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Architects + Spiritbox + Loathe: Live report e Foto della data di Milano

Il nuovo anno inizia alla grande fin da subito. Pochi giorni dopo i Suffocation, è il momento per i paladini del metalcore britannico Architects infiammare Milano con un ennesimo sold-out registrato poco dopo l’apertura dei cancelli. Con loro ci saranno i canadesi Spiritbox e i connazionali Loathe ad aprire sul palco A dell’Alcatraz.

LOATHE

Parliamo subito con i Loathe e di come il loro sound, nel corso del tempo, si sia modificato moltissimo toccando tipologie alquanto strane e al limite dell’ambient. Infatti per il sottoscritto non è la prima volta per loro; nel 2017, in compagnia di Aversions Crown e Fit For An Autopsy, avevano fatto un’ottima figura. Purtroppo per questa esibizione non posso dire lo stesso. Da un hardcore-metalcore bello aggressivo del debutto si passa in alcuni momenti a qualcosa di simile ai Colplay. Se poi aggiungiamo un mix davvero orribile tutto spinto sui bassi, il risultato è di noia totale e poco mordente. L’unico momento un attimo più movimentato arriva alla quinta canzone, “Dance On My Skin”, suonata insieme al tecnico della chitarra, unico brano preso dal debut album. 

Per il resto esibizione da sbadigli.

Setlist:

1- Gored
2- New Faces In The Dark
3- Aggressive Evolution
4- Screaming
5- Dance On My Skin
6- Is It Really You?
7- Heavy Is The Head That Falls With The Weight Of A Thousand Thought 

SPIRITBOX

Non c’è due senza tre. Non mi sono mai perso gli Spiritbox nei loro passaggi in Italia, ma ahimè, questa sarà l’esibizione peggiore fatta finora. Le motivazioni sono essenzialmente due. La prima purtroppo non dipende da nessuno se non dal destino. Courtney non è al massimo della voce, come ammesso da lei stessa durante il concerto. Questo comporterà diverse stecche, che perdoniamo per l’energia che comunque ci ha messo sul palco. La seconda motivazione invece è quella più grave: dov’era Sam Carter durante “Yellowjacket”? L’Italia sarà l’unica nazione in cui non è salito sul palco a duettare. Un dispiacere immenso vista la collaborazione su disco e forse una delle rarissime volte in cui si sarebbe potuto sia vederli che ascoltarli insieme come su “Eternal Blue”.
Bene tolti i denti, tolti i dolori. Il resto del gruppo esegue come sempre una performance perfetta, con suoni davvero equilibrati e godibili sempre spinti dal carisma di LaPlante. Partono suonando per intero l’ultimo EP, “The Fear Of Fear”, seguita dal singolo “Rotoscope”. Il set prende in prestito gli schermi più bassi della scenografia degli Architects per regalarci un onesto mix di musica e luci ideale e immergersi al meglio nelle loro atmosfere e nei loro testi.
La seconda parte del set è lasciata al loro disco di debutto, che spinge i presenti in massicci poghi grazie a canzoni come “Hurt You”, la purtroppo zoppa “Yellowjacket” o la conclusiva “Hysteria”.

Nel complesso non posso bocciare l’esibizione, ma l’hype ha creato davvero tantissime aspettative, purtroppo tutte disattese. Peccato, un sei politico solo per essersi impegnati nonostante le condizioni, ma chissà quando ricapiterà di poter vedere queste due band ancora insieme in tour.

Setlist:

01- Cellar Door
02- Jaded
03- Angel Eye
04- The Void
05- Rotoscope
06- Hurt You
07- Yellowjacket
08- Circle With Me
09- Holy Roller
10- Hysteria

ARCHITECTS

Avendoli visti dal vivo in tutte le tipologie di sale possibili, posso affermare che stasera gli Architects hanno eseguito il loro miglior concerto di sempre in Italia. Non tanto perché il palco A dell’Alcatraz è stato attrezzato con un’impalcatura strepitosa su tre file di schermi LED, ma per una gigantesca performance strumentale e vocale che mai mi era capitato di ascoltare da parte loro negli anni scorsi. Questo grazie anche a un ampliamento della formazione ufficiale, non più esclusiva durante i tour, e sicuramente a una certa consapevolezza del ruolo che ricoprono ormai non solo nella musica metal. 

Prima di presentarsi al pubblico viene eseguita in filodiffusione “Don’t Stop Me Now”, così da attenzionare tutti, poi la band parte a mille suonando l’ultimo singolo, “Seeing In Red”. Luci, suoni e set palco sono perfetti, e accompagnano gli Architects non solamente con la musica, ma anche con gli effetti scenografici alle loro spalle davvero ipnotici e ben studiati, che ci introdurranno una dietro l’altra canzoni come “Giving Blood”, “Deep Fake”, “Impermanence” e “Deathwish”. Come ovvio che sia, la scaletta ruoterà attorno agli ultimi dischi, ma non si faranno scappare l’occasione verso fine set di suonare qualche chicca di un passato quasi remoto, ma ancora ben impresso nella mente dei fans della prima ora. Prima di tutto questo, Sam sfoggia a Milano la sua maglietta personalizzata sull’Italia su cui campeggia il numero 7. Un po’ una leccata di culo, ma comunque molto apprezzabile visto che in diverse occasioni il pubblico, tra un brano e l’altro, ha innalzato cori da stadio tanto da commuovere tutta la band.
Gli Architects proseguono inarrestabili tra la gioia dei presenti con “Gravedigger”, seguita immediatamente da “Dead Butterflies”, con richiesta esplicita di innalzare le torce dei telefoni per un effetto più intimo. Sarà infatti al secondo ritornello che verranno sparati coriandoli a forma di farfalla, anche in questo caso una idea semplice ma molto d’impatto. Arriviamo quindi a uno dei momenti più alti della serata con “These Colors Don’t Run”, cantata insieme a Kadeem France dei Loathe, una bella sorpresa ascoltarla dopo così tanti anni. 

Chiudiamo il concerto con due super singoli, “Nihilist” e “Animals”, con la band che si gode una standing ovation assolutamente meritata.

C’è poco da dire, se è vero che da un lato gli Architects hanno copiato un po’ i connazionali Bring Me The Horizon per racimolare qualche ascolto in più, dal vivo sono assolutamente di un altro livello. Se quest’estate ero scettico sul loro stato di forma, oggi mi hanno zittito e ne sono felice. Alla prossima senza dubbio.

Setlist:
01- Seeing Red
02- Giving Blood
03- deep fake
04- Impermanence
05- Deathwish
06- Black Lungs
07- Disclosure Is Dead
08- Hereafter
09- Gravedigger
10- Dead Butterfly
11- Little Wonder
12- Doomsday
13- Royal Beggars
14- These Colors Don’t Run
15- a new moral ground
16- Meteor
17- when we were young
18- Nihilist
19- Animals

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