Archangel – Recensione: Total Dark Sublime

Sangue, sangue dappertutto: se c’è un elemento grafico ricorrente nella presentazione di questa nuova band danese, questo è proprio l’abbondante simil-plasma che ricopre i corpi del terzetto e la copertina del loro primo disco, “Total Dark Sublime”. Fieri della propria dimensione underground – con quarantuno ascoltatori mensili su Spotify concentrati nella città di Copenhagen – gli Archangel presentano la propria narrativa con una metafora piuttosto efficace: la loro proposta è infatti definita come una “cipolla degli incubi” all’interno della quale ogni strato rivela i desideri più reconditi della mente umana (sesso, sangue, violenza)… una visione certamente coerente con la collocazione horror metal, per quanto ovviamente contaminata da altri generi ed elementi, scelta da Søren Crawack (voce e compositore principale), Janus Kragh (chitarra) e Kenneth Frandsen (basso) per questo loro debutto discografico. Prodotto dal cantante e chitarrista Nicklas Sonne (Defecto, Malrun, Evil Masquerade e altri), l’inferno di sangue di “Total Dark Sublime” si apre con la ritmica tutta in battere di “The New God”, brano che bene mischia le sue parti più lente ed easy-listening con l’irruenza – prevedibile, forse fin troppo organizzata in fase di registrazione ma genuinamente energica – del suo ritornello.

I Warrior Soul di Kory Clarke sono una delle prime analogie fuori luogo che mi vengono in mente mentre ascolto questo rock moderno, ma non privo di elementi e riff di derivazione classica (“Take My Soul” nel finale stanca e si stanca) che, al di là delle tematiche trattate, possiede davvero poco di quel carattere horror sul quale il trio si sofferma con insistenza. Il loro è in realtà uno swinging rock alla Billy Idol (“Dance Demon Dance”) fatto esclusivamente per divertire, compito nel quale in alcuni momenti riesce peraltro piuttosto bene per la semplicità delle sue articolazioni ed una presentazione abbastanza ruspante che ben si adatta all’entusiasmo slegato e salino di una formazione al debutto. E come si capisce in una manciata di minuti, con gli Archangel il divertimento sta soprattutto nell’attitudine e nel ritmo (vedi il punk onesto ed insapore di “Blind Dragon”), perché dal punto di vista dell’atmosfera e dell’incanto il disco non offre poi molto: il sangue finto scorre via con una bella doccia calda e ciò che rimane è un album fresco e divertente, perdonabile anche quando dimentica di onorare una buona parte delle sue promesse. Alla faccia degli incubi, dell’Avis e della cipolla, che quasi quasi ci avevo anche creduto.

Per un irriducibile fan di Copenhagen e dei D:A:D quale sono, constatare come questo disco così amabilmente leggerino arrivi proprio dall’adorata Danimarca è una piccola delusione alla quale si potrà rimediare solo con un seguito più personale e coerente. La freschezza stilistica che “Total Dark Sublime” esprime in diverse occasioni (“Vidine”) si pone in aperto contrasto con la sua narrazione e la sua immagine, creando un effetto che purtroppo non presenta caratteristiche positive, né conseguenze favorevoli per le quali valga la pena correre il rischio di compiere un atto di fede. La sua natura ambigua lo rende in un certo senso alla moda, certo, ma una moda qui rincorsa con personalità timida e qualche affanno, al punto da affidare il ruolo della title-track ad una delle tracce più generiche, superficiali e dimenticabili dell’intero album.

Leggendo degli Archangel, tutto mi sarei aspettato tranne che di trovarmi al cospetto di una boy band autrice di un rispettabile rockettino più a suo agio tra le onde corte della radio (“Apollyon Vistas”) o un qualsiasi Tony Hawk per Playstation che tra le fiamme di un nevoso inferno in salsa danese. Nonostante un evidente disallineamento tra l’iconografia scelta da questa nuova formazione e l’effettivo contenuto del materiale musicale proposto, “Total Dark Sublimeè chic e non impegna, come diceva il vecchio slogan di Radio Monte Carlo. I suoi ritornelli facili facili, le sue tracce sempre su di giri (“Cast Down”) e la sua attitudine entusiasta e sbarazzina ne fanno un prodotto diretto ad un consumo altrettanto facile e libero da pensieri, come testimonia una ballad (“Catatonic Children”) abbastanza meccanica, procedurale e poco avvezza all’atmosfera. Al loro debutto, gli Archangel scelgono di occupare questa nicchia pop-punk all’insegna della leggerezza, e lo fanno anche con una serie di brani che, in sede live, potranno essere facilmente irrobustiti con suoni più pesanti ed una performance energica in grado di elevare la densità ed il carattere dell’offerta. Il loro primo disco è un assaggio che prelude a molte cose, il problema è che – più o meno intenzionalmente – non sembra in grado di esprimere compiutamente nessuna di esse.

Etichetta: Scarlet Records

Anno: 2023

Tracklist: 01. The New God 02. Take My Soul 03. Dance Demon Dance 04. Blind Dragon 05. Sunslayer 06. Vidine 07. Apollyon Vistas 08. Cast Down 09. Catatonic Children 10. Total Dark Sublime
Sito Web: facebook.com/archangelrock

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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