Angra: Live Report e foto della data di Mantova

A dispetto degli anni che passano e delle formazioni in mutamento, gli Angra hanno sempre goduto di un seguito importante dalle nostre parti. Lo testimonia anche questa manciata di concerti, organizzati in location dove o si registra il sold out o poco ci manca. E’ il caso della seconda data italiana, che si svolge all’Arci Tom di Mantova, davanti al quale i primi fan stazionano con largo anticipo prima all’apertura delle porte, intrattenendo discussioni dotte che spaziano dai prossimi concerti da vedere alle ultime stagioni di Masterchef.

BLACK MOTEL SIX

Prima degli headliner, però, sono in programma tre band di casa nostra. I primi a esibirsi sono i Black Motel Six, che propongono un thrash mescolato con il groove metal e risultano per forza di cose un po’ staccati, per quanto riguarda il genere proposto, dalle band che si esibiranno più tardi. Questa differenza non crea comunque problemi di sorta, perché la formazione padroneggia alla grande il genere e non ha il minimo problema nell’interessare i primi arrivati, già ancorati saldamente alle transenne a ridosso del palco e pronti a rispondere con slancio ai primi brani proposti.

GREAT MASTER

I veneti Great Master sono quasi di casa all’Arci Tom (basti pensare alla loro esibizione in apertura agli Haggard a fine 2022), o forse sono di casa su un palco qualsiasi, vista la grande disinvoltura con cui la formazione affronta la serata. Forti di un lavoro come “Montecristo” che, anche a diversi mesi dalla sua pubblicazione, continua a ottenere riscontri positivi, i Great Master hanno acceso gli animi in modo evidente, senza risparmiarsi e conducendo i presenti lungo un viaggio entusiasmante e avventuroso. La loro musica riesce infatti a evocare scenari infiammati da sentimenti universali e a coinvolgere anche chi ha a che fare con loro per la prima volta. Si sente dire a volte che il power metal è un genere che ormai non ha più molto da dire, ma ascoltando i Great Master, e poi i DragonhammeR che verranno subito dopo, questa affermazione si può smentire senza problemi.

Setlist:

  • Le Pharaon
  • Black Home
  • The Left Hand Joke
  • War
  • Montecristo
  • Your Fall Will Come
  • Traveller Of Time
  • Man From The East
  • Another Story

DRAGONHAMMER

Per i DragonhammeR il discorso è molto simile a quanto detto prima parlando dei Great Master. Le due band sono infatti accomunate, oltre che dal genere suonato, da un livello ottimo per quanto riguarda la composizione e l’esecuzione dei brani, e da una grande capacità di interagire con il pubblico, che riduce sempre di più la distanza, già minima, con il palco basso dell’Arci Tom. La band esegue un set completo, che spazia fra estratti dall’ultimo “Second Life“, ma riprende anche tracce che appartengono alla storia della band romana. Una prova ottima per un gruppo che, forte di una storia ormai ragguardevole alle spalle, riesce a far sentire la propria voce senza compromessi.

Setlist:

  • Intro
  • Kingdom Of The Ghosts
  • Sickness Divine
  • Legend
  • Blood In The Sky
  • The End Of The World
  • Children Of The Sun
  • Silver Feathers
  • DragonhammeR

ANGRA

La parte dell’Arci Tom dedicata ai concerti è ormai piena quando si iniziano a diffondere le note eteree di “Crossing“, che fanno da preludio all’ingresso sul palco degli Angra al completo, che senza altri preamboli iniziano con una “Nothing To Say” e scatenano un’ovazione generale. Le distanze fra palco e pubblico sono praticamente ridotte al nulla, le prime file sono pronte ad accogliere Fabio Lione al suo apparire sul palco e a scandire ogni singola sillaba del brano tratto da quell'”Holy Land” che, ormai a metà anni novanta, proiettò la band brasiliana nell’empireo del metal internazionale. Questo sarà l’unico brano tratto da “Holy Land” nel corso del live, ma tutto il concerto sarà incentrato su un’alternanza fra repertorio storico e tracce tratte dal recente “Cycles Of Pain“. Anzi, si torna anche più indietro nella storia degli Angra, andando a riprendere “Angels Cry“, il cui ritornello viene urlato all’unisono da tutti. Questa alternanza riesce a dimostrare come i brani nuovi abbiano un ruolo importante nella discografia della band e che reggano il confronto inevitabile con il passato senza risentirne, per cui certo, il pubblico affezionato al passato conosce meglio il repertorio storico, ma mostra di apprezzare anche la storia recente della band. Fabio Lione si accosta al passato degli Angra con cura e rispetto, che si accentua in modo particolare nel momento della presentazione di “Lisbon“, un momento anche per ricordare Andre Matos, a cui viene tributato un applauso sentito. Rafael Bittencourt, unico membro rimasto della formazione storica, nonostante abbia il ruolo di memoria storica della band, ha un atteggiamento cordiale e amichevole, cerca di continuo il contatto visivo con il pubblico e serpeggia per il palco con una tranquilla disinvoltura che ispira serenità. Gli Angra sono sempre ineccepibili dal punto di vista esecutivo, grazie anche alla precisione di Marcelo Barbosa alla chitarra solista e a una sezione ritmica chirurgica. Il timbro vocale di Lione gli consente di affrontare senza problemi anche il repertorio dell’epoca Falaschi, come dimostra la presenza in scaletta di “Rebirth“, della delicata “Bleeding Heart” e dell’ottima “Waiting Silence“. Lo spazio dedicato ai discorsi è poco, ma Lione trova comunque il tempo per scherzare sul fatto di non sapere più quale lingua parlare, dato che siamo sì in Italia, ma il resto del gruppo è brasiliano, il tour manager è spagnolo, per cui in testa ha una gran confusione su quale lingua parlare. Fra i brani nuovi, probabilmente è “Vida Seca” a riscuotere il successo maggiore, forse proprio per l’alternanza fra portoghese e inglese nel cantato. Il finale viene affidato a un piccolo medley che comprende la parte iniziale di “Carry On” (escludendo l’ultimo ritornello con alzata di tono) e la seconda parte di “Nova Era”; una scelta vincente, che soddisfa in pieno i presenti e ci fa vedere una band calata alla perfezione nell’epoca attuale, che ha saputo resistere ai tanti sconvolgimenti di formazione nel corso della sua storia e ha saputo comunque mantenere la propria coerenza.

Setlist:

  • Crossing
  • Nothing To Say
  • Angels Cry
  • Tide Of Changes
  • Lisbon
  • Vida Seca
  • Dead Man On Display
  • Rebirth
  • Morning Star
  • Ride Into The Storm
  • Cycles Of Pain
  • Bleeding Heart
  • Waiting Silence
  • Carry On/Nova Era

anna.minguzzi

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E' mancina e proviene da una famiglia a maggioranza di mancini. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi mai smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va al cinema, canta, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Adora i Dream Theater, anche se a volte ne parla male.

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