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Arcana 13 – Recensione: Danza Macabra

Aural Music licenzia “Danza Macabra”, opera prima degli Arcana 13, una nuova realtà tricolore che comprende alcuni noti musicisti della scena rock e metal dell’Emilia Romagna. Di certo non abbiamo a che fare con degli esordienti, poiché sono della partita il chitarrista e vocalist Simone Bertozzi (The Modern Age Of Slavery), Andrea Burdisso degli ottimi Void Of Sleep, il bassista Filippo Petrini (Stoned Machine) e il batterista Luigi Taroni.

Gli Arcana 13 nascono con l’intento di tributare quell’occult rock d’antan che affonda le sue radici in parte nella scena dark progressive italiana e in parte nel proto doom di Black Sabbath, Saint Vitus e Pentagram. “Danza Macabra” possiede una linea concettuale che esplora l’immaginario horror legato alle pellicole italiane degli anni’60 e ’70, film per intenditori diretti da maestri come Dario Argento, Lucio Fulci, Pupi Avati e Mario Bava, rivalutati negli anni e diventati un oggetto di culto per una nicchia di pubblico fedele e appassionata.

La magnifica copertina disegnata dall’illustratore Enzo Sciotti (noto per essere l’autore di numerose locandine di film commerciali e di cult movies, ricordiamo “007 – Licenza di Uccidere”, “Antropophagus”, “Highlander”) ci introduce in un inquietante susseguirsi di cinematografia d’epoca accompagnato dalla band. Ogni brano cita infatti un film horror e ne dipinge (rigorosamente di nero!) le sequenze principali con l’ausilio di alcuni dialoghi estratti dalle pellicole originali.

“Dread Ritual”, che cita “La Maschera Del Demonio”, film del 1960 diretto da Mario Bava, mostra subito l’approccio analogico e vintage di una band innamorata degli anni’70, tra robusti riff sabbathiani, parti bluesy decisamente più ariose e alcuni acidi loop che danno un tocco psichedelico perfetto compagno delle atmosfere create. “Arcane XIII”, dall’incipit di chitarra quasi maideniano, evolve in un nuovo brano di doom d’antan, mentre la successiva “Land Of Revenge”, guidata da una sezione ritmica pulsante, possiede un refrain teatrale e di forte presa.

“Danza Macabra” non presenta cedimenti e pur riciclando uno stile ed atmosfere già note, mette in luce le idee e l’estro di una band che non sembra affatto essere nata come diversivo. Citiamo ancora la cover metallica di “Suspiria” dei Goblin, davvero ben riuscita e “The Holy Cult Of Suicide”, dotata di un refrain arioso e di una melodia portante sorniona ma che non lesina parecchi indurimenti, dove emerge una vena quasi sludge.

Bravi davvero gli Arcana 13, autori di un platter che certo incontrerà i favori di chi apprezza questa rilettura del sound degli anni’70, che la band esplora nei suoi anfratti più misteriosi. Ora non ci resta che aspettare l’occasione di vedere il gruppo dal vivo che, a quanto pare, allestirà uno spettacolo dove si incontreranno musica e arti visive.

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