Soul Takers: Anima Oscura Ma Non Troppo – Intervista

Francesca… ‘Tides’ è il vostro primo album che arriva dopo anni di intensa attività live ed underground. Puoi raccontarci di quanto sia stato sofferto questo risultato? Quali sono state le tappe fondamentali della vostra carriera appena iniziata?

“Spesso, ripensandoci, la storia di questo gruppo mi appare come una sorta di telenovela!! Abbiamo subito parecchi cambi di formazione nei primi anni, ma non solo! Non è stato molto tempo fa che una crisi interna al gruppo ed il contemporaneo ritorno dal passato del nostro cantante “storico” hanno scardinato quella che poteva sembrare una situazione orami stabile.

Siamo così tornati a respirare l’entusiasmo iniziale. Insieme a Dino infatti avevamo dato vita a questo progetto, avevamo scritto alcune canzoni che senti sul CD ancor prima che lui dovesse abbandonare: tornare a suonare insieme è stato davvero bello. Poco prima di ciò c’era stato un altro avvenimento molto importante per il nostro sound: l’entrata di Jari (violino) nel gruppo. Avere un violinista fisso era un sogno che coltivavamo da tempo, perché, rispetto a servirsi di un session per registrazioni e concerti, questo permette di lavorare in maniera più continuativa, fondendo al meglio le parti di archi con il resto.”

La prima curiosità che risulta all’ascolto di ‘Tides’ è senz’altro legata allo stile presentato. In un primo momento si può ritenere di aver di fronte un album di gothic ma in realtà nelle “pieghe” delle song emergono evidenti riferimenti al prog ed anche al power speed metal. Come avete creato questo stile decisamente personale?

“In realtà non abbiamo cercato di creare un determinato stile, semplicemente amavamo l’idea di trasmettere qualcosa con la nostra musica, così a poco a poco, componendo, si è precisata in noi un’idea su come essa dovesse essere.”

Siete soddisfatti della produzione o pensi che avreste potuto ottenere di più?

“Siamo soddisfatti, ma crediamo di avere ampi margini di miglioramento: questa era la nostra prima esperienza in studio, se si esclude il promo, e quindi è naturale che, risentendo “Tides” adesso, ci rendiamo conto di alcuni difetti, da cui speriamo di trarre insegnamento per il prossimo album.”

Puoi spiegarci bene qual è stato l?iter per la creazione dell’artwork?

Chi è l’ideatore? Cosa rappresenta? Se non erro per giungere alla romantica finestra pregna di simboli gotici ci sono stati alcuni capovolgimenti di fronte?

“La copertina (come del resto tutto il booklet) è opera di Jarno Lahti, un artista finlandese. Quando siamo venuti a conoscenza dei suoi lavori abbiamo pensato subito di rivolgerci a lui, ma contemporaneamente abbiamo vagliato anche altre proposte che però ci hanno convinto meno. Jarno, dopo un primo disegno da noi scartato, non perché non fosse bello, ma perché non lo sentivamo affine al cento per cento, ci ha presentato questo lavoro che ci ha affascinato. La cosa strana è che un’immagine del genere era l’ultima cosa che ci aspettavamo, ma forse anche per questo ci ha subito colpito. La sua essenzialità però ci spaventava, così abbiamo cominciato a far riempire a Jarhno il disegno di particolari, ma dopo un po’ di tempo abbiamo guardato i risultati ed abbiamo deciso di tornare alla purezza dell’originale: confrontandolo con i successivi tentativi ci è sembrata un’immagine molto più forte e poetica proprio per la sua essenzialità.”

Cosa volete trasmettere ai vostri ascoltatori dal punto di vista emozionale?

“Varie emozioni. Tra tutte, credo, soprattutto quel senso di malinconia che a volte ti prende senza un apparente motivo, anche nei momenti più impensati e che fa parte del sentire della nostra anima, ma allo stesso tempo quella sensazione di vitalità che fa si che ogni volta questi momenti si superino.”

Se non erro, leggendo la vostra bio, si evince che sia tu che tua sorella Federica avete un background classico. Puoi parlarci del percorso che vi ha portato al metal e se ritenete che vi siano dei punti di contatto fra i due generi apparentemente così distanti?

“Io e mia sorella , dopo un’infanzia ed un’adolescenza interamente occupate dagli studi di musica classica, abbiamo scoperto il metal per caso, grazie ad una nostra amica che, volendo traumatizzarci, per scherzo ci ha fatto sentire ‘Walls Of Jericho’ degli Helloween. Da lì è nata una vera e propria adorazione per quell’album e per quella musica che abbiamo sentito immediatamente come nostra.

Pian piano, abbiamo scoperto un mondo che non conoscevamo: la musica metal in tutte le sue sfaccettature. In quel periodo è nato anche il mio amore per la chitarra (prima suonavo solo il pianoforte), lo strumento che più mi colpiva all’interno di quella musica.

Riguardo ai punti di contatto tra metal e classica, credo che essi siano innegabili, almeno per alcuni tipi di metal.”

Anche i testi dell’album sembrano decisamente profondi quasi quanto la musica. Puoi descriverci quali siano gli argomenti più significativi e quali le fonti di ispirazione?

“Gli argomenti sono molteplici. Si passa da testi in cui sono espresse semplicemente sensazioni ad altri che hanno precise fonti di ispirazione letterarie, come ‘1936’ (tratto da un racconto di Musil, che parla della distanza che spesso passa tra persone apparentemente vicine, anche nei momenti più intimi) e ‘Blind Dreamers’ che riprende il monologo di Macbeth.”

Cosa speri di ottenere con il lavoro dei Soul Takers? Sogni nel cassetto?

“Speriamo di portarci via più anime possibili ….insomma che più gente possibile senta qualcosa nella nostra musica. A livello concreto nessun sogno nel cassetto in particolare se non che questo CD vada al meglio e che ci sia la possibilità di suonare anche al di fuori dell’Italia, soprattutto in qualche grande festival estivo… e magari, chissà, di trovarci a suonare con qualche gruppo che da sempre stimiamo.”

Dal punto di vista live avete disseminato questi ultimi anni di una serie impressionante di concerti in tutti i locali possibili. Quanto vi ha arricchito questo approccio “attivo” alla musica? Intendete proseguire su questa strada?

“Ci ha arricchito molto, anche se le frustrazioni, quando si suona live così spesso ed anche nei locali più piccoli, sono in agguato: capita di suonare davanti ad un pubblico scarso o distratto, di avere a che fare con organizzatori o gestori disonesti o inaffidabili, di suonare in condizioni acustiche disperate! Ma capita anche che, magari nel posto più improbabile, si possano vivere emozioni intense e sentire davvero la partecipazione della gente.

Comunque suonare dal vivo è certamente un mezzo per farsi conoscere ed anche per capire quando c’è qualcosa che non va.

Non so se continueremo su questa strada; credo che dovremmo darci una regolata e selezionare un po’ i nostri impegni live, anche perché suonare dal vivo ruba molto tempo e concentrazione alla preparazione dei nuovi brani. E, tra circa un anno, Stefanini ci attende ancora nel suo studio…”

Ok, chiudiamo con i tuoi saluti ai lettori di Metallus e tre motivi per i quali ‘Tides’ non deve sfuggire…

“Questa è difficile…

1) potrebbe essere un modo per ascoltare qualcosa con un suo feeling particolare che forse potrebbe piacervi…

2) decisamente andremmo in depressione se nessuno ci ascoltasse…aiutateci!

3) quando diventeremo famosi, le vecchie copie andranno a ruba: impossessatevene ora!!!

Ciao a tutti ed un grazie particolare a Leonardo per averci concesso questo spazio! Veniteci a trovare sul nostro sito http://www.soultakers.net

leonardo.cammi

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Bibliotecario appassionato a tutto il metal (e molto altro) con particolare attenzione per l’epic, il classic, il power, il folk, l’hard rock, l’AOR il black sinfonico e tutto il christian metal. Formato come storico medievalista adora la saggistica storica, i classici e la letteratura fantasy. In Metallus dal 2001.

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