Anti-Flag: Live Report della data di Roma

Mercoledi sera all’insegna del punk e dell’hardcore nella Capitale, che ospita al Circolo Degli Artisti tre formazioni americane, Pipedown, Darkest Hour e Anti-Flag, supportate da due band nostrane: l’iniziale affluenza di pubblico non faceva ben presagire per la serata, anche data l’infrasettimanalità del concerto, ma nel giro di un’oretta le previsioni sono state fortunatamente smentite.

Si comincia prestissimo(siamo intorno alle nove e e un quarto) con i Testext, che presentano nel breve tempo a loro disposizione una manciata di brani: la prestazione è purtroppo penalizzata da suoni non all’altezza, che non permettono al punk/hardcore con un forte senso della melodia del gruppo di esprimersi al meglio, interessante comunque il lavoro sulle voci e sui cori.

Confermano l’ottima impressione fatta di supporto ai Give Up The Ghost gli Strength Approach: anche qui uno spazio risicato per suonare, che la band ha sfruttato per presentare prevalentemente i brani tratti dall’ultimo mini-cd, un hardcore diretto ma aperto a tratti ad aperture melodiche con una prestazione come sempre fisica e compatta che coinvolge i presenti: promossi su tutta la linea.

Salgono sul palco i Pipedown, che propongono un hardcore melodico che si divide tra parti urlate e ritornelli in pulito: purtroppo le condizioni fisiche non ottimali del cantante, che si scusa personalmente con il pubblico, costringono la band ad accorciare la scaletta, che andrà a comporsi di soli sei pezzi, e non consente di dare una seria valutazione, anche se dopo un leggero impaccio iniziale le cose sembravano essere migliorate: da rivedere.

Di tutt’altra caratura la prestazione dei Darkest Hour: il quintetto di Washington D.C. si rivela sul palco una macchina spietata, con il suo ibrido di death svedese (coordinate At The Gates, per intenderci) e hardcore, che viene trascinata dalle ottime prestazione del frontman e del batterista, quest’ultimo davvero impressionante.

Si comincia con ‘Sadist Nation’, tratta dalla loro ultima fatica ‘Hidden Hands Of A Sadist Nation’, e saranno prevalentemente i brani di questo album ad essere suonati, con sporadici ripescaggi dalle precedenti fatiche: purtroppo ancora una volta problemi tecnici rovinano il tutto, in particolar modo per quanto riguarda le chitarre, che passano dall’essere quasi inudibili per poi ritrovarsi quasi a sovrastare il tutto. Al di là di questi incovenienti comunque un ottimo concerto, che si conclude con la distruzione della batteria da parte dell’invasato cantante.

Giunge infine il turno degli headliner della serata, gli Anti-Flag, che scatenano l’oramai ben cospicuo pubblico con il loro punk-rock fortemente politicizzato( e d’altronde lo striscione appeso alle loro spalle, ‘The Blood Of Militarism Is The Death Of A Nation’, parla chiaro).

“Three simple words Roma: Fuck Police Brutality!”: con questa frase, che dà il titolo all’omonimo brano presente su ‘Die For The Government’, si apre il concerto della band, che promuove l’ultimo ‘The Terror State’, che il pubblico dimostra di apprezzare e conoscere bene. In un contesto di suoni finalmente all’altezza vengono suonati prevalentmente brani tratti proprio da quest’album, che scatenano un violento pogo all’interno del locale ed è da sottolineare l’ “invasione di campo” subita dal gruppo da parte di un non meglio precisato soggetto, che fa fermare la prestazione della band per qualche minuto prima di essere definitivamente riportato tra il pubblico.

Dopo una quarantina di minuti la band abbandona il palco, per poi tornare sul palco per un veloce bis, che include anche ‘Turncoat’, canzone dedicata al loro Presidente e corredata da eloquente striscione, cambiato per l’occasione, alle loro spalle,: in conclusione un’ottima serata, che ha saputo accontentare diverse fasce di pubblico e che merita di essere ripetuta al più presto.

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