Angra: Live Report della data di Milano

Matos, Mariutti e Confessori, questi sconosciuti. A giudicare dall’ apprezzamento dimostrato il 10 marzo dal pubblico milanese nella cripta più famosa della Lombardia – Il Transilvania Live – sembra questo il responso circa la prima calata nella “terra d’ò sole”, dei cinque rinnovati cariocas. Andiamo per ordine. Tutte le volte che mi capita di incontrare gli Angra, non sembra nemmeno di avere a che fare con delle rockstars , ma con l’allegra famiglia Cupiello: famigliari della band che giocano spensierati con i bambini, i quali si divertono sfrecciando su carrelli a mò di trenini…

un clima rilassato tipico di una scampagnata (funerea verrebbe da dire, visto la location odierna..), che fa capire agli increduli giornalisti ed addetti ai lavori, quanto siano importanti certi valori per i brazileiros in questione. D’uopo il soundcheck, le foto session di rito, una cena frugale ed alle 19 spaccate, vengono aperte le porte del settimo cerchio Transilvania ad un nutrito gruppo di fans, destinato a crescere esponenzialmente in seguito. L’occasione per gli eventuali detrattori è di quelle ghiotte: per intenderci, di quelle in cui speri che le novelle reclute di un gruppo – rodato da anni di vita on the road – facciano la cappellata classica della loro condizione, solo per partire con uova ed ortaggi, degni del miglior Ferrara. E’ inutile che lo si neghi, visto che in molti erano presenti per fare la festa a Falaschi, Priester e Andreoli non appena avessero toppato nell’ esecuzione di brani storici: attendete qualche riga ancora e saprete come è andata!

Alle 19.30 partono alla carica i Silent Force di Beyrodt e Cooper, e fa specie il rispetto che l’ibrido gruppo tedesco-americano gode dalle nostre parti. L’audience dimostra di conoscere a menadito entrambi gli album urlando “Oblivion”, opener d’eccezione della serata o l’enfatica “Empire” tratta dal primo CD; degna di nota la conclusiva e priestiana “All Guns Blazing”, soverchiata dai cori dell’ audience meneghina. Sgomberato l’ingombrante drum kit dei Silent e ripulito il palco, nell’aria è palpabile il sentore di esame di stato che fa domandare “cosa ci si può aspettare dai fautori di un album eccellente come ‘Rebirth’, ma che NESSUNO hai mai sentito suonare dal vivo?”.

L’intro “In Excelsis” parte onirica per lasciare spazio immediatamente dopo a “Nova Era”… e le foschie , finora dense ed impenetrabili lasciano spazio al coinvolgimento globale, per una festa che avrà termine solo alle 22.30. Gli Angra sono qui per restare, sembra dirci un carismatico Edu Falaschi, forte della sua voce che sembra reggere alla grande il confronto col suo illustre predecessore. Bissando lo ” scherzo” giocato dai Grave Digger una settimana fa, la compagnia di Loureiro mi piazza tra capo e collo un’atomica “Acid Rain”, che pregiudica la professionalità del sottoscritto, facendolo sbandare e facendogli cantare ogni nota della suddetta canzonissima. Oramai il danno è fatto, ed è un tuffo ad angelo nel primo, incontrastato, prodotto del combo brasiliano a darmi il colpo di grazia: “Angel’s Cr y” per l’appunto.

Le doti di Kiko e Rafael sono accertate da anni di shows eseguiti a suon di applausi e riconoscimenti in ambito internazionale, ma l’esibizione che si sta vivendo dà conferma che le scelte dei due , circa i loro nuovi comprimari non poteva essere più azzeccata, data la precisione e la potenza con cui anche il più minuto riff , viene macinato. Snocciolando via molti degli ultimi hits (sui quali verte molto dello show) come ” Heroes Of Sand”, “Metal Icarus” e l’imponente ” Millennium Sun” si apprezzano le doti dei nuovi arrivati, in particolare quelle di quel mostro schiacciasassi di Aquiles che – mio modo di vedere – non fa per nulla rimpiangere Ricardo Confessori, quanto a potenza e meticolosità tecnica.

Il tempo che il gruppo concluda l’indimenticata “Make Believe”, ed è proprio il drummer citato a dar conferma di quanto detto con un solo da cardiopalma, entro i limiti consentiti dal resto dello spettacolo, ma pur sempre d’impatto. Congas e percussioni in un turbinio carioca, traghettano verso la coinvolgente minisuite “Unholy Wars” e verso l’happy end dello spettacolo all’ombra della madunina, con la title track della “rinascita” , l’ holylander “Time” e “;Running Alone”. Triplo bis da bomba all’idrogeno in arrivo! ” Nothing To Say”: memore della spaventosa esibizione al primo Gods Of Metal (’97) non poso fare a meno di fiondarmi sotto il palco cantandola come solo un invasato saprebbe fare, mai però come quando tutto il locale reclama la finora ineseguita “Carry On”, in cui le note incastonate nelle più alte ottave attendono al varco Edu, il quale però se la cava egregiamente, donando agli accorsi un palpabile motivo per tornare ad omaggiare i rinati Angra lungo un prossimo tour. E come diceva il compianto Corrado Mantoni: “Ma non finisce mica qui!”, visto che non paghi dell’ottimo spettacolo offerto, i nostri si congedano con una pesissima cover di “The Number Of The Beast” tra gli allibiti sguardi di un A.J. ed un Pasco “a caso”. Ciò che mi rimane, è un felicissimo ritorno a casa, per addizionati motivi personali: ma questa è; un’altra storia…

Le foto sono di Corrado Breno

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