Archon Angel – Recensione: II

Giungono al secondo album gli Archon Angel, band del cantante Zak Stevens (Circle II Circle, Trans-Siberian Orchestra e soprattutto Savatage) affiancato da una formazione tutta italiana che vede Aldo Lonobile alle chitarre, Nik Mazzucconi al basso, Marco Lazzarini alla batteria, Alessandro Del Vecchio alle tastiere ed Antonio Agate a curare gli arrangiamenti. Il debutto del 2020, intitolato “Fallen”, fu il frutto di una collaborazione che Stevens e Lonobile avevano instaurato lavorando al disco degli Avalon di Timo Tolkki “Return To Eden”, che Lonobile aveva suonato e prodotto, mentre Stevens si era limitato a comparire su alcune tracce in veste di ospite (come già fatto per Machines Of Grace, Jon Olivia’s Pain ed altri). Sull’onda dei positivi riscontri ottenuti in occasione dell’uscita di quel primo lavoro, “II” vede quindi il duo riunirsi per interpretare undici nuove tracce che – forti di una line-up di tutto rispetto – spaziano per cinquanta minuti tra heavy, power e progressive. L’apertura orchestrale e grave di “Wake Of Emptiness” è perfetta per settare il mood di questa seconda uscita, che combina le strutture tipiche dell’heavy con un’orchestrazione molto presente (come tipico di molti dei lavori ai quali collabora Agate) ed il drumming progressivo di Lazzarini, che con la sua creatività sarebbe in grado di risvegliare dal torpore anche la band più immobile, bolsa e stanca. Nonostante la canzone di per sé non faccia poi molto per scolpirsi nella memoria, essa presenta tutti gli elementi che ritroveremo lungo la consistente scaletta, con l’interpretazione sempre partecipe di Stevens a fare da esperto collante.

Ed è proprio nell’efficacia di questo collante che risiede forse la più grande criticità di questo lavoro: sebbene l’impressione generale sia quella di una produzione opulenta, per la ricchezza delle partiture, la spettacolarità degli assoli di Lonobile e la vibrante eterogeneità dei suoni, le undici canzoni sembrano progressivamente ridursi – col passare dei minuti – ad un mero esercizio di stile, quasi un pretesto per tenere insieme, se serve anche forzatamente, tutto questo ben di Dio (“One Last Reflection”). Le linee vocali, in particolare, sono generalmente poco interessanti (“Fortress”), con i cori che rappresentano le vittime più illustri di questo incedere nella fitta nebbia: tutto infatti suona un po’ spento e forzato (“I Will Return”), in aperto contrasto con una parte strumentale che – forse nell’intento di compensare – appare invece fin troppo scoppiettante. Certamente il disco fa molto, troppo affidamento sulla professionalità di Stevens, mandando la sua bella voce allo sbaraglio anche quando le idee latitano… ma così facendo si finisce per alimentare il rammarico nei confronti di quello che, con un interprete del genere, si sarebbe potuto fare (“Lake Of Fire“) e invece no. E’ anche vero, volendo allargare il discorso, che quello che ad alcuni potrebbe sembrare un bilanciamento sostanzialmente irrisolto (“Bullet Proof”), per altri rappresenterà la genuina natura del power-prog, un genere che merita attenzione e sostegno anche per il successo che riscuote tra le formazioni di casa nostra, tecnicamente preparate ma non sempre così efficaci dal punto di vista compositivo. E così il bello contenuto da “II” arriva sì ma a rate, con i brani che tutti presentano spunti dinamici (“Quicksand” è tra le cose più heavy e migliori) pur senza sfociare, praticamente nessuno, in qualcosa di impatto immediato, empatico, davvero viscerale.

Anche se forse non risponderà alle aspettative di tutti, perché una parte del pubblico lo accoglierà come un prodotto che disperde le tonnellate del suo talento alla ricerca di una formula ancora da affinare (“Afterburn”), il secondo disco degli Archon Angel ha il merito non trascurabile di proporre una visione moderna ed alternativa dell’heavy, strapazzando il genere quasi a sondarne la residua flessibilità e le possibilità di sopravvivenza. C’è dunque un approccio alla musica sempre intelligente e curioso, non privo di un certo ficcante coraggio che invoglia a sostenere questa ricerca anche in occasione di un’eventuale terza uscita: quello che però manca, oppure affiora solo a volatili tratti, è la capacità di affascinare non solo i teorici del metallo ma anche gli amanti di un semplice, per quanto elegante, intrattenimento. Come tesi di laurea “II” avrebbe ottenuto il massimo dei voti, ma come libro da leggere nel tempo libero le sue pagine rischiano di perdersi tra dotte elucubrazioni musicali, teorie non pienamente dimostrate e chorus messi lì che alla fine della lettura ti esaltano, o disturbano, o trasportano troppo poco.

Another book that I almost read
When I flipped to the last page
The hero was dead…
(The Almighty, “Over The Edge”, 1993)

Etichetta: Frontiers Music

Anno: 2023

Tracklist: 01. Wake Of Emptiness 02. Avenging The Dragon 03. Fortress 04. Quicksand 05. Away From The Sun 06. Afterburn 07. I Will Return 08. One Last Reflection 09. Bulletproof 10. Shattered 11. Lake Of Fire
Sito Web: facebook.com/ArchonAngelBand

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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