta stilistiche (“Una combinazione equilibrata tra melodia e tecnica, tra testi nè troppo leggeri nè troppo impegnati e parti strumentali di rilievo”, dicevamo su queste pagine già otto anni fa), il gruppo scandinavo propone undici tracce di lunghezza contenuta, all’insegna di quell’AOR agile che caratterizza le migliori espressioni nordiche: un’agilità che, lungi dal rappresentare un assemblaggio frettoloso, permette in realtà di fare leva sulle parti migliori, sulle idee più efficaci e sugli scambi più raffinati, offrendo un ascolto che raramente annoia o delude.

Art Nation - "Echo" - Official Music Video

Eleganti ma anche potenti, gli Art Nation: basta ascoltare il drumming modern metal dell’iniziale “Brutal & Beautiful” per apprezzare un approccio che, pur sfociando in un ritornello dalla forte connotazione melodica, si basa comunque su una sezione ritmica robusta e dinamica (anche e soprattutto in “Somewhere I Know I Belong”), secondo una formula croccante che gli Eclipse di Erik Mårtensson – giusto per citare un nome – hanno contribuito a codificare con i loro eccellenti album. Senza heavy e senza glam/sleaze, qui la formula è un distillato di straordinaria purezza affidato più alla geometria che all’immagine, e consigliato soprattutto a chi apprezza il genere senza le distrazioni – comprese le anonime ballad – che spesso esso porta in dote. La performance di Strandell, inoltre, esprime quell’entusiasmo per la ritrovata unità che lo stesso artista svedese definisce il vero ingrediente segreto di “Inception”: da “The Last Of The Burned” a “Break Up”, passando per la conclusiva “Powerless”, la sua interpretazione è tecnicamente impeccabile e contagiosamente espansiva, quasi a voler accogliere in un ideale abbraccio tutti quanti avranno seguito la sua creatura fino a questo punto.

Ed allora anche lo storytelling alla base del disco, con i suoi richiami al valore delle amicizie ed all’attenzione nei confronti del proprio benessere mentale, acquista un senso che dà ulteriore spessore a questo nuovo lavoro: argomenti che altrove potrebbero sembrare abusati o inflazionati, riacquistano una rilevanza nuova e credibile nel momento in cui, ascoltando una “Light The Fire”, capisci che tra le tracce del disco una parte di questa sofferenza c’è finita davvero, rendendo tutta l’esperienza ancora più genuina e personale. Una passione ed un entusiasmo che sembra di cogliere anche tra gli altri componenti, con una nota particolare per gli assoli alle sei corde di Borg: l’album sarà anche ispirato da melodie dirette e cori catchy (“1001”) ma le parti strumentali rimangono tutte ed indistintamente di grande pregio, esaltate da suoni perfetti e caratterizzate da un’esecuzione notevole.

Tutto scorre setoso ed apparentemente semplice, essenziale ed opulento al tempo stesso, lasciando in molti dei brani in scaletta la sensazione che anche quel minutino in più non avrebbe guastato… ma in fondo è più bello alzarsi da tavola con ancora un po’ di fame, dicono. Presto disponibile anche in un’edizione limitata in vinile, una possibilità che registro sempre con nostalgico piacere, “Inception” si pone nel giro di una manciata di canzoni come autorevole rappresentante di quella corrente nordica che ha saputo coniugare, spesso in modo unico, melodia ed energia, drive da rock moderno (“Fight Fire With Fire”) ed elementi sinfonici (“Echo”), immagine patinata e positiva (“Superman”) con contenuti di assoluta sostanza. Più o meno qualsiasi prodotto in grado di guadagnarsi un posto in questa esclusiva super league nordica merita un ascolto, ed i redivivi Art Nation del 2023 non fanno certo eccezione: il loro è un contributo fondamentale alla causa, una tappa fondamentale dal punto di vista umano ed artistico, e per noi anche un modo assai piacevole di regalare trentotto dei nostri preziosi minuti alla musica.

Exit mobile version