Arch Enemy – Recensione: Anthems Of Rebellion

Che il precedente ‘Wages Of Sin‘ abbia ‘bucato’ definitivamente è un dato di fatto. Lo è altrettanto che il ruolo avuto della affascinante e brava Angela in questo salto di popolarità sia stato fondamentale. Proprio da lei comincia immancabilmente il viaggio attraverso questo nuovo significativo lavoro, sono infatti le vocals la novità maggiormente rilevante in un album prevedibilmente in linea con il suo predecessore. La Gossow ha cercato in ogni modo di restare comprensibile anche nelle parti più aggressive ed il risultato è davvero strabiliante, sia per la non poche similitudini con il ghigno strozzato di Jeff Walker (Carcass docet), sia per le non comuni doti interpretative messe in mostra. Logica conseguenza di ciò è un ulteriore guadagno in immediatezza da parte delle composizioni, ricche infatti di ritornelli accattivanti e di variazioni mai spigolose. Con questo non vogliamo certo intendere di trovarci di fronte a brani dalla struttura semplificata all’eccesso, ed anzi, come da copione, non mancano le contorsioni chitarristiche ad opera dei due fratelli Amott (assolutamente sopra le righe e tra i pochi guitar hero estremi in possesso di un gusto melodico superiore), ma l’impatto accattivante di ‘Dead Eyes See No Future‘ e ‘Istinct‘ si stamperà indelebilmente nel vostro cervello. Alcuni passaggi di voce pulita ad opera di Criss, ad esempio ‘in ‘End Of The Line‘, portano naturalmente verso arrangiamenti più pacati che bilanciano un’aggressività generale accentuata da una produzione affilata e scoppiettante assolutamente perfetta per far rendere al meglio la dinamica delle composizioni. Bando alle ciance, gli Arch Enemy sono una di quelle (poche?) band rimaste per cui le parole heavy metal non sembrano sprecate e ‘Anthems Of Rebellion‘ è un album splendido, assolutamente irrinunciabile per tutti.

Voto recensore
8
Etichetta: Century Media / Self

Anno: 2003

Tracklist:

01. Tear Down The Walls

02. Silent Wars

03. We Will Rise

04. Dead Eyes See No Future

05. Instinct

06. Leader Of The Rats

07. Exist To Exit

08. Marching On A Dead End Road

09. Despicable Heroes

10. End Of The Line

11. Dehumanization

12. Anthem

13. Saints And Sinners


riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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