Gli Aries Descendant sono una nuova formazione, fortemente voluta dagli amici Jonah Weingarten (Pyramaze) e Nicklas Sonne (Defecto, Evil Masquerade): tastierista e compositore per film e videogiochi il primo, batterista e chitarrista il secondo, i due musicisti si propongono di realizzare – con “From The Ashes Of Deceit” – una nuova convergenza tra i generi, unendo metallico e sinfonico in un modo che, partendo dalle rispettive esperienze, possa contemplare anche elementi di originalità. Dopo un’intensa introduzione orchestrale, che dà il nome all’album, il proposito della formazione danese diventa più chiaro con l’ascolto del primo ed esplicito singolo “Aflame The Cold”: per quanto orientarsi verso il metal sinfonico non rappresenti certo una novità, il posto e l’importanza dei quali godono le orchestrazioni all’interno di questo sviluppo melodico e pulito contribuiscono a differenziarlo, almeno in parte. Difficile parlare di vera novità, certo, ma la sensazione è con gli Aries Descendant archi e tastiere siano più di un semplice ornamento, donando struttura e corpo all’intero impianto e presidiando spazi, come accade con alcuni intermezzi eleganti, che senza queste suggestioni non sarebbero stati altrettanto efficaci. Il progetto non appare comunque eccessivamente sbilanciato a favore di questi elementi: assoli di chitarra ed incisività del drumming, uniti a qualche passaggio dal cantato più sporco (“Mechanical Ascendance” è la canzone che io avrei eletto a singolo), rendono l’esperienza più ricca e completa, insieme ad una produzione cristallina che ne esalta i passaggi.
L’elemento umano non è trascurato: ci sono brani, come ad esempio la più lenta “Oblivion”, nei quali alla voce viene concesso uno spazio maggiore, perché la bontà delle linee vocali reclama un’attenzione speciale. E qui tutta la musica vira per esaltare un coro, un ritornello o la delicatezza di un passaggio che vede chitarra ed oboe procedere di pari passo, mentre gli archi si fermano per un istante, aspettando il loro turno per tornare ad esplodere. Questo continuo scambio di attenzioni, che vede ad esempio la ritmica tornare sugli scudi in una “Symphony Of Demise” di impostazione più power, è probabilmente quel fattore di novità che Weingarten e Sonne, la cui interpretazione vocale merita un plauso convinto, intendevano proporre. La definizione di “auditory experience” si adatta particolarmente bene al tipo di viaggio che “From The Ashes Of The Deceit” si propone di offrire, perché la qualità dell’esperienza offerta dalle sue dieci tracce risulta superiore a quella dei singoli episodi: il motivo è che solo considerandolo nella sua interezza si potranno cogliere i movimenti più sottili e le differenti messe a fuoco, le tonalità di colore che contraddistinguono i suoi atti e – non meno importante – il buon lavoro svolto dall’agile duo in ogni occasione.
In nome di questa impostazione, stilisticamente varia ma anche piuttosto solida dal punto di vista del suo concetto di base, il disco risulta sempre di facile lettura, certamente ispirato ad uno sviluppo melodico che non aspira ad essere immediatamente accattivante, o vincente dal punto di vista commerciale, ma a coinvolgere con spazi e minuti (la densa “Echoes Of Betrayal” ti cattura otto minuti di vita, ma ne vale la pena), ispirato ad una gradualità e ad una lentezza forse anacronistiche ma, almeno, in grado di far dimenticare per un momento quel tutto & subito al quale molti progetti estemporanei e meno convinti si affidano.
Questo approccio, musicalmente denso ma per la maggior parte rilassato dal punto di vista ritmico, rende “From The Ashes Of Deceit” un disco nel quale le componenti metalliche non affievoliscono quel carattere delicato e romantico, talvolta struggente, che gli Aries Descendant provano ad interpretare in chiave moderna: la citazione della saga di Castlevania (Konami, 1986) affidata all’elegante “Downfall” è molto più che un semplice esperimento (riuscito), evidenziando al contrario una capacità di comporre e rielaborare in chiave metal e contemporanea, alla quale si potrebbero affidare le fortune di tanto altro materiale, proveniente da mondi lontani, in futuro. Nonostante a questo primo lavoro della ditta Weingarten / Sonne manchino ancora un filo di morso e mordente, perché questo debutto sembra sempre un po’ sul chi va là, rinunciando con eccessivo rigore ad includere un paio di passaggi più catchy in scaletta, la quantità e la qualità dell’impegno riposto dai due emergono con la stessa facilità che ne accompagna interamente l’ascolto. Tradito solo da una copertina che, pur bella, non ne rappresenta pienamente il contenuto, l’ambizione e la profondità, “From The Ashes Of Deceit” è un disco di orchestrazioni sobrie ed intense melodie che descrive un’idea interessante, in un modo che al debutto risulta già piacevole all’ascolto.

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Etichetta: Frontiers Music Anno: 2024 Tracklist: 01. From The Ashes Of Deceit 02. Aflame The Cold 03. Oblivion 04. Symphony Of Demise 05. Moira 06. Downfall 07. Renewal Of Hope 08. Mechanical Ascendance 09. Echoes Of Betrayal 10. The Heart Of The Forest (Feat. Tina Guo on Cello) Sito Web: facebook.com/ariesdescendant |
