Angus McSix – Recensione: Angus McSix And The Sword Of Power

Eccomi qui a parlare di una delle uscite del 2023 che più attendevo: “Angus McSix And The Sword Of Power”. Ho apprezzato tantissimo il lavoro fin qui fatto da Angus nei Gloryhammer, ed è innegabile che con la sua uscita, la band abbia inevitabilmente perso il suo punto di riferimento, anche se l’ultimo album non sembra averne risentito eccessivamente. Ma non siamo qui per palare dei Gloryhammer, quindi mettiamoci comodi, perché nella saga di “Angus McSix And The Sword Of Power” c’è tanto di cui parlare!

Chiariamo  subito che si tratta di un album in cui il divertimento resta il fulcro di tutto il lavoro, caratteristica evidente fin dalle prime canzoni, ma che, proseguendo con l’ascolto, ritroveremo questo spirito scanzonato in ogni episodio! Diciamolo sinceramente, qui l’ascoltatore sa esattamente cosa aspettarsi, sa che tipo di musica propone Thomas Winkler; parliamo di racconti epici, fantasy a tratti eroici, come eroica è la saga del principe Angus e delle sue battaglie, tornato dal regno dei morti per difendere la sua terra utilizzando la Spada del Potere “Sixcalibur”, grazie alla quale Angus si trasformerà in Angus McSix. Per sconfiggere il male, il guerriero Angus McSix ha formato nuove alleanze con Buff Berserker Skaw! dal Nord (Manu Lotter, ex-Rhapsody of Fire) e la bella regina delle Lazer-Amazzoni Thalestris (Thalia Bellazecca, ex-Frozen Crown), con cui unisce le forze per combattere la più epica battaglia nella storia della Scozia, per impedire che l’intero universo cada sotto il dominio diabolico di Seebulon. 

“Master of the Universe” e la successiva “Sixcalibur” sono probabilmente le due tracce che meglio rappresentano “Angus McSix And The Sword Of Power”; non a caso sono stati anche i primi due singoli pubblicati per la promozione dell’album.

Il racconto eroico prosegue con “Laser-Shooting Dinosaur”, che ricorda tanto i bei vecchi videogiochi a 8 bit, o sarebbe meglio dire una ben riuscita heavy-Dance Metal song in perfetto stile Beast In Black, elemento che ritroviamo anche in “Ride to Hell”. Anche se  entrambe le canzoni hanno mantenuto una chiave accattivante, personalmente credo che troppe contaminazioni “disco” possano risultare eccessive.  Fortunatamente con “Amazons Of Caledonia” viene ristabilito l’ordine del più classico Power Metal. 

Il graduale aumento di passo è più evidente in “Starlord Of The Sixtus Stellar System”, ma la consacrazione definitiva spetta a “Eternal Warrior”, brano che contribuisce al senso di grandezza dell’intero album. Thomas Winkler è spesso supportato da voci corali e da narrazioni occasionali del chitarrista/bassista Sebastian Seeb’ Levermann (Demon Seebulon, The Origin of all Evil).
Levermann, insieme a Talia Bellazecca (Thalestris, regina delle Lazer-Amazons della Caledonia), duetta in maniera eccezionale con le chitarre, contrastando la voce di Winkler, e la tastiera a volte eccessivamente invasiva,  suonando riff pesanti e accattivanti. Il batterista Manuel Lotter (Skaw! Buff Berserker from the North) ha il compito di mantenere sempre l’energia dell’album al massimo livello possibile.

La durata complessiva dell’album è poco più di 40 minuti, le canzoni sono brevi e immediate, e tutto sommato questa scelta sembra funzionare bene, come nelle già citate “Ride To Hell” o “Eternal Warrior”, o “In A Past Reality” in cui l’Heavy Metal più tradizionale si fonde perfettamente con il carisma di Angus McSix. D’altra parte, pezzi come “The Key To Eternity” e “Fireflies Of Doom” suonano forse troppo “moderni”, a causa di un uso pesante della tastiera che fa sembrare le canzoni una sorta di collaborazione tra Kamelot e Amaranthe.

Il senso di divertimento, gioia ed energia che si respira ad ogni secondo della di saga epica di “Angus McSix And The Sword Of Power” è davvero coinvolgente, Angus McSix è incredibilmente carismatico, ma questo già lo sapevamo; forse aveva proprio bisogno di un progetto tutto suo. 

Fabio De Carlo

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Nato qualche anno fa, in pieno autunno, si avvicina al Rock dall’infanzia, quando tra le mani e le orecchie le capitano Europe e Bon Jovi, ma è con gli Iron Maiden prima e Helloween poi, che arriva la svolta al Metal. 
La musica ha sempre messo le cose un po’ più in ordine, il mio sogno era stare sopra un palco, non ci sono mai salito, ma ho iniziato presto coi concerti, Monsters of Rock 88. 
La passione per la fotografia arriva più tardi, nei primi anni 2000. "...no more wasted years, no more wasted tears life’s too short to cry, long enough to try." [Kai Hansen - Helloween]

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