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Neaera – Recensione: Armamentarium

Considerati oggi come uno degli astri nascenti del panorama metalcore internazionale ma dotati di un sound più debitore del death scandinavo degli anni Novanta, i tedeschi Neaera tornano puntualmente a distanza di un anno da ‘Let The Tempest Come’ con il terzo full-lenght ‘Armamentarium’.

In questo nuovo capitolo discografico il timbro si è notevolmente inspessito, correndo parallelamente alle sonorità dei connazionali Heaven Shall Burn, che con ‘Deaf To Our Prayers’ hanno riscosso un successo sorprendente e quasi inaspettato.

I Neaera cercano di ripercorrere tale scia, introducendo però troppi elementi derivati dallo stile degli At The Gates e sacrificando così l’originalità che avrebbe dovuto emergere dalle tracce di ‘Armamentarium’: basti accostarsi alle prime due canzoni ‘Spearheading The Spawn’ e ‘Tools Of Greed’ per comprendere come si sia evoluto il sound della band. Ci sono certamente degli influssi anche più moderni, come dimostra la quarta ‘Synergy’, ma il lavoro nel suo complesso rimane fin troppo uguale nel suo feeling impetuoso ed aggressivo; pochissimi sono però gli intervalli in cui la batteria frena il suo inarrestabile andamento e ciò non è di sicuro un tratto positivo per ‘Armamentarium’.

I Neaera avrebbero dovuto curare maggiormente la varietà sul loro terzo album di studio, poiché esso risulta scarno di soluzioni differenti e convincenti; nonostante le doti tecniche siano eccezionali, i Neaera cadono nell’errore di emulare gli Heaven Shall Burn e pertanto non si consiglia ‘Armamentarium’ a coloro che cercano un lavoro diverso ed innovativo nella scena estrema.

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